ROMA. Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Toscana: cinque le regioni interessate
in una “rifiuti connection” dai risvolti inquietanti. Cinque le custodie cautelari in carcere e decine le
perquisizioni in un’operazione partita ieri da Bologna da parte del Nucleo protezione ambientale dei carabinieri.
Oltre 800.000 le tonnellate di rifiuti speciali, pericolosi e non, e altri rifiuti tossiconocivi, in particolare terre provenienti dalla bonifica di siti inquinati e fanghi industriali, contenenti sostanze cancerogene che venivano fittiziamente declassificati e miscelati con altri tipi di rifiuti, per essere poi smaltiti in discariche non autorizzate dell’Emilia Romagna, oppure - addirittura - sparsi su campi destinati alla coltivazione come “pseudo-compost”. Gli arrestati assegnavano ai rifiuti, grazie ad analisi contraffatte, codici identificativi non connessi alla loro provenienza, ma alle autorizzazioni degli impianti compiacenti, nel bolognese, mantovano e ravennate. Veniva inoltre costantemente evasa la cosiddetta “ecotassa”.
(ADNKRONOS/Metro)

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