Archive for October, 2007

IL CARISMA DEL PAPA, LE PAURE DEL CORRIERE

Sulla prima pagina del Corriere della Sera di venerdì 26 ottobre 2007, Sergio Romano si chiede nell’editoriale (”Il carisma e le paure”) il motivo della crescente popolarità di Benedetto XVI, tanto più evidente quando si consideri che è “molto meno esuberante e carismatico del suo predecessore”. Romano intanto inserisce il caso Benedetto XVI all’interno di un revival religioso mondiale, in cui trovano posto i monaci buddhisti della Birmania, la religiosità islamica, i funerali religiosi di Eltsin, la pressione politica degli evangelici americani. Quindi spiega che l’uomo moderno è attraversato da una serie di paure (economica per via della precarietà, ambientale per via delle catastrofi climatiche, etica per via delle nuove leggi morali e scoperte scientifiche sull’uomo) e le religioni danno a questo una risposta chiara e netta, senza dubbi. Benedetto XVI, uomo di dottrina, “cattedra di princìpi irrinunciabili e di solenni silenzi”, sarebbe quindi “l’uomo del momento”, un dispensatore di certezze per l’uomo smarrito e confuso. La conclusione di Romano è una lezione da imparare per il “suo” mondo, una sorta di chiamata alle armi: “E’ necessario che i laici, se vogliono difendere i loro valori, si preparino a farlo con altrettanto zelo e altrettanto rigore”.

Con Romano su una cosa possiamo concordare: l’uomo moderno, occidentale, è confuso e smarrito. Ma lo è proprio perché i laici – ma sarebbe meglio dire laicisti – hanno difeso i loro (dis)valori così bene da averli imposti a tutta la società occidentale. Tanto per citare le cose elencate da Romano: fecondazione artificiale, eutanasia, unioni di fatto e legami omosessuali, catastrofismo ambientalista. Il problema dei laici non sta dunque nel non saper difendere i propri valori, ma è proprio nei valori che propugnano. Quando si sceglie il relativismo come valore fondamentale, l’esito è inevitabilmente il nichilismo, il dubbio, lo scetticismo. E quindi confusione, tensione, violenza, distruzione.

Il Papa trova un crescente interesse tra la gente perché ha lanciato la grande sfida della ragione, nella consapevolezza che l’apertura della ragione porta a riconoscere la presenza del Mistero. La Chiesa non propone comode certezze per uomini impauriti, propone invece un viaggio affascinante in mare aperto per uomini coraggiosi, capaci di prendere sul serio la propria naturale, insopprimibile esigenza di pienezza e felicità. In questo sì che Benedetto XVI è l’uomo del momento: perché ha capito con chiarezza che il problema dell’uomo è nell’uso della ragione. E la sfida è stata lanciata sia all’Occidente nichilista sia a chi fa della religione un pretesto per annientare gli uomini, a cominciare dal fondamentalismo islamico.

Romano sbaglia quindi quando fa una minestra di tutte le religioni, parlando di revival globale. Confonde ciò che i telegiornali ci mostrano con la realtà mondiale. Non esiste un revival religioso globale di questi ultimi tempi: se guardiamo all’Europa, la situazione delle Chiese protestanti (quelle tanto acclamate dai nostri laici), quanto a frequenza e intensità è sconfortante; i funerali religiosi di Eltsin sono più un segnale politico che religioso (il comunismo ha per decenni impedito l’espressione pubblica della religione); l’influenza dei monaci birmani non è affatto in crescita, c’è sempre stata (e non solo in Birmania), solo che adesso se ne sono accorti i nostri tg (ma noi possiamo ricordare la Polonia di Solidarnosc e le Filippine della Rivoluzione del Rosario); i musulmani che in Europa rispettano il Ramadan ci sono sempre stati ed è discutibile che siano in crescita (la frequenza religiosa degli islamici in Europa è stimata attorno al 5%), solo che adesso fanno notizia.

