Rassegna stampa di notizie più o meno interessanti (per me) dalla rete

Archive for July, 2008

Tvn, Scajola: “La nuova politica energetica parte da impianti come questo”

In Environment, Pollution, Rassegna Stampa on July 30, 2008 at 1:02 pm

Manca Berlusconi all’inaugurazione della centrale. Presenti Letta, Marrazzo e Moscherini


CIVITAVECCHIA – Si è svolta nel carbonile la cerimonia di inaugurazione della centrale Enel di Torre Valdaliga Nord, per l’occasione allestito come un mega set con tanto di tribune, nonostante l’assenza del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il Governo è stato rappresentato dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta e dal ministro allo Sviluppo Economico Claudio Scajola, intervenuto insieme al presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, al sindaco Gianni Moscherini e all’amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti. Proprio quest’ultimo ha introdotto i lavori, ripercorrendo le tappe che dal 2003 hanno portato alla realizzazione della centrale. Ha subito ricordato le due vittime sul lavoro di Tvn, prima di ringraziato le amministrazioni comunali, da De Sio a Moscherini,che hanno contribuito al PRIMA ACCENSIONE CENTRALE ENEL NO CARBONE SCAJOLA E MOSCHERINI (FOTO ROMANO)raggiungimento dei risultati attuali, ribadendo l’importanza della Spa come valore per il Paese. Significativo l’intervento del primo cittadino: « I civitavecchiesi si sono assunti un onere faticoso – ha dichiarato Moscherini – con il passaggio dall’olio combustibile al carbone che non è stato di certo un regalo per l’opinione pubblica. C’è stato però un dibattito democratico – ha aggiunto – che ha portato a scontri e a decisioni che questa amministrazione ha cercato di superare, coinvolgendo i no coke nella fase molto importante dei controlli che ora si aprirà». Rivolgendosi a Letta, Moscherini afferma: «Ricordo quando a Porta a Porta Berlusconi indicò Civitavitavecchia come punto strategico per il Paese per la costruzione di una nuova portualità e logistica Italiana. In questi anni – prosegue il Sindaco – il PRIMA ACCENSIONE CENTRALE ENEL (FOTO ROMANO)porto è diventato un punto d’eccellenza per il Mediterraneo, anche grazie al nuovo presidente dell’Autorità Portuale, Fabio Ciani, che sta proseguendo sul lavoro avviato. Ora insieme all’Enel che è la prima industria di tutto il territorio, dobbiamo dar vita a un nuovo tipo di eccellenza per la città». A seguire ha preso la parola il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo: «Si apre una fase nuova – ha decretato – questa Regione non si sottrae alle esigenze di sviluppo del Paese, rinnovando però un patto che includa lavoro, salute e ambiente». Ha concluso gli interventi il ministro allo Sviluppo Economicop Claudio Scajola: «Noi stiamo dando al Paese una nuova politica energetica che parte anche da impianti come questo». Ha anticipato un ritorno al nucleare, mediante una politica energetica basata al 50% sui combustibili fossili, al 25% sulle energie rinnovabili e al restante 25% proprio sul nucleare. «Troppi sprechi – ha concluso Scajola – entro novembre sarà varato il piano per il risparmio energetico». Presenti alla cerimonia numerosi operai, mentre all’esterno un imponente schieramento di forze dell’ordine ha assicurato il regolare svolgimento dei lavori di inaugurazione. Pochi i no coke e i dimostranti PRIMA ACCENSIONE CENTRALE ENEL NO CARBONE (FOTO ROMANO)che hanno protestato davanti alla centrale.

ORE 10.12 – BERLUSCONI NON VERRA’ A CIVITAVECCHIA. Fonti romane della Presidenza del Consiglio dei Ministri informano che il premier Silvio Berlusconi “trattenuto a Roma” da improvvisi impegni istituzionali, non sarà a Civitavecchia con il Sottosegretario Gianni Letta ed il ministro Claudio Scajola. (SEGUE)

(Notizia pubblicata su CIVONLINE.IT)

