Rassegna stampa di notizie più o meno interessanti (per me) dalla rete

Maschi più reattivi al pericolo

In Rassegna Stampa on November 30, 2009 at 10:12 pm

Gli uomini reagiscono in modo più automatico. Ma al pianto di un neonato sono molto meno «pronti»

MILANO - Donne e uomini reagiscono diversamente di fronte a situazioni di pericolo. Il motivo è «scritto» nel loro cervello. A spiegarlo è uno studio condotto che ha valutato l’attività cerebrale di una quarantina di volontari utilizzando la risonanza magnetica funzionale. In particolare, di fronte a situazioni di pericolo, gli uomini presterebbero più attenzione agli aspetti sensoriali e tenderebbero a elaborarli sotto forma di azione conseguente; mentre le donne si concentrerebbero di più sulle sensazioni suscitate.

DIVERSE AREE DEL CERVELLO - La ricerca è stata condotta da Andrzej Urbanik, dell’università di Cracovia, presentata alla Società Radiologica del Nord America e ripresa da BBC. I volontari reclutati per lo studio (21 uomini e 19 donne) sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale – una tecnica di imaging biomedico che permette di vedere quali aree cerebrali si attivano eseguendo una determinata attività – mentre venivano loro mostrate immagini negative. Le donne mostravano una più intensa attività nel talamo sinistro, un’area che trasmette le informazioni sensoriali ai centri di piacere e di dolore del cervello. D’altro canto, gli uomini avevano un’attività più intensa nell’area della corteccia detta insula sinistra, che gioca un ruolo chiave nel controllo delle funzioni involontarie, come la respirazione e la digestione. Ciò significa, in estrema sintesi, che un’attività in questa area prepara il corpo o a scappare da un pericolo o a prenderlo di petto, la cosiddetta risposta ormonale «fight-or-flight» («combatti o scappa»). Per dirla con le parole di Urbanik: «Di fronte a situazioni pericolose gli uomini sono quindi più reattivi delle donne».

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SORDI AI NEONATI – E forse potrebbe essere questa la ragione per la quale gli uomini tendono a essere svegliati più facilmente dagli antifurto di un auto, dall’ululato del vento e dall’attacco ronzante di una zanzara piuttosto che dal pianto a squarciagola di un neonato. Infatti, secondo un’altra ricerca condotta dall’istituto inglese MindLab, durante il sonno i maschi sarebbero realmente impermeabili alle urla di un infante (e non farebbero cioè finta di non sentirlo come hanno da sempre sospettato le mogli). Il pianto di un neonato – il suono più efficace per svegliare una donna – non entra neppure nella top ten dei rumori che disturbano il sonno degli uomini. Ma, in questi casi, vale anche il detto popolare: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Carola Frediani
30 novembre 2009

