Archive for March, 2007

Politici e imprenditori spiati - Dimesso l’ex capo sicurezza Telecom

(26 maggio 2006)
Il dirigente aveva libero accesso al centro per le utenze intercettate
Tavaroli lascia l’azienda: è indagato per associazione a delinquere

di CARLO BONINI


Giuliano Tavaroli, già responsabile della sicurezza della Telecom


ROMA - L’indagine della Procura di Milano sull’attività di schedatura illegale dell’intera classe dirigente del Paese (decine di migliaia di file sul conto di manager, uomini politici, imprenditori) arriva al cuore di Telecom Italia. E l’uomo che di questa indagine è il fulcro, Giuliano Tavaroli, rassegna le proprie irrevocabili dimissioni dal gruppo. Già responsabile della sicurezza aziendale e di quella personale del suo presidente Marco Tronchetti Provera, Giuliano Tavaroli è oggi indagato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali per l’acquisizione di informazioni coperte dalla privacy. Un reato più grave di quello per il quale, 12 mesi fa, era stato iscritto una prima volta nel registro degli indagati della Procura di Milano (concorso in appropriazione indebita).

L’accusa gli viene contestata in ragione del lavoro che in questi anni ha svolto per la più grande azienda telefonica del Paese. Dunque, del libero accesso che ha avuto, in qualità di direttore della struttura, al “Cnag”, il centro di ascolto Telecom sulle utenze intercettate per ordine dell’autorità giudiziaria. Del suo rapporto diretto con la “Polis d’Istinto” di Emanuele Cipriani, società di investigazioni private cui la Telecom ha appaltato negli ultimi anni attività di indagine e sicurezza per almeno 14 milioni di euro, cui la Telecom deve ancora del denaro e che, si è scoperto ora, custodiva in un dvd un archivio clandestino: decine di migliaia di file per altrettanti dossier raccolti illegalmente. Un materiale immenso, che la Procura di Milano ha appena cominciato a riversare su carta e che, al momento, somma 35 mila fogli.
Il Presidente di Telecom, Marco Tronchetti Provera, ha voluto Tavaroli al suo fianco fino alla fine. Lo aveva formalmente parcheggiato da qualche tempo in “Pirelli”, in un angolo poco esposto. A far nulla, ufficialmente. Se non attendere di vedere quale verso avrebbe preso l’inchiesta e, soprattutto, che ne sarebbe stato degli accertamenti sulla “Polis d’Istinto” di Emanuele Cipriani, porta d’accesso a Telecom. In realtà, Tavaroli conservava il suo ufficio in piazza degli Affari, continuava a intervenire sui temi della security nei corsi di formazione dei dirigenti. Sapeva di non dovere spiegazioni e di poter dunque ancora rispondere con un’alzata di spalle e più di un’omissione alle domande di qualche ficcanaso.

È storia del marzo scorso. Sono i giorni dello svelamento dell’attività di spionaggio in danno di Piero Marrazzo, candidato dell’Unione alle elezioni regionali del Lazio, e di Giovanna Melandri (oggi ministro). Il nome di Emanuele Cipriani e della sua “Polis d’Istinto” fiorisce negli atti di quell’inchiesta e il “Sole 24 Ore” (21 marzo) decide di bussare alla porta dell’amico più importante di Cipriani. Tavaroli, appunto. “Non mi occupo più di questioni legate alla sicurezza - dice lui - perché purtroppo, da quasi un anno, sono fuori da Telecom e mi occupo di pneumatici in Romania”. “Sono stupito dal modo in cui si fa giornalismo in Italia - ammonisce - E non capisco perché il “Sole 24 ore”, che sin qui si è distinto per non essersi occupato della vicenda “Polis d’Istinto”, non continui a non occuparsene vista la banalità del soggetto”.

Di banale non c’è proprio nulla nella storia e nelle attività della “Polis d’Istinto”, nei rapporti della società con Telecom Italia e nel legame tra Emanuele Cipriani e Giuliano Tavaroli. Perché in quei giorni di marzo, non c’è un solo protagonista di questa storia che non sappia cosa bolle in pentola. La Procura di Milano ne ha la prova quando sequestra in casa di un collaboratore di Cipriani un dvd protetto da una password, che Cipriani offre volontariamente ai pubblici ministeri che lo interrogano. Ne salta fuori l’archivio dell’intera attività di intelligence clandestina che Cipriani ha svolto con la sua “Polis d’Istinto” e con almeno altre due società di investigazione privata con sede all’estero. Una miniera di nomi e di file di cui si è detto. Un pozzo senza fondo di informazioni sensibili (personali e patrimoniali) attinte da banche dati che dovrebbero custodire la segretezza della vita privata e di relazione di ciascun cittadino (le persone con cui si parla al telefono, con cui si fanno affari, cui si è legati da rapporti di amicizia o frequentazione).