Movimento Nocoke Alto Lazio: domani si inaugura la centrale del cancro

In Environment, Rassegna Stampa on July 30, 2008 at 1:01 pm

Domani i cittadini dell’Alto Lazio saranno fuori dai cancelli di TVN a denunciare la macabra messa in scena dI Enel, Berlusconi, Scajola, Prestigiacomo e quanti accorreranno a presenziare un’inaugurazione a carbone che non si può fare, perchè TVN è priva di Autorizzazione Integrata Ambientale, nonostante il lavorio di tecnici e avvocati. Solo una maldestra e malefica mossa del governo potrebbe risolvere i problemi dell’azienda elettrica. I cittadini saranno lì a rappresentare un territorio che non si riconosce da tempo nei sindaci e nelle istituzioni che hanno venduto l’anima al diavolo. È la stessa cosa se i sindaci ci saranno o non ci saranno a fare i cortigiani della Spa così come è la stessa cosa se hanno o non hanno firmato i “contratti”. L’accordo c’è stato e all’eventuale accensione la loro preoccupazione non sarà quella di denunciare l’assassino bensì quella di allungare la mano per avere l’elemosina di chi vede nelle popolazioni di questo territorio solo un fastidio per i propri progetti criminali. La presenza dei cittadini sarà un grido di dolore per la compromissione del futuro proprio e dei figli, che gente senza scrupoli persegue in nome di un bisogno energetico inesistente e di ragionamenti fasulli sulle scelte strategiche del Paese.

Quella dei cittadini sarà una cerimonia vera segnata dal colore del lutto. Il territorio saranno loro e rappresenteranno anche quanti hanno paura di esporsi per le ritorsioni di cui la ghenga è capace. Chi vuole incontrare il territorio lo troverà lì fuori mentre dentro ci sarà solo chi ha compiuto la metamorfosi e parteciperà ad un evento che pur nella finzione, perchè TVN non può essere accesa a carbone, vorrà celebrare l’accensione di un impianto destinato alla combustione di 600 tonnellate di carbone all’ora, che in sessanta minuti rilascerà 6.300.000 mc di fumo carico d’inquinanti.

(notizia pubblicata su ROMANOTIZIE.IT)

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La Bibbia è per tutti

In Rassegna Stampa, Religion on July 22, 2008 at 11:38 pm

Quanti studiosi avranno visto, in oltre un secolo e mezzo, l’intero Codex Sinaiticus, la Bibbia più antica (è del Quarto Secolo dopo Cristo) arrivata ai nostri giorni? Le pagine di questa opera, preziosissima dal punto di vista storico, furono scoperte da un ricercatore tedesco, Konstantin von Tischendorf, nel 1844 nel monastero di Santa Caterina, nella Penisola del Sinai. Stavano per essere bruciate dai monaci. Da allora, i fogli – in pelle di antilope o di asino – presero diverse strade: una piccola parte rimase nel monastero, un’altra finì in Germania, all’Università di Lipsia e la gran parte andò in Russia, alla Biblioteca nazionale di San Pietroburgo che poi vendette quasi tutto alla British Library di Londra. Non più di qualche centinaio di persone, probabilmente, ha potuto studiare l’opera completa in 150 anni,

monastero.jpgOra, però, il Codex Sinaiticus sarà messo online, su iniziativa dell’ Università di Lipsia e con la collaborazione degli altri tre luoghi in cui una parte delle pagine si trova. Giovedì 24 luglio, andranno online le prime 110 pagine digitalizzate, su un sito web dedicato. In novembre, altre ne verranno aggiunte e nel luglio del 2009 l’intera opera (390 pagine) sarà consultabile da tutti via internet. Si tratta di una buona metà dell’Antico Testamento, di quasi tutto il Nuovo Testamento e di alcuni scritti apocrifi: in greco oncinale, in scripta continua (senza spazi tra le parole), sull’edizione online si troveranno anche la trascrizione in greco e le traduzioni in inglese e tedesco.

sinaiticus.jpgIl Codex ritrovato nel monastero di Santa Caterina, sul Sinai, è considerato fondamentale nello studio dell’evoluzione della Bibbia, dalle prime edizioni ebraiche e poi cristiane alle variazioni che furono introdotte nei primi secoli del cristianesimo e poi nel Medioevo: anche su di esso sono riportate correzioni che rendono ancora più interessante l’opera, in quanto consente di studiare i cambiamenti al testo avvenuti nel tempo. Il confronto tra il Codex Sinaiticus e altre Bibbie arrivate fino a oggi, come per esempio il quasi contemporaneo Codex Vaticanus, consente inoltre agli storici di studiare nel dettaglio variazioni e differenze importanti anche dal punto di vista teologico.

Da giovedì, questo tesoro sarà a disposizione di tutti.