Fonte: Corriere.it

Un’informazione libera e corretta. Il doppio attacco al Corriere

In Politics, Rassegna Stampa on October 13, 2009 at 9:15 pm

Editoriale di Ferruccio De Bortoli

UN’INFORMAZIONE LIBERA E CORRETTA

Non potevamo ricevere miglior attestato dell’indipendenza del Corriere. Nel giro di due giorni siamo stati attaccati sia da destra sia da sinistra. Al Cavaliere non sono andate giù le inchieste di Bari, svelate per primo dal Corriere, né forse alcune posizioni che abbiamo ospitato sul lodo Alfano, sullo scudo fiscale o la difesa delle regole costituzionali. Marco Travaglio ed Eugenio Scalfari, che ieri hanno scritto sui rispettivi giornali, Il Fatto e la Repubblica, (a loro rispondo a pagina 12) ci rimproverano sostanzialmente di non far parte dell’esercito mediatico che Berlusconi lo vorrebbe mandare a casa senza chiedere agli italiani se sono d’accordo.
Un giornale non è un partito. L’informazione è corretta se fornisce al lettore tutti gli elementi necessari per formarsi, in piena libertà e senza condizionamenti, un’opinione. Non lo è quando amplifica o sottostima una notizia chiedendosi prima se giova o no alla propria parte o al proprio padrone. Ed è quello che sta accadendo oggi: i fatti non sono più separati dalle opinioni. Sono al servizio delle opinioni. I lettori rischiano di essere inconsapevolmente arruolati in due trincee, dalle quali si danno vita a campagne stampa e raccolte di firme. Tutti liberi di farlo, naturalmente. A volte con qualche ottima ragione. Ma senza trattare poi coloro che non vi aderiscono come alleati di fatto del nemico o pavidi spettatori. Gli avvenimenti sono spesso manipolati, piegati alla bisogna. Trionfa la logica dell’attacco personale, della delegittimazione morale. C’è il regime in Italia, come scrivono alcuni giornali stranieri? No, e la pronuncia della Consulta lo dimostra. La libertà di stampa è in pericolo? Le querele sono gravi e da condannare, specie se vengono dal potere a scopo intimidatorio, ma il pluralismo c’è, nonostante tutto. Il premier deve rispondere alle domande? A tutte, anche alle più reiterate e innocue. Purtroppo, però, le regole di base di questa professione sono saltate. Chi non si mette un elmetto e si schiera è un traditore o un venduto, non un professionista al servizio del proprio pubblico.
Una buona e corretta informazione, scriveva Luigi Einaudi, che collaborò a queste colonne, fornisce al cittadino gli ingredienti, non avariati, per deliberare, per essere più responsabile e libero. E non un tifoso ancora più assetato del sangue dell’avversario. Noi restiamo fedeli a questo spirito, nel rispetto dei valori costituzionali e nel tracciato storico di una tradizione liberale e democratica. Al Corriere, che ha le sue idee, si rispettano quelle degli altri. Altrove no. Una tregua è oggi necessaria. Berlusconi ha commesso (anche ieri) i suoi errori. Mostri più rispetto per le istituzioni e per la stampa, anche estera. Gli altri, per la volontà della maggioranza degli elettori. I giornali facciano il proprio dovere, fino in fondo. Il clima conflittuale creato nel Paese ha qualcosa di inquietante e dovrebbe indurre tutti a fermarsi un attimo, a chiedersi se per abbattere l’avversario sia davvero necessario bruciare l’intero edificio civile, istituzioni comprese, mostrando al mondo uno spettacolo ingiusto e amaro. L’Italia vera, per fortuna, è diversa.

UNA RISPOSTA A SCALFARI E A TRAVAGLIO

Marco Travaglio su Il Fatto di ieri, quotidiano al quale formulo i miei auguri, mi accusa sostanzialmente di non avere sufficiente schiena dritta nei confronti del premier. Non condivido in nulla il modo di fare giornalismo di Travaglio, ma ne difendo la libertà d’espressione. Quando ero amministratore delegato della Rcs Libri, alcuni azionisti di questo gruppo (che a volte assomigliano al consiglio di sicurezza dell’Onu, tanto sono diversi fra loro) mi chiesero di non pubblicare più i suoi libri presso la Bur Rizzoli. Io mi opposi fermamente. E non per un calcolo economico.

Travaglio ci rimprovera di aver nascosto la notizia di Patrizia D’Addario e poi diventata famosa in tutto il mondo. Non è così. Intanto è stato uno scoop del Corriere . Certo, l’abbiamo pubblicata con la dovuta cautela e tutti punti interrogativi di una vicenda ancora oggi poco chiara. Altri due giornali, che l’hanno avuta prima di noi, non l’hanno pubblicata. E non l’abbiamo trasformata poi in un’eroina del femminismo.

Travaglio si lamenta dello spazio eccessivo dato a Marina Berlusconi e a Tarak Ben Ammar, che fanno parte del consiglio di Mediobanca, uno dei nostri azionisti.
Ringrazio Travaglio per avermi formulato questa critica perché mi dà l’opportunità di parlare del mio rapporto con l’azionariato.?Il Corriere ha tra i principali soci la Fiat eppure ciò non ha impedito al giornale di esprimersi contro la concessione di altri incentivi al gruppo torinese. Hanno ragione le piccole aziende e i professionisti a dolersene: i loro dipendenti non sono diversi dagli operai e dagli impiegati del gruppo torinese, specie nel momento in cui la famiglia Agnelli si candida ad acquistare, a debito, la Fideuram da Intesa Sanpaolo.

Anche questa grande banca fa parte dei nostri azionisti. Ne abbiamo svelato il profondo contrasto che divide l’anima piemontese da quella lombarda. E nello scandalo del credito col contagocce, siamo convinti che le piccole banche si stiano comportando meglio delle grandi. E l’Alitalia che è stata salvata da una cordata con dentro molti degli altri nostri azionisti? Un errore, l’ho sempre pensato e scritto.

Devo andare avanti? E veniamo all’editoriale di Eugenio Scalfari sulla Repubblica che ho trovato ingiusto e insultante. Mi dispiace molto. Scalfari ha letto la mia risposta di venerdì alle accuse del premier, manipolando le mie parole a suo uso e consumo. Lo considero profondamente scorretto. Il paradosso di tutta questa vicenda è che Repubblica ha fatto la sua campagna contro il premier con le notizie pubblicate… dal Corriere .

