Archive for February, 2007

Gb: bambino «resuscita» dopo 30 minuti

Il fatto risale a oltre un anno fa e il bimbo ora sta bene

Un piccolo di due settimane ha ridato segni di vita mezz’ora dopo essere stato dichiarato morto. E’ accaduto a Leeds

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LONDRA -
Un bambino inglese di due settimane di vita è «resuscitato» mezz’ora dopo essere stato dichiarato clinicamente morto, mentre i genitori lo tenevano in braccio. Il fatto è accaduto oltre un anno fa al Leeds General Infirmary ma la notizia è stata resa nota solo oggi. I medici avevano provato senza risultato a rianimare il piccolo, che era stato colpito da attacco cardiaco. I genitori, Jon e Karen Lander, notando che il bambino diventava pallido e freddo, lo avevano portato di corsa al Pronto Soccorso dell’ospedale, dove gli era stata diagnosticato un blocco dell’aorta. Una volta dichiaratolo morto, i sanitari hanno dato il piccolo a Jon e Karen, che volevano dirgli addio. Ma dopo una mezz’ora, i due hanno sentito Woody che tossiva. A quel punto i medici sono riusciti a far ripartire il cuore. Ora il bambino ha 14 mesi e gode di ottima salute.

«Eravamo distrutti - ha raccontato alla Bbc Jon Lander - Dopo che avevamo atteso quella che sembrava un’eternità, i medici sono venuti fuori a dirci che avevano fatto tutto il possibile. Non era più possibile tentare ancora di rianimarlo. Ce l’hanno fatto vedere. Poi, mentre iniziavano a togliergli i tubi, ha iniziato a tossire e muoversi. E li hanno fatto ripartire il cuore, e ha ripreso a vivere davanti ai nostri occhi». Gli esami hanno mostrato che non c’è alcun danno cerebrale, e i medici prevedono per Woody un vita normale. «Non sappiamo cosa sia accaduto - ha detto Jon - Sappiamo solo che lui è un piccolo miracolo. I medici hanno detto di non aver mai sentito di qualcuno che torna in vita mezz’ora dopo essere stato dichiarato morto».

(fonte: Corriere.it)

ECCESSO DI VELOCITA’ PER ESTREMA UNZIONE, NIENTE MULTA A FRATE

PERUGIA - Rischia di subire “un danno grave e irreparabile” il credente cattolico che non possa ricevere in punto di morte l’unzione degli infermi. A sostenerlo é il giudice di pace di Foligno che ha annullato una multa per eccesso di velocità a un frate che si stava recando a somministrare il sacramento, riconoscendogli lo stato di necessità. Il religioso - come riportano oggi alcuni giornali locali - venne multato dalla polizia municipale folignate il 13 novembre scorso perché procedeva con la sua Polo a 106 chilometri orari su una strada dove il limite era di 50 chilometri ora, come accertato dall’autovelox.

Nel ricorso al giudice di pace padre S., frate minore francescano polacco, ha sostenuto che si stava “recando con urgenza, nella sua qualità di ministro del culto cattolico, al capezzale di un moribondo per impartirgli l’estrema unzione”. Ha quindi chiesto il riconoscimento dello stato di necessità e l’annullamento del verbale. Istanza accolta dal giudice di pace, l’avvocato Luciano Cicioni. Questo, motivando la sua decisione, ha ricordato che lo stato di necessità è stato istituito per escludere la responsabilità quando l’illecito sia commesso per salvare sé o gli altri da un non altrimenti evitabile pericolo. Osserva poi che quest’ultimo “non deve necessariamente essere concreto e obiettivo, ma basta che sia senza colpa supposto e percepito”. Per il giudice di pace un sacramento quale l’unzione degli infermi “é per il cristiano cattolico, il segno visibile istituito da Cristo per condurre un’anima alla salvezza.