L’investigatore privato viene interrogato tre volte e per tre volte i suoi verbali vengono secretati. Quali risposte dia alle contestazioni specifiche dei pubblici ministeri sul contenuto del suo mastodontico archivio non è dunque dato sapere. Ma se ne conosce la sostanza. Cipriani indica il committente di quel lavoro: Telecom Italia. Fa il nome del suo referente in quell’azienda: Giuliano Tavaroli, responsabile della sicurezza aziendale. I pubblici ministeri informano l’investigatore che il reato per cui procedono nei suoi confronti si fa più grave: associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali per l’acquisizione di notizie coperte dalla privacy. Che l’indagine penale conoscerà un’ulteriore proroga di sei mesi. E non è una buona notizia né per Cipriani, né per Tavaroli né per gli altri sospettati del reato di associazione a delinquere di cui oggi non si conosce l’identità ma sui cui nomi i due amici potrebbero avere qualche idea.

In Telecom sono giorni terribili. Ma, forse, non soltanto lì. L’inevitabile e definitivo addio di Giuliano Tavaroli, la disponibilità di Cipriani a rispondere alle domande dei pubblici ministeri di Milano, si incastrano se non altro cronologicamente con il destino di un terzo uomo, che ai primi due è legato da vincoli di antica amicizia e frequentazione. Il 15 maggio, mentre il governo Berlusconi sta chiudendo gli scatoloni a Palazzo Chigi, il direttore del controspionaggio del Sismi, Marco Mancini, accompagnato dal suo direttore Nicolò Pollari, ha un colloquio con il sottosegretario Gianni Letta. Quando ne esce, comunica un periodo di congedo di 30 giorni per ragioni di salute. Raccontano di una discussione difficile. Di una richiesta rivolta a Mancini e da Mancini rifiutata di abbandonare la direzione del controspionaggio. Perché? C’entra forse qualcosa il precipizio che si è aperto di fronte a Cipriani e Tavaroli? C’entrano qualcosa le relazioni d’ufficio che l’intelligence politico-militare aveva con Tavaroli in qualità di direttore del “Cnag”? O, ancora, c’entra qualcosa il rapporto simbiotico che Mancini aveva con Tavaroli (negli anni ‘80, i due hanno cominciato la loro carriera nel nucleo anticrimine dei carabinieri di Milano, dove venivano chiamati “i gemelli”)?

Il tempo aiuterà forse a sciogliere queste domande. Intanto, una circostanza può essere annotata. Nel luglio del 2005, quando già da due mesi la Procura di Milano indagava sul suo conto, un ordine di servizio Telecom incaricava Giuliano Tavaroli di “responsabile della gestione e prevenzione delle eventuali crisi collegate ai rischi di terrorismo internazionale”.

(26 maggio 2006)

Il terzo segreto di Fatima

«Salvaguardare obiezione di coscienza, quando diritti umani violati»

Il Papa: l’Europa rischia l’apostasia da se stessa se rinuncia alle radici cristiane

«Se dimentica i valori cristiani che hanno contribuito a forgiarla» La ha detto il Pontefice nella ricorrenza dei Trattati di Roma


CITTA’ DEL VATICANO - L’Europa rischia la «apostasia» se dimentica quei «valori universali» che «il cristianesimo ha contribuito a forgiare»: ha ammonito il Pontefice ricevendo i rappresentanti degli episcopati europei a poche ore dall’apertura del vertice Ue di Berlino. «Se, in occasione del cinquantesimo dei trattati di Roma, i governi dell’Unione desiderano avvicinarsi ai loro cittadini, come potrebbero escludere un elemento essenziale dell’identità europea qual è il cristianesimo, in cui una vasta maggioranza di loro continua ad identificarsi?», si è domandato il Papa. «Non è motivo di sorpresa che l’Europa odierna, mentre ambisce di porsi come una comunità di valori, sembri sempre più spesso contestare che ci siano valori universali ed assoluti? Questa singolare forma di apostasia da se stessa prima ancora che da Dio - ha aggiunto Papa Ratzinger - non la induce forse a dubitare della sua stessa identità?». Il Papa non ha chiesto - come aveva fatto in passato da cardinale - la menzione esplicita delle radici giudaico-cristiane nel trattato costituzionale Ue. Benedetto XVI si è limitato a dire che «non si può pensare di edificare un’autentica casa comune europea trascurando l’identità propria dei popoli di questo nostro Continente. Si tratta infatti di un’identità storica, culturale e morale, prima ancora che geografica, economica o politica. Un’identità costituita da un insieme di valori universali, che il Cristianesimo ha contribuito a forgiare, acquisendo così un ruolo non soltanto storico, ma fondativo nei confronti dell’Europa».