(da Blog Graffiti)

Tavaroli, lo spionaggio e i dossier: ecco l’atto d’accusa dei pm di Milano

In Politics, Rassegna Stampa on July 22, 2008 at 3:10 pm

Chiusa l’inchiesta, in 34 verso il processo: corruzione e appropriazione. Indagate Telecom e Pirelli, non gli ex manager Tronchetti Provera e Buora

MILANO — Sulla consapevolezza dei vertici aziendali di Telecom e Pirelli circa almeno una circostanza, e cioè l’illiceità del modo con il quale la Security di Giuliano Tavaroli era riuscita a carpire l’archivio informatico dell’agenzia investigativa Kroll ingaggiata dai brasiliani rivali del gruppo di Marco Tronchetti Provera e Carlo Buora, una voce c’è stata nell’inchiesta conclusa ieri dalla Procura di Milano con l’incriminazione delle persone giuridiche delle due società ma non delle persone fisiche dei due imprenditori: un interrogatorio (coperto da omissis) alla fine del 2007 di Fabio Ghioni, l’esperto informatico capo del «Tiger Team» di hackers che avevano appunto soffiato alla Kroll il suo prezioso archivio.

Ma una sola chiamata in correità non è stata ritenuta sufficiente dai magistrati (nè allora, nè alla fine degli interrogatori simultanei il 27 giugno scorso di Tronchetti e Buora come testimoni) per iscrivere l’allora azionista di riferimento e l’amministratore delegato nel registro degli indagati. Soprattutto perché il miglior scudo a Tronchetti e Buora sono state paradossalmente le parole messe a verbale (e ancor più quelle non pronunciate) nei 15 interrogatori nei quali dal settembre 2006 al maggio 2007 Tavaroli ha prospettato ai magistrati la sua verità di manager sempre e solo attivatosi per l’interesse aziendale. Senza mai coinvolgere direttamente Tronchetti e Buora nell’ordinazione o nella consapevolezza degli illeciti, anzi nell’aprile 2007 dichiarando ai pm di averli spesso messi al corrente delle vicende più rilevanti ma non delle fonti e delle modalità con le quali egli aveva acquisito le notizie che metteva a disposizione dei due vertici aziendali.

I 34 milioni
Per costoro le 371 pagine dell’«avviso di chiusura delle indagini » notificato ieri a 34 indagati e di «deposito degli atti» che in ben 169 faldoni la Procura metterà materialmente a disposizione dei difensori solo tra qualche giorno (per i problemi logistici di gestione di questa montagna di carte non scannerizzate su Dvd come invece accaduto in altre inchieste quali Antonveneta- Unipol) sono agrodolci laddove quantificano in circa 34,3 milioni di euro i fondi aziendali con i quali dal 1997 al dicembre 2004 la Security del gruppo ha finanziato gli illeciti praticati da una piattaforma informativa che poteva integrare quattro preziosi canali: «i mezzi e le persone di Pirelli, Telecom e Tim messi a disposizione da Tavaroli», l’agenzia di investigazione privata del detective fiorentino Emanuele Cipriani, il flusso informativo veicolato da investigatori privati provenienti dalle file dei servizi segreti come Giampaolo Spinelli (ex Cia) e Marco Bernardini (ex Sisde), e la pirateria informatica esercitata dal Tiger Team di Fabio Ghioni.

Aziende fuori controllo
Pagine agrodolci perché da un lato l’atto di conclusione delle indagini, oltre a lasciare Tronchetti e Buora non indagati, contesta a Tavaroli e ai suoi complici anche l’aggravante di aver commesso alcuni dei reati «per occultare pratiche corruttive » precedentemente attuate dallo staff della Security «con l’abuso di relazioni d’ufficio e prestazioni d’opera» nelle due società, dunque strumentalizzando le strutture e i soldi delle due aziende, indicate dai pm com «parti offese» rispetto al reato di «appropriazione indebita» dei 34 milioni aziendali contestato (in varia misura) a Tavaroli, Cipriani, Bernardini, Spinelli, Ghioni e anche al direttore della sicurezza di Pirelli Pierguido Iezzi. E’ la prospettazione sin dall’inizio avanzata da Telecom e Pirelli, che, tramite il loro avvocato Francesco Mucciarell, nell’inchiesta della Procura hanno via via depositato ai magistrati (come si ricava ora dall’indice degli atti) ben 58 note e contributi documentali.
Tuttavia, dall’altro lato, l’ordine di grandezza delle cifre fuoriuscite dalle casse societarie senza che alcun controllo interno avesse a che sollevare il minimo dubbio, e la dimensione dell’attività di dossieraggio svelata dalle indagini, nel contempo non testimoniano per la bontà della gestione imprenditoriale di Telecom e Pirelli, che come persone giuridiche vengono indagate per «corruzione» (ai sensi della legge 231 sulla responsabilità amministrativa dell’ente per i reati commessi da propri dipendenti nell’interesse dell’azienda) appunto «per non avere fino al maggio 2003 predisposto modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire » le corruzioni di pubblici ufficiali operate dalla loro Security;
e, dopo aver adottato i modelli interni di controllo, «per non averli efficacemente attuati e non aver adeguatamente vigilato sulla loro osservanza». E chi non ha predisposto o poi non ha vigilato, sono quegli stessi vertici che come persone fisiche non si sono invece visti addebitare dai pm condotte di rilevanza penale.