Dunque una persona che in punto di morte non possa riceverlo rischia di subire, per chi ha fede, un danno grave e irreparabile”. “La mancata somministrazione di un sacramento costituisce dunque (o è percepito come) - si legge nella motivazione - un danno grave alla persona proprio perché investe l’essere umano nella sua più alta dimensione spirituale. Il danno è anche irreparabile perché dopo il decesso l’unzione non può essere più somministrata. E’ un danno non altrimenti evitabile perché, - conclude l’avvocato Cicioni - a differenza del battesimo che in casi estremi può essere impartito anche da un laico, l’unzione degli infermi abbisogna della presenza di un ministro del culto”.

(fonte: ANSA.it)

Nuovo lavoro sul paradosso dei gemelli

 

 

 

Contributo dell’indiano Subhash Kak della Louisiana State University


Secondo lo scienziato come riferimento occorre considerare le stelle lontane e non le velocità relative di due oggetti

 

 

 

 

Subhash Kak

Subhash Kak

Lo scienziato indiano Subhash Kak ritiene di aver risolto uno dei paradossi più famosi della fisica: il cosiddetto paradosso dei gemelli, enunciato 102 anni fa da Albert Einstein, anche se in realtà il grande scienziato prendeva in considerazione gli orologi, uno fermo e uno in movimento. La soluzione di Kak, professore alla Louisiana State University di Baton Rouge, sarà pubblicata sulla versione online dell’International Journal of Theoretical Physics. una rivista non tra le più importanti del settore.

Il paradosso consiste (semplificando un po’) in questo. Immaginiamo due gemelli (A e B): A rimane sulla Terra, B parte con una nave spaziale che viaggia all’80% della velocità della luce, quindi a 240 mila km al secondo, per raggiungere una stella distante otto anni luce. Per compiere il viaggio e tornare indietro ci impiega esattamente 20 anni: dieci all’andata e dieci al ritorno. Quando B torna sulla Terra, il gemello A è invecchiato di 20 anni, mentre il gemello B è invecchiato di 12 anni perché, secondo la teoria della relatività ristretta, in un sistema in moto il tempo scorre al 60% rispetto a un sistema in quiete. Questo però se consideriamo come riferimento la Terra.

Se invece prendiamo come riferimento l’astronave, è la Terra a muoversi. L’orologio dell’astronave segnala che a bordo il fratello B impiega 12 anni tra andata e ritorno, ma se con un potente telescopio guardasse l’orologio sulla Terra, si accorgerebbe che questo gira più lentamente. Quindi quando B torna sulla Terra, egli è invecchiato ancora di 12 anni, ma trova A invecchiato di soli 7,2 anni, quindi più giovane di lui. L’esatto opposto di prima.
Come è possibile? Il fatto è che l’astronave non mantiene una velocità costante per tutta la durata del viaggio: prima accelera, poi decelera, si ferma, cambia direzione, accelera e rallenta di nuovo. La Terra invece è un sistema di riferimento inerziale.

Subhash Kak cambia invece interamente prospettiva, risolvendo la questione. Non bisogna considerare le velocità in rapporto ai due oggetti (la Terra e l’astronave), ma in relazione alle stelle lontane. Per le quali, infatti, anche la Terra non rimane ferma ma si muove nell’universo insieme al Sistema solare e alla nostra galassia. Quindi le prospettive cambiano. Utilizzando relazioni probabilistiche, Kak arriva a sostenere quindi che l’universo ha le stesse proprietà generali e non ha importanza il punto in cui ci si trova.

Una soluzione che, secondo altri scienziati che contestano il lavoro di Kak, non risolve del tutto il problema, ma rappresenta solo un contributo.

Secondo lo scienziato indiano, le implicazioni di questo fatto non solo riguardano la comprensione della teoria della relatività, ma hanno importanza anche nelle comunicazioni quantiche e i computer, rendendo possibile realizzare sistemi di comunicazioni più efficienti e affidabili per applicazioni spaziali.

Paolo Virtuani

15 febbraio 2007

(Corriere.it)


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