CONGEDO DALLA STORIA -
«Sotto il profilo demografico, si deve purtroppo constatare che l’Europa sembra incamminata su una via che potrebbe portarla al congedo dalla storia». Benedetto XVI ha aperto con questa preoccupata denuncia il suo discorso per il 50esimo dei Trattati di Roma. «Ciò- ha spiegato - oltre a mettere a rischio la crescita economica, può anche causare enormi difficoltà alla coesione sociale e soprattutto favorire un pericoloso individualismo, disattento alle conseguenze per il futuro». Secondo il Papa, «si potrebbe quasi pensare che il Continente Europeo stia di fatto perdendo fiducia nel proprio avvenire».

OBIEZIONE DI COSCIENZA - «Il diritto all’obiezione di coscienza va salvaguardato ogniqualvolta i diritti umani fondamentali fossero violati». È quanto ha detto questa mattina Benedetto XVI nel corso dell’udienza concessa in Vaticano ai partecipanti al congresso «I 50 anni dei Trattati di Roma - Valori e prospettive per l’Europa di domani», promosso dalla Commissione degli episcopati della comunità europea. «Nell’attuale momento storico - ha affermato Benedetto XVI -e di fronte alle molte sfide che lo segnano, l’Unione europea per essere valida garante dello stato di diritto ed efficace promotrice di valori umani universali, non può non riconoscere con chiarezza l’esistenza certa di una natura umana stabile e permanente, fonte di diritti comuni a tutti gli individui, compresi coloro stessi che li negano». «In tal contesto - ha aggiunto - va salvaguardato il diritto all’obiezione di coscienza, ogniqualvolta i diritti umani fondamentali fossero violati».


(Corriere.it 24 marzo 2007)

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Ossessionata dal Codice Da Vinci, si uccide

Di recente era stata ricoverata in un ospedale psichiatrico


Ossessionata dal Codice Da Vinci, si uccide

La giovane ricercatrice inglese era convinta di avere scoperto «segreti scomodi» nelle opere di Leonardo

 

Caroline Eldridge

Caroline Eldridge

LONDRA – Una giovane inglese esperta d’arte, studiosa delle opere di Leonardo Da Vinci, si è suicidata dopo essere diventata ossessionata dalla trama del libro-thriller «Il Codice Da Vinci». Convinta di avere scoperto «segreti scomodi» nelle opere del maestro rinascimentale, nonché di avere ammassato «troppa conoscenza» sulla materia, la bella Caroline Eldridge, che studiava e viveva a Roma, era convinta che degli oscuri emissari pseudo-religiosi volessero farla fuori a causa dei suoi studi e ha giurato al padre: «Non lascerò che mi prendano viva».

La 38enne Eldridge, che lavorava al fianco del Professor Rocco Sinisgalli a Roma, aveva cominciato ad avere attacchi di panico che, secondo il coroner, l’hanno portata ad un estremo stato di paranoia, in cui la studiosa ha cominciato a pensare di vivere nel libro di Dan Brown, campione di incassi in tutto il mondo. Nel libro uno studioso di simbolismo risale ai colpevoli dell’assassinio di uno dei massimi esperti di Leonardo Da Vinci, ucciso perché questi aveva scoperto il segreto del “codice” del maestro, che in sostanza legava Gesù Cristo e Maddalena in un matrimonio fecondo. La Eldridge scrive il Daily Mail, era convinta di aver scoperto altri segreti innominabili, tra le opere di Leonardo, e questo l’avrebbe messa in costante pericolo di morte. La ragazza, riportata a casa dal padre, che si era molto preoccupato per il suo stato di salute mentale, era poi stata portata in un ospedale per malati di mente e subito dopo rilasciata perché non affetta da particolari malattie nervose.

A casa con i genitori, in un tranquillo paesino dei Cotswolds, la Eldridge ha però continuato a sentirsi perseguitata. Dopo pochi mesi a casa, Caroline ha quindi deciso di farla finita, prendendo un’overdose di farmaci. I genitori l’hanno ritrovato morta nel letto dell’infanzia e il padre, un vecchio preside delle medie, ha dichiarato: «ia figlia soffriva di stress, lavorava troppo ed era diventata vittima della paranoia. Il libro “Il Codice Da Vinci”, che lei riteneva necessario per uno studio approfondito della prospettiva di Leonardo, l’ha completamente mandata in tilt, tanto da portarla al suicidio».


Deborah Bonetti (Corriere.it)


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