Privacy a meno 9.000
Quella che la Procura qualifica tecnicamente una «associazione a delinquere» (contestazione mossa a 26 indagati su 34), è peraltro accusata d’aver commesso un’impressionante (per quantità e qualità) varietà di reati. Prima di tutto la «corruzione » finalizzata alla «rivelazione di segreti d’ufficio»: le tangenti versate ai pubblici ufficiali che si prestavano a consultare abusivamente le banche dati dei Ministeri dell’Interno, della Giustizia e delle Finanze, con ciò violando circa 9mila volte il trattamento dei dati personali di almeno 4.000 persone e 350 società.

Radar e i pirati
Questi atti d’indagini clandestine e illecite costituivano la base dei dossieraggi che poi erano rimpolpati dal decisivo contributo proveniente da altre due potenti fonti di notizie. La prima: il mercimonio di tabulati telefonici, i registri delle chiamate di qualunque utenza, dai quali si può dedurre chi parla con chi, quando, quante volte: un applicativo informatico della Tim, il sistema Radar nato per contrastare le frodi contrattuali ma utilizzato poi per le impreviste potenzialità che un suo difetto aveva evidenziato, consentiva infatti di estrarli senza che rimanesse traccia di chi aveva interrogato il sistema. La seconda: l’intrusione illecita nei sistemi informatici di privati e di grandi aziende, dai quali gli hackers di Ghioni sapevano risucchiare archivi e posta elettronica.

007 italiani ed esteri
Infine, tramite l’ex capo del controspionaggio del Sismi Marco Mancini, ma anche grazie all’ex dipendente Sisde Francesco Rossi e all’ex fonte Sisde e sindacalista Alitalia Antonio Vairello, nonché allo 007 francese e funzionario Europol Fulvio Guatteri, e ai contatti ex Cia di Spinelli, la Security di Telecom e Pirelli poteva attingere anche a «notizie e documenti attinenti la sicurezza dello Stato di cui è vietata la divulgazione», in parole povere a schede e notizie classificate per uso istituzionale negli archivi dei servizi segreti.

La rete antimagistrati
La piattaforma informativa integrata, sempre nella fotografia che ne restituiscono i 40 capi d’imputazione, avrebbe anche sviluppato un paio di anticorpi rispetto a chi l’avesse contrastata. Uno sarebbe stata la «Rete», cioè un terminale di «informatori e ufficiali di polizia giudiziaria «ispirato» per i pm dall’ex ufficiale dei carabinieri poi dirigente Telecom Angelo Jannone e dal consulente di Tronchetti, Guglielmo Sasinini: imperniata sui «collettori» di notizie su base regionale Amedeo Nonnis, artificiere dell’esercito, e Edoardo Dionisi, carabiniere, la «Rete» per l’accusa fu «creata sia per acquisire notizie utili sia per tutelare la Security e il management dell’azienda da iniziative giudiziarie».
L’altro anticorpo avrebbe invece sfruttato, all’interno dei sistemi aziendali di telecomunicazione, un sistema di una quindicina di sonde potenzialmente in grado di «suonare» l’allarme ove su alcuni particolari soggetti qualche magistrato avessero attivato intercettazioni telefoniche, nonché forse tecnicamente utilizzabile anche al contrario per poter svolgere intercettazioni illegali (di cui però l’inchiesta in tre anni non ha trovato alcun caso comprovato e di cui per questa ragione non ha stilato alcuna contestazione nei capi d’imputazione). Nell’indice degli atti, che da solo occupa 144 pagine, si ricava comunque che la Procura in questa indagine non ha ritenuto di ricorrere mai (salvo per pochi giorni nel 2006 per sorvegliare il comportamento processuale di Bernardini mentre rispondeva ai pm) allo strumento investigativo delle intercettazioni.