Oltretutto mettere in relazione le proteste birmane con le paure tipiche della nostra società (precariato, ambientalismo) evidentemente non ha senso. E’ solo un modo per evitare la sfida che Benedetto XVI ha lanciato a ogni uomo, offrendo ai lettori – queste sì – comode certezze, come a dire: non preoccupatevi, è solo una moda, una debolezza di chi ha paura.

La vera paura è invece quella di Romano e di chi, come lui, evita di confrontarsi con la realtà, coprendola con un velo di illusioni.

(Newsletter IlTimone)

Clima: Onu, “Alle future generazioni solo un pianeta distrutto”

PARIGI - Un pianeta distrutto. Questo erediteranno le future generazioni considerata la voracita’ con la quale oggi vengono consumate le risorse terrestri. L’ennesimo allarme e’ stato lanciato dall’Agenzia delle Nazioni Unite sull’ambiente (Unep) nel IV rapporto sulle prospettive globali della terra ‘GEO-4′ realizzato sulla base di dati raccolti negli ultimi 20 anni. Secondo gli esperti dopo le cinque estinzioni di massa verificatesi negli ultimi 450 milioni di anni, di cui l’ultima 65 milioni di anni fa, “la sesta e’ in corso e questa volta causata dall’uomo”. (Agr)

Original Press Release (link) -United Nations Environment Programme 

Planet’s Tougher Problems Persist, UN Report Warns

Nairobi/New York, 25 October:The United Nations Environment Programme says that major threats to the planet such as climate change, the rate of extinction of species, and the challenge of feeding a growing population are among the many that remain unresolved, and all of them put humanity at risk.

 

The warning comes in UNEP’s Global Environment Outlook: environment for development (GEO-4) report published 20 years after the World Commission on Environment and Development (the Brundtland Commission) produced its seminal report, Our Common Future.

 

GEO-4, the latest in UNEP’s series of flagship reports, assesses the current state of the global atmosphere, land, water and biodiversity, describes the changes since 1987, and identifies priorities for action. GEO-4 is the most comprehensive UN report on the environment, prepared by about 390 experts and reviewed by more than 1 000 others across the world.

 

It salutes the world’s progress in tackling some relatively straightforward problems, with the environment now much closer to mainstream politics everywhere. But despite these advances, there remain the harder-to-manage issues, the “persistent” problems. Here, GEO-4 says: “There are no major issues raised in Our Common Future for which the foreseeable trends are favourable.”

 

Failure to address these persistent problems, UNEP says, may undo all the achievements so far on the simpler issues, and may threaten humanity’s survival. But it insists: “The objective is not to present a dark and gloomy scenario, but an urgent call for action.”

Achim Steiner, UN Under-Secretary General and UNEP Executive Director, said: “The international community’s response to the Brundtland Commission has in some cases been courageous and inspiring. But all too often it has been slow and at a pace and scale that fails to respond to or recognize the magnitude of the challenges facing the people and the environment of the planet”.

 

“Over the past 20 years, the international community has cut, by 95 per cent, the production of ozone-layer damaging chemicals; created a greenhouse gas emission reduction treaty along with innovative carbon trading and carbon offset markets; supported a rise in terrestrial protected areas to cover roughly 12 per cent of the Earth and devised numerous important instruments covering issues from biodiversity and desertification to the trade in hazardous wastes and living modified organisms,” he added.

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Il Cardinal Ruini esorta le suore a navigare su Internet e a scrivere sui blog

ROMA, martedì, 23 ottobre 2007 (ZENIT.org).- Il Cardinale Camillo Ruini, vicario per la diocesi di Roma, ha auspicato che le religiose utilizzino di più gli strumenti che la tecnologia informatica mette a disposizione di tutti nel mondo della comunicazione.

“Suore, navigate su internet e scrivete sui blog”, ha esortato prendendo la parola mercoledì scorso nell’aula magna della Pontificia Università Urbaniana nel corso dell’assemblea diocesana dell’Unione Superiori Maggiori d’Italia (USMI), che a Roma rappresenta 1.287 comunità e oltre 22.000 suore.