Scalfari tenta di delegittimarmi moralmente perché non abbiamo seguito il suo giornale, querelato dal premier, e non siamo scesi in piazza sotto le bandiere di un partito o di un sindacato. Sulle querele ho già detto quello che penso. Ed Ernesto Galli della Loggia ha preso posizione sul Corriere sul fatto che le querele a Repubblica e all’ Unità fossero sbagliate e gravi.

Ma dov’erano lui e il suo giornale quando gli avvocati di Berlusconi, Ghedini e Pecorella (da me chiamati avvocaticchi per le leggi ad personam e per questo condannato) mi citarono in giudizio? E dov’erano lui e il suo giornale quando D’Alema, allora al potere, se la prese con noi fino a proporre la mia cacciata dall’Ordine dei giornalisti? Li ho forse accusati, in quelle occasioni, di essersi accucciati al potere di turno? No, rispettai il loro ruolo, anche se di spettatori. Interessati. Devo andare avanti?

p.s. Ringrazio infine i colleghi di Repubblica che mi hanno espresso solidarietà dopo aver letto le dichiarazioni di Berlusconi alle quali il loro giornale non ha dedicato nemmeno una riga.

(c) Corriere della Sera

Il grande freddo doveva continuare

In Environment, Pollution on September 10, 2009 at 8:10 pm

Poi l’aumento dei gas serra ha invertito la curva delle temperature

L’attuale periodo caldo interrompe una tendenza al calo delle temperature dall’1 al 1950 dopo Cristo

L'andamento delle temperature negli ultimi 2mila anni
L’andamento delle temperature negli ultimi 2mila anni

ROMA - Nel vivace panorama internazionale di studi sul clima, questa settimana emerge una scoperta che aggiunge nuove prove alla tesi dell’effetto serra causato dalle attività umane. Dalla nascita di Cristo alla metà del Novecento le temperature medie della Terra mostrano un’inequivocabile linea di tendenza verso il raffreddamento, pure considerando l’avvento di periodi relativamente più caldi come il cosiddetto optimum medioevale. Poi, nell’ultimo mezzo secolo abbondante, si è manifestata una netta inversione: per la prima volta in 2000 anni, non solo la Terra sta attraversando un periodo eccezionalmente caldo, ma di ampiezza tale da rovesciare la precedente e consolidata discesa verso il freddo (vedi grafico).

NUOVI REPERTI - Oltre che nel risultato, l’importanza di questa ricerca, che ha ricevuto l’onore della pubblicazione sull’ultimo numero di Science (D. Kaufman et al., Recent Warming Reverses Long-Term Arctic Cooling, 4 Sept, 2009), sta nel tipo di reperti che hanno permesso di trarre le citate conclusioni: si tratta di sedimenti lacustri, carote di ghiaccio e anelli di accrescimento di alberi, tratti da 23 siti, tutti al di sopra dei 60° di latitudine Nord, in quella vasta area artica considerata dai ricercatori come il luogo più idoneo della Terra a registrare le variazioni climatiche di breve e di lungo periodo. In altri termini, siamo di fronte a indizi concreti, raccolti sul campo, e non a estrapolazioni basate su astratti modelli matematici. Collezionati durante cinque anni di lavoro, e analizzati con i moderni metodi offerti dalla geochimica, i reperti climatici (climate proxies, come si definiscono in letteratura scientifica anglosassone) hanno fornito indicazioni così attendibili delle temperature esistenti sul nostro pianeta nel periodo di tempo considerato, da permettere di valutare in 0,22 gradi centigradi per millennio la tendenza all’abbassamento delle temperature, prima dell’attuale inversione.

GAS SERRA - Ma la parte più stimolante della ricerca sta nelle cause attribuite dagli autori all’abbassamento delle temperature medie terrestri fra l’1 e il 1950 dopo Cristo, e all’inversione di tendenza successiva. Riassume il leader del progetto Darrel Kaufman: «Il raffreddamento su scala millennale evidenziato dai nostri studi è coerente con le lente e ben note variazioni dell’orbita terrestre attorno al Sole, stando alle quali la tendenza al freddo sarebbe dovuta continuare. Nessuno dei fattori naturali che hanno agito in passato è in grado di spiegare l’attuale anomalia calda e l’inversione di tendenza delle temperature che l’ha accompagnata. Deve fare riflettere il dato di fatto che questo fenomeno si sia verificato in coincidenza con la notevole crescita dei gas a effetto serra immessi dall’uomo nell’atmosfera». Finanziato dalla statunitense National Science Foundation, lo studio ha coinvolto una dozzina di ricercatori appartenenti a numerose università e centri di ricerca americani ed europei.

Franco Foresta Martin

© Corriere Della Sera