Vittime nel pc
Tra gli attacchi informatici più clamorosi, quelli condotti all’archivio della Kroll, completamente «aspirato» al pc portatile di un suo agente in una stanza di hotel; le intrusioni nel novembre 2004 nei computer dell’amministratore delegato di Rcs Vittorio Colao e del vicedirettore del Corriere della Sera,
Massimo Mucchetti (operazione Mucca Pazza); il furto della posta elettronica di Carla Cico (la manager di Brasil Telecom che con Daniel Dantas era ai ferri corti con i soci della Telecom italiana) e di una serie di persone ritenute vicine ai rivali brasiliani, come i giornalisti di Libero Fausto Carioti e Davide Giacalone, i consulenti Giannalberto e Pierluigi D’Ecclesia Farace, l’avvocato Francesco Giorgianni.

Controllori controllati
Tra gli illeciti spiccano poi quelli che hanno visto come vittime coloro che avevano compiti, nelle istituzioni o negli organi societari, di controllare la gestione di Telecom e Pirelli. A cominciare dal furto di posta elettronica di cinque funzionari dell’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato proprio mentre in quel dicembre 2004 l’Antitrust doveva decidere una causa intentata contro Telecom dai concorrenti Fastweb e Albacom. Non meno grave è il dossieraggio (operazione Clarabella)
su Rosalba Casiraghi, la professionista che nel collegio sindacale di Telecom rappresentava i soci di minoranza; o l’intrusione nelle email di due componenti dei fondi pensione che contestavano gli accordi tra Telecom Italia e Daniel Dantasa. Senza contare le attività illecite messe in atto nei confronti di concorrenti come Vodafone, Vivo, Telmex, il gruppo Sawiris, Fastweb, H3G. E, ancor più scabrosi, gli accertamenti illeciti operati su migliaia di dipendenti di Telecom e Pirelli con le operazioni Filtro e Scanning, costate da sole ben 2 milioni e 700mila euro dal 2000 al 2004.

La lista
Ma l’elenco delle persone sulle quali risultano svolti accertamenti abusivi di vario genere, tutti comunque in violazione del trattamento dei loro dati personali (Anagrafe tributaria, banche dati di polizia, Casellario giudiziario, tabulati telefonici Tim, dossieraggio tramite detective privati) riassume un lungo elenco di nomi già venuti alla ribalta man mano che il gip Giuseppe Gennari scriveva le otto ordinanze di custodia cautelare chieste ed eseguite dai pm Fabio Napoleone, Nicola Piacente e Stefano Civardi. Nell’elenco, che occupa oltre 200 pagine, figurano anche banchieri come Cesare Geronzi, imprenditori come Marcellino Gavio, manager come Enrico Bondi o l’ad di Enel Fulvio Conti, finanzieri esteri come Al Walid, esponenti di associazioni di consumatori come Carlo Rienzi del Codacons, il calciatore Bobo Vieri, Luciano Moggi, qualche ignaro utilizzatore di cellulari di cui sono stati studiati a lungo i tabulati (uno in carico alla Mondadori, o l’altro intestato «a Pirelli spa Rcs MediaGroup»), politici come Lorenzo Cesa o Aldo Brancher, e in un caso anche un nome alla ribalta della cronaca nera come Ruggero Jucker (che risulta «radiografato» insieme al padre dopo il suo arresto per l’uccisione della fidanzata a Milano).

Afef e il fratello
Dopo tanti scorci di verbale, spesso difficili da ricollegare in una visione unitaria, tra i capi d’imputazione compare anche quello che contesta allo 007 francese Fulvio Guatteri di essersi «procacciato dati segreti e riservatissimi destinati a Tavaroli e Cipriani», tra cui quelli su «Slaeddine Jnifen, affine al Presidente Tronchetti Provera» in quanto fratello di sua moglie Afef Jnifen.