“Un sacerdote di Novara mi ha riferito che il tema ‘Gesù’ è molto dibattuto sui blog dai ragazzi. Il loro approccio però è impostato da libri distruttivi oggi molto diffusi, e non dal testo di Benedetto XVI su ‘Gesù di Nazaret’”, ha spiegato il Cardinal Ruini, secondo quanto riportato dal settimanale della diocesi di Roma “RomaSette”.

“Quale sarà tra dieci anni l’idea di Cristo se queste idee dovessero avere la meglio? – si è chiesto –. Io non mi intendo di Internet, ma specialmente le giovani suore dovrebbero entrare nei blog per correggere le opinioni dei ragazzi e mostrare loro il vero Gesù”.

Le suore, ha sottolineato il Cardinale, possono fare molto in questa “nuova forma di apostolato”.

L’obiettivo per il programma annuale dell’USMI della diocesi di Roma, d’altronde, è proclamare che “Gesù è il Signore, educare alla fede, alla sequela, alla testimonianza”.

“L’emergenza educativa – ha ricordato il Cardinal Ruini – è al centro delle preoccupazioni di Benedetto XVI, per il quale l’educazione alla fede coincide con il servizio alla società, perché formare alla fede significa formare la persona umana”.

“Solo dando motivazioni al vivere si sconfigge il nichilismo e si dà valore alla persona umana – ha osservato –. Valore che si misura a partire da Cristo, dal fatto che Dio stesso si è fatto uomo”.

Più delle tecniche di educazione, per il porporato, conta la testimonianza dell’educatore e il suo contenuto.

Per questo, il Cardinale ha fatto appello alla “creatività” degli educatori di fede per trovare le occasioni di diffondere il libro di Benedetto XVI, che dimostra la “saldezza della fede” nel Gesù storico dei Vangeli e fonda l’identità del cristiano nel suo incontro con la persona di Gesù Cristo.

Una di queste occasioni, ricorda “RomaSette”, sarà l’incontro “Dialoghi in cattedrale” – che si svolgerà il 13 novembre a San Giovanni in Laterano – tra l’Arcivescovo Gianfranco Ravasi e il giornalista Giuliano Ferrara.

Ci sono poi le scuole cattoliche, in cui “le suore possono testimoniare Cristo in tutti gli insegnamenti, nelle scienze, nella storia e perfino nella letteratura italiana, in un inscindibile connubio di fede e cultura”.

“La vostra creatività deve trovare strade nuove per la sfida vocazionale, che deve evolversi di pari passo con la società”, ha detto il Cardinal Ruini alle quasi 450 suore presenti.

“Ciò vale in modo speciale per il mondo femminile che è cambiato profondamente e per il quale le religiose devono trovare nuovi linguaggi”, ha aggiunto.

Il porporato ha proposto tre linee-guida per l’azione dell’USMI per l’anno 2007/2008: educazione, vocazioni e missioni.

“Nelle nostre azioni agisce lo Spirito di Gesù Cristo e senza Cristo il mondo diventa sempre più povero di scopi”, ha concluso.

(Zenit)

Conseguenze psicologiche dell’aborto

Simona Berardi

Molti autori, psicologi, psicoterapeuti e psicoanalisti ( tra i più noti H.Deutsch, G.Bribing, E.Erikson e D.Pines) affermano che la gravidanza comporta, oltre alla preparazione biologica di un utero accogliente, anche l’elaborazione di un “grembo psichico” dove il bambino che nascerà possa essere atteso, cioè pensato ed amato ancor prima di venire alla luce. Ciò che fa di una creatura un figlio è il desiderio materno, la capacità della donna di rendere presente e anticipare l’esistenza dell’altro dentro di sé.

Ora,  l’Interruzione Volontaria di Gravidanza (I.V.G.) rappresenta un evento traumatico in quanto oltre a produrre un notevole stress (tale da creare disturbi alla vita psichica) di fatto sopprime gli elementi di identificazione con il bambino, poichè nega la gravidanza (negando così quella parte del Sé che si era identificata con il bambino/a) (H. Deutsch, 1957).