Distruzione
Ulteriori 83 faldoni contengono l’esito del dossieraggio illecito della Security di Telecom-Pirelli, e cioè appunto il materiale informativo illecitamente raccolto sulle quasi 5mila persone che nelle prossime settimane i magistrati dovranno trovare il modo di avvisare (anche all’estero) affinché possano partecipare all’udienza di distruzione dei dossier: i pm l’hanno chiesta al gip come impone la pasticciata legge varata nel 2006 dal governo Prodi, sebbene essi da oltre 15 mesi attendano che la Corte Costituzionale si esprima sull’incostituzionalità o meno delle norme lamentata sia dalla Procura, sia dalla difesa di Tavaroli, sia dai primi cinque dipendenti «spiati» dall’azienda che si erano costituiti parti civili in un procedimento-pilota

Stralcio
E’ confermato che, se il grosso dell’inchiesta è concluso con il deposito degli atti di ieri, resta però ancora aperto un filone sulle possibili corruzioni internazionali a cui alcuni degli indagati hanno accennato, o per negarle o per larvatamente accreditarne l’esistenza scaricandone però la responsabilità su qualcun altro. La certezza dello stralcio arriva dalla numerazione dell’avviso di conclusione notificato ieri agli avvocati: reca il numero 25194 di quest’anno, diverso dall’iniziale fascicolo 30382 (che evidentemente resta come contenitore tecnico di possibili sviluppi) aperto nel 2003 per una indagine su truffe al Comune di Milano da parte di una società di vigilanza privata. Proprio l’inchiesta nella quale fu intercettata una telefonata, su una circostanza riguardante indirettamente Tavaroli, da cui è partita poi tutta l’inchiesta sulla Security di Telecom e Pirelli.


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Brasile senza rogatorie
E resta però confermato anche che sulla controversa vicenda dello scontro in Brasile fra la Telecom italiana e il fondo Opportunity del finanziere Daniel Dantas, con contorno di reciproci spionaggi e possibili tangenti sudamericane, la Procura di Milano non ha avviato allo stato alcuna rogatoria con il Brasile, così come non c’è traccia agli atti di richieste di assistenza dal Brasile all’Italia (solo una lettera di un magistrato carioca).
In compenso dagli atti si apprende che un gran numero di rogatorie sono invece state avviate con altri obiettivi (la ricerca dei soldi usciti dalle casse di Telecom e Pirelli) in Svizzera, in Gran Bretagna, negli Stati Uniti, a Guernsey, nel Principato di Monaco e in Lussemburgo.

Luigi Ferrarella

(fonte: Corrieredellasera.it)

Ricerca: la felicità è “immune agli eventi della vita”

In Psicology, Rassegna Stampa on July 14, 2008 at 10:04 am

MILANO – I bei momenti della vita di una persona, incontrare l’amore o avere figli, regalano una felicita’ che e’ solo temporanea. Il nostro livello ‘base’ di felicita’ e’ infatti lo stesso durante tutta l’eta’ adulta: lo dice uno studio riportato dall’Economic Journal. Economisti britannici, statunitensi e francesi hanno analizzato per 20 anni il livello di soddisfazione di centinaia di tedeschi. Lo stesso meccanismo, chiamato “adaptation”, permette di rialzare la testa dopo un evento triste o traumatico. La ricerca ha analizzato per 20 anni persone che avevano tra i 18 e i 60 anni all’inizio dello studio, e che nel corso del tempo hanno risposto regolarmente a domande sul loro livello di felicita’, come pure su eventi particolari della loro vita. Solo chi era rimasto a lungo disoccupato – riporta lo studio – ha avuto un effetto a lungo termine sul livello dell’umore. Altri eventi negativi, compreso il rimanere vedovi o divorziare, o addiruttura anche rimanere infermi, hanno invece avuto effetti solo a breve termine. Allo stesso modo, sposarsi o avere figli, o vincere alla lotteria, hanno reso felici i volontari per un periodo massimo di due anni. E’ dunque vero, concludono i ricercatori, che il tempo cancella il passato: “c’e’ una specie di termostato della felicita’ dentro ognuno di noi, che puo’ subire modificazioni, ma solo di breve durata”, spiegano. (Agr)

(Corriere.it)

ZAPATERO: BASTA CROCIFISSI NEGLI UFFICI

In Politics, Rassegna Stampa, Religion on July 7, 2008 at 1:03 am

(di Martino Rigacci)

ROMA – Lo slogan scelto dal 37/o congresso del Psoe in corso a Madrid è ‘la fuerza del cambio’: e in effetti i cambiamenti promossi dal partito di José Luis Zapatero non mancano, visto che una mozione esaminata dai socialisti prevede di “sopprimere progressivamente i crocifissi negli spazi pubblici e atti ufficiali”, quali per esempio “i funerali di Stato ed i giuramenti dei ministri” al palazzo reale della Zarzuela.