Attualmente tre quadri nosologici sono riconosciuti, a livello internazionale:

1.                              un disturbo di natura prevalentemente psichiatrica: la psicosi post-aborto con forme depressive di varia entità, insorge immediatamente dopo l’aborto e perdura oltre i sei mesi;

2.                              un disturbo caratterizzato da un marcato stress post-aborto, che insorge tra i tre e i sei mesi e rappresenta il disturbo “più lieve” finora osservato;

3.                              un insieme di disturbi che possono insorgere o subito dopo l’aborto o dopo alcuni anni: la “sindrome da trauma conseguente ad aborto (S.P.A.)” già descritta nel DSM III dell’American Psychiatic Association. Quest’ultima fu formalmente isolata da Vincent Rue nel 1981, egli la considera una variante specifica della Sindrome da stress post-traumatico.

Quali i sintomi, allora, di questa sintomatologia? Schematicamente rifacendosi agli studi dell’Harvard Medical School, coordinati da W.Worder, iniziati nel 1987, si ha il seguente quadro clinico:

ü      disturbi emozionali (ansia, amnesia, perdita d’interesse, distacco dagli altri ed incapacità a provare emozioni, ecc…)

ü      disturbi della comunicazione

ü      disturbi dell’alimentazione

ü      disturbi del pensiero (pensieri ossessivi, ecc…)

ü      disturbi della relazione affettiva caratterizzata da u n cospicuo isolamento

ü      disturbi della sfera sessuale

ü      disturbi del sonno (insonnia, irritabilità, incubi, ecc…)

ü      disturbi fobico-ansiosi

ü      flash backs dell’aborto (ri-esperienza del trauma, ricordi della passata esperienza, ecc…).

La sintomatologia compare dai sei mesi ai due anni successivi all’I.V.G.

Possono anche non comparire sintomi specifici, ma si sviluppano rischi relativi ad eventi stressanti quali:

o       nuova gravidanza

o       aborto spontaneo

o       perdite affettive.

Difficilmente ad una prima consultazione si riesce a mettere in relazione i sintomi, presentati solitamente in modo disparato, con l’evento abortivo; in quanto non sempre è presente la coscienza che il malessere nasca dall’aborto, aborto che in un primo momento può essere stato percepito come un atto “liberatorio”.

Noi tutti pensiamo all’aborto come a un fatto privato, una decisione che la donna assume in prima persona su di sé, e si delega l’uomo in una posizione marginale nel processo decisionale, comunque non determinante (Dogliotti, 1995).

L’interruzione volontaria di gravidanza è fortemente connotata dalla solitudine della donna come causa e come effetto, dall’assenza del partner, fisica ma soprattutto psicologica. La donna si trova ad affrontare “da sola” un evento che non ha ripercussioni solo sul proprio stato fisico ma, soprattutto, come abbiamo visto, su tutta la sua vita psichica, infatti l’I.V.G. rimette in gioco dinamiche collegate all’intero sviluppo psicologico (sulla propria femminilità, sulla propria sessualità, sul rapporto futuro con il partner, sull’eventualità o meno di avare altri figli, ecc…) e pone comunque la donna di fronte ai problemi della perdita e del lutto. Nell’ipotesi di un innato, inconscio desiderio di maternità, l’aborto assume ancor di più il senso di una dolorosa rinuncia, in quanto, non solo viene perduta la possibile vita di un figlio, un oggetto-figlio, che ha la caratteristica di essere un figlio immaginato, fantastico, potenziale, ma anche parte del Sé psicologico della donna e del suo Sé corporeo.

L’aborto provoca la brusca interruzione del lungo processo fantasmatico che accompagna la donna nella sua crescita femminile e che costituisce il preludio alla sua esperienza di maternità, ecco perché il lutto che viene elaborato dopo l’I.V.G. lo distingue da qualsiasi tipo di lutto, infatti si rende necessaria l’elaborazione sia della perdita dell’oggetto sia della perdita simultanea e concreta di un parte del Sé. Il vissuto elaborato può diventare quello di una violenza subita e le sensazioni dopo l’evento sono, soprattutto, moti d’aggressività verso sé stessa, sensi di colpa, perché non ha saputo elaborare in modo diverso la sua vita, verso il partner, che è in parte causa di ciò che le è accaduto e che l’ha lasciata sola, verso la società, perché non ha saputo aiutarla prima, durante e dopo.

Un motivo per cui la donna può giungere a uno o più aborti per cause psicologiche è la separazione progressiva tra maternità e sessualità. Se una donna si sente strumentalizzata dalla sessualità maschile, usata come un oggetto e poi abbandonata, le verrà più facile compiere gli stessi atti nei confronti della creatura che porta in grembo. Per questo ogni crudeltà, disattenzione, strumentalizzazione della donna incrementa la sua aggressività e precostituisce una possibile situazione abortiva. La maternità abbisogna del supporto di una aspettativa condivisa: l’aborto è l’esito di una solitudine. Si parla spesso di “maternità non voluta” ma dovremmo capire che sono, prima di tutto, “maternità non pensate” infatti nel momento in cui si rimane incinta si richiede alla donna una preliminare partecipazione attiva, cioè un atteggiamento disponibile alla fecondazione. Il problema però sta nel fatto che, in alcuni casi, quando per esempio, il bambino assume un carattere “salvifico” per la coppia (ad esempio: famiglie di coppie di tossicodipendenti) oppure quando ci sono dei conflitti di base con la madre, essere incinta assume un carattere di “falsa emancipazione”, tale atteggiamento non è stato inserito nella sfera dell’intenzionalità e della coscienza, per cui il bambino non è considerato un figlio al quale dover poi dedicare attenzioni e cure se nascesse, e quindi non riconoscendo il figlio a livello psicologico viene facilmente abortito, la madre non se ne sente responsabile e può vivere l’aborto come una “liberazione”.

Come abbiamo avuto modo di notare le problematiche psicologiche che possono essere conseguenti ad una interruzione volontaria di gravidanza sono molteplici. E’ chiaro che l’importanza dello stress dipende dal significato che la donna dà all’evento, da come considera il bambino (in una ricerca è stato notato che il 75% di donne considerava il bambino un ostacolo alla realizzazione di sé, delle proprie aspirazioni, soprattutto lavorative, il 69,9% un grande dono e il 68,1% lo considera come un modo per dare senso alla vita e al matrimonio) e dalla risonanza che questo ha nell’ambiente circostante, infatti la rappresentazione sociale che le donne che hanno abortito vivono nei confronti della gente comune circa i sentimenti da loro espressi verso chi abortisce, evidenzia giudizi di riprovazione o disinteresse anche se, probabilmente, questi sentimenti sono la proiezione che la donna fa sugli altri di quegli stessi sentimenti negativi e di riprovazione dell’evento che ella vive.

Tutto quello che è stato detto finora, è una totale e netta conferma dell’assunto teorico che la donna soffre. Anche se l’esistenza e la morte del suo bambino non sono riconosciute da nessuno attorno a lei, il legame che la lega a lui è totalizzante e traumatica.

Tratto da www.bios.bologna.it

SI DICHIARA GAY IN TV, MONSIGNORE SOSPESO

(di Elisa Pinna)

CITTA’ DEL VATICANO - E’ stato incastrato dal filmato di una candid camera Tommaso Stenico, monsignore di Curia, ritratto in un incontro dai contenuti equivoci dalla trasmissione “Exit” di La 7, e sospeso oggi dalla Santa Sede. Nonostante la voce artificialmente alterata, il volto sempre fuori campo, il religioso, 60 anni, nato in provincia di Trento, é stato riconosciuto da colleghi e superiori e immediatamente rimosso dal suo incarico di capo di un sottodicastero nella Congregazione del Clero in Vaticano.

Su di lui la Santa Sede ha anche aperto un procedimento che potrebbe portare a sanzioni più pesanti: un ‘licenziamento’ definitivo e, forse, la “sospensione a divinis”, ovvero il divieto di celebrare messa e sacramenti. Una punizione, questa, che, laddove venisse decisa, gli sarà data dal suo vescovo titolare (ovvero il responsabile della diocesi di Trento). Per il momento, padre Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha annunciato che le “autorità superiori” stanno trattando il caso con “severità e decisione”, anche se con la “dovuta riservatezza”. Da parte sua mons. Stenico ha ammesso di essere lui il protagonista inconsapevole del filmato ed ha già inviato una una “doverosa memoria” ai suoi capi, in primis il cardinale brasiliano Clausio Hummes, che guida la Congregazione.