L’obiettivo del Psoe è quello di fare un ulteriore passo in avanti per rafforzare la laicità dello Stato: una decisione che probabilmente innescherà un nuovo scontro nei difficili rapporti tra il governo Zapatero e la Conferenza episcopale spagnola, dopo quattro anni di tensioni su alcune leggi  (matrimoni gay e divorzi ‘express’) promosse dai socialisti.   In termini più concreti, la mozione, che è stata presentata dalla direzione del Psoe, punta alla “progressiva sparizione dei simboli e liturgie religiose negli spazi pubblici e atti ufficiali”, nell’ambito di una già annunciata revisione della ‘Legge organica sulla Liberta’ Religiosà (approvata nel 1980).

“L’emendamento fa tra l’altro riferimento alla presenza dei crocifissi nei ministeri o ai funerali di Stato”, ha ricordato il quotidiano El Pais, rilevando come la mozione ribadisca che “una concezione laica dello Stato rappresenta un segno d’identità politica del socialismo”. La Chiesa cattolica,  aggiunge il documento, “deve essere cosciente” del fatto che la Costituzione spagnola non contempla “alcun privilegio” nei suoi confronti.

Essendo un documento interno al partito non sono al momento previsti dei termini precisi per l’entrata in vigore di quanto previsto nella mozione. E d’altra parte, al fine di non dare l’impressione di un eccessivo radicalismo, gli autori del documento hanno sottolineato come “l’obiettivo del Psoe non sia quello di agire tramite un imperativo legale, bensì di orientare e accompagnare” i cambiamenti della società spagnola, che devono essere promossi “tenendo conto del sentimento generale dei cittadini”.

Già nelle scorse settimane, diverse federazioni regionali del Psoe avevano reso noto di voler presentare al congresso una mozione che puntasse proprio ad una modifica in senso più laico della ‘Legge sulla Liberta’ Religiosà. La mozione discussa oggi non ha accolto, invece, un punto avanzato con forza dall’ala sinistra del partito, che vuole riesaminare gli accordi firmati nel 1979 tra lo Stato spagnolo e la Santa Sede.

Il congresso del Psoe, che per la terza volta rinnoverà il mandato quale leader a Zapatero, sta affrontando anche altri temi eticamente sensibili, in primo luogo l’aborto per il quale si chiede una maggiore liberalizzazione, oltre all’immigrazione e alla difficile situazione economica nella quale si trova da un po’ di tempo la Spagna.

(ANSA.it)

La tavola di pietra che racconta la storia del messia risorto prima di Cristo

In Rassegna Stampa, Religion on July 7, 2008 at 12:56 am

Divide gli studiosi l’interpretazione delle iscrizione sul reperto del mar Morto acquistato da un collezionista svizzero

E’ uno dei reperti storici più controversi dell’antichità e la sua dubbia interpretazione da circa un decennio causa interminabili dibattiti tra insigni studiosi internazionali. Si tratta di una tavola di pietra, scoperta circa dieci anni fa vicino al Mar Morto e lunga circa 90 cm. Su di essa sono iscritti 87 versi in ebraico che narrano la storia di un Messia che sarebbe risorto tre giorni dopo la sua morte. Niente di nuovo se si pensa alla storia di Cristo narrata nei Vangeli, ma vi è un particolare davvero singolare: il reperto storico risalirebbe ad un’epoca antecedente alla nascita di Gesù. A riproporre il mistero di questa tavola di pietra, conservata all’Israel Museum di Gerusalemme, è il New York Times: il quotidiano della Grande Mela afferma che nuovi interessanti particolari su questo reperto saranno rivelati nei prossimi giorni durante una conferenza che si terrà nello stesso museo di Gerusalemme per festeggiare i 60 anni dalla scoperta dei Manoscritti del Mar Morto (i preziosissimi frammenti archeologici ritrovati in undici grotte nell’area di Qumran a metà del Novecento)

STORIA - Scoperta da un antiquario giordano e in seguito comprata dal collezionista svizzero di origine ebraiche David Jeselshon, secondo alcuni studiosi questa tavola di pietra metterebbe seriamente in discussione l’originalità del Cristianesimo e della resurrezione di Cristo. Gran parte del testo riporterebbe passi dell’antico Testamento, specialmente i libri dei profeti Daniele e Zaccaria in cui l’angelo Gabriele presenta una visione apocalittica della storia di Israele. Secondo gli archeologi tra le iscrizioni presenti sulla tavola vi sarebbe anche un passo in cui è raccontata la storia di un Messia risorto dopo tre giorni. Ciò confermerebbe che una vicenda simile a quella della Resurrezione di Cristo era presente nella cultura ebraica prima che Gesù nascesse ed era ben conosciuta dai cittadini che vivevano nell’antico Israele. Successivamente sarebbe stata ripresa dai seguaci di Gesù e riadattata per diffondere la nuova fede. Altri studiosi sembrano più cauti: essi sottolineano che sulla pietra molte parole appaiono illeggibili, in alcuni punti sono addirittura scomparse, quindi è impossibile per adesso stabilire la verità.

IL MESSIA - Una ricerca pubblicata l’anno scorso da Ada Yardeni e di Binyamin Elitzur, entrambi studiosi di iscrizioni antiche, sulla rivista specialistica «Cathedra» gettò una nuova luce sul mistero della tavola di pietra: l’articolo, intitolato «La rivelazione di Gabriele» confermava che la pietra risalisse al I secolo A.C. e i due studiosi mettevano in dubbio che il tema del Messia risorto fosse un evento raccontato per la prima volta dai Vangeli cristiani. A dire il vero già nel 2000 il professor Israel Knohl della Hebrew University aveva presentato una dettagliata e originale interpretazione sulla contiguità tra la resurrezione di Cristo e un precedente racconto ebraico che aveva come tema il Messia risorto. Nel libro intitolato «Il Messia prima di Gesù» Knohl asseriva che il protagonista della resurrezione di cui parla la tavola di pietra era un certo Simone, un condottiero ebreo che avrebbe scatenato una rivolta all’indomani della Morte di Erode per liberare Israele dal giogo romano. Tale vicenda sarebbe presente anche nel Talmud, uno dei testi sacri dell’Ebraismo e la rivolta sarebbe stata brutalmente soffocata dalle armate romane. Secondo lo studioso, la tradizione narrava di questo condottiero, che sebbene ucciso, sarebbe risorto tre giorni dopo la morte e avrebbe aperto la strada della libertà al popolo di Israele. Secondo lo studioso ciò risulta chiaro nei versi 19-21 presenti sulla tavola di pietra nei quali si può leggere: «In tre giorni tu saprai che il diavolo sarà sconfitto dalla giustizia» mentre in altre righe si legge che il sangue e la morte del Messia sono la strada che porterà alla giustizia. Infine in due altri versi successivi, difficili da decifrare, Knohl sostiene che vi siano scritte le testuali parole: «Dopo tre giorni tu rivivrai, Io, Gabriele, te lo comando» (Gabriele è l’arcangelo che secondo la religione ebraica era il messaggero di Dio. Nel Vangelo di Luca è lui ad annunciare a Maria che partorirà il figlio di Dio)


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CRITICHE - «Questi versi mettono in discussione l’originalità del Cristianesimo» afferma il professor Knohl. «La resurrezione dopo tre giorni del Messia è qualcosa che esisteva già nella tradizione ebraica prima che Cristo comparisse sulla Terra». Tuttavia molti studiosi non sembrano accettare le tesi del professor Knohl. La stessa ricercatrice Yardeni sostiene che sebbene la tavola di pietra mette seriamente in discussione l’originalità del tema della resurrezione, è abbastanza discutibile affermare che il personaggio storico Simone sia il Messia da cui poi i cristiani avrebbero tratto ispirazione. Anche il professor Moshe Bar-Asher, docente emerito di Ebraico e Aramaico all’Università Ebraica di Gerusalemme appare scettico: «In passi cruciali del testo mancano troppo parole».

Francesco Tortora

(Corriere.it)

TIVOLI, SORPRESO A RUBARE AUTO: RUMENO ARRESTATO DA CC

In Foreigners on July 2, 2008 at 12:58 pm

(OMNIROMA) Roma, 02 lug – I carabinieri della compagnia di
Tivoli, impegnati in un servizio di controllo del territorio
nell’area tiburtina finalizzato al contrasto dei reati contro il
patrimonio, hanno arrestato C.I. 23enne, di nazionalità rumena,
sorpreso mentre cercava di impossessarsi