Tra dichiarazioni, ritrattazioni, e consulti con il suo avvocato, il presule ha fatto filtrare la versione secondo cui tutto nasce da un equivoco e che lui, in realtà, voleva proprio demistificare le accuse di omosessualità ai preti. “Sono vittima di una trappola; ora sto sotto la Croce insieme a Gesù”, si è lamentato stasera con l’ANSA.

Il filmato si svolge in quello che apparentemente è il suo studio, nel palazzo vaticano che si affaccia su Piazza San Pietro. Qui ha fatto salire un giovane che, semisdraiato su un divano bianco, gli pone quesiti sulla correttezza morale delle unioni omosessuali. Una telefona interrompe momentaneamente il dialogo. Riattaccando la cornetta, il presule si avvicina al suo ospite, si siede sul divano e si complimenta: “Sei carino, sei troppo carino”. “Grazie, grazie - è la risposta -. Comunque con me stai per commettere un peccato agli occhi di Dio”. “Io non lo sento come un peccato”, replica il presule. “Ma allora non ha senso che tu sia un prete, perché non stai alle regole della Chiesa”, osserva il ragazzo. A questo punto , mons. Stenico si ritrae e afferma “Qui finisce la nostra storia. Non facciamo niente perché vedo che hai tante preclusioni”. Il ragazzo cerca di obiettare ma non c’é nulla da fare. L’incontro si conclude però con un ultimo apprezzamento di mons. Stenico: “quanto sei bbono”. Quando Exit ha mandato in onda il servizio, molti in Vaticano hanno sobbalzato: quello studio era noto, così come l’androne e le scale dell’edificio, riprese dalla telecamera nascosta. E quel sacerdote, che parlava con grande disinvoltura di rapporti omosessuali, non poteva che essere lui.

Il religioso è molto conosciuto in Curia, non solo per il ruolo che ricopre in una della Congregazioni vaticane più importanti (dove passano i destini dei circa 400 mila sacerdoti nel mondo), ma anche per il suo attivismo mediatico: cura rubriche catechistiche su ‘Telepace” (fino a qualche tempo fa celebrava via etere la messa mattutina), gestisce un sito internet intestato a suo nome (oggi improvvisamente ’spento’), parla ai suoi fedeli attraverso un blog, è autore di diversi libri divulgativi, e non manca mai alle cerimonie importanti. Vicino di casa dell’allora card. Joseph Ratzinger, fu il primo a salutarlo, nell’androne del palazzo, quando il porporato divenne pontefice.

“I superiori - ha spiegato padre Lombardi - stanno trattando la situazione con la dovuta riservatezza e con il dovuto rispetto per la persona interessata, anche se questa persona ha sbagliato”. Le autorità vaticane - ha proseguito - “devono intervenire con la decisione e la severità richieste da un comportamento non compatibile con il servizio sacerdotale e con la missione della Santa Sede”. Nel frattempo mons. Sternico, travolto dallo scandalo, tra una dichiarazione e una smentita, si è rivolto ad un avvocato per studiare le mosse future.

(ANSA.it)

TUMORI, CELLULARI AUMENTANO RISCHI DEL 20%

ROMA - Viene dalla Svezia l’ultimo allarme sull’uso dei telefonini. Secondo uno studio di due ricercatori, Lennart Hardell dell’università di Orebro e Kjell Hansson Mild di quella di Umea, usare il cellulare per più di 10 anni aumenta il rischio di sviluppare due tumori, il glioma e il neuroma acustico, nel lato del cervello dove si tiene l’apparecchio. La ricerca, pubblicata dalla rivista Occupational Environmental Medicine, ha analizzato e unito i risultati di undici studi effettuati in tutto il mondo sull’insorgenza di tumori in persone che usano telefoni mobili (cellulari ma anche cordless) da più di una decade.

Il risultato è stato che l’uso prolungato aumenta del 20% la probabilità di contrarre un neuroma acustico, una formazione benigna che colpisce un nervo dell’orecchio, e del 30% quella di sviluppare un glioma, un tumore maligno che colpisce il tessuto nervoso del cervello. Secondo lo studio è sufficiente un’esposizione di duemila ore, circa un’ora al giorno per dieci anni, per aumentare il rischio.

“Ma il rischio potrebbe essere ancora maggiore - avvertono gli autori intervistati dal quotidiano inglese ‘The Independent’ - perché dieci anni è il minimo periodo necessario a sviluppare un tumore. Non si può dire nulla sulle cifre che troveremo fra altri dieci anni, potrebbe esserci un aumento esponenziale dei casi, soprattutto fra i più giovani”. Secondo i ricercatori bisognerebbe rivedere gli standard di emissione per i telefonini, definiti ‘inappropriati e insicuri’, e studiare i possibili legami delle radiazioni con altre malattie, come l’Alzheimer e diversi tipi di tumori.

(ANSA.it)

Portogallo: ora l’elettricità arriva dalle onde

E’ nata nei pressi di Agucadoura la prima centrale elettrica alimentata dal movimento del mare

LISBONA (PORTOGALLO) - Fino ad oggi erano conosciute come il regno dei surfisti europei che nelle stagioni calde arrivano da ogni angolo del Vecchio Continente alla ricerca di emozionanti e favolose onde. Ma da questa settimana le coste portoghesi saranno famose anche per un altro motivo: esse ospiteranno il primo impianto di energia elettrica prodotta dal movimento delle onde marine. L’impianto è stato realizzato a qualche miglio dalla costa di Agucadoura, nel nord del paese lusitano ed è dotato di tre macchinari, i Pelamis P-750, noti anche come “i serpentoni marini”: queste apparecchiature di forma cilindrica e lunghe circa cento metri sono ancorate al fondale in modo da permettere il rollio e il beccheggio. Il movimento delle onde mette in funzione dei motori che generano energia elettrica.

LA PRODUZIONE DI ENERGIA - Secondo gli esperti la nuova centrale, che è stata costruita dalla società scozzese Ocean Power Delivery (Opd), soddisferà i bisogni di quasi 2000 famiglie e dovrebbe essere davvero salutare per l’ambiente: ogni anno circa 6 mila tonnellate di anidride carbonica non saranno immesse nell’atmosfera . L’inaugurazione dell’impianto doveva avvenire mercoledì scorso, ma il cattivo tempo non ha permesso che la cerimonia si svolgesse. All’inizio si prevedeva una centrale elettrica dotata di almeno 30 Pelamis, ma numerosi ostacoli hanno fermato quest’ambizioso progetto. Tuttavia la società scozzese ha garantito che se l’impianto manterrà le sue promesse, esso sarà dotato in un futuro di un centinaio di Pelamis che dovrebbero produrre 500 megawatt di elettricità portando luce ed energia in almeno 350.000 case.

 

 

COSTI - Max Carcas, direttore della “Pelamis Wave Power”, la società che produce gli omonimi macchinari che trasformano la forza delle onde in energia elettrica, afferma che in futuro saranno chiari i benefici di questa nuova tecnologia: «I costi diminuiscono del 15% ogni qual volta in un impianto sono aggiunti due Pelamis». Teresa Pontes, membro de “l’Istituto nazionale dell’energia, della Tecnologia e Innovazione” di Lisbona afferma che è troppo presto per dire se questi sistemi siano realmente efficaci in ogni parte del mondo. La Pontes infatti sottolinea che, grazie alla sua ideale posizione geografica, il Portogallo può ottenere buoni risultati nel campo dell’energia prodotta dalle onde del mare. Tuttavia, ribadisce che lo sviluppo di questa tecnologia è ancora agli albori: «Ci vorranno molto anni prima che essa maturi. Bisogna continuare le ricerche. Forse il miglior sistema non è stato ancora sviluppato. Se si pensa ai primi aeroplani, anche essi erano molto diversi rispetto a quello che usiamo oggi».

Francesco Tortora
(corriere.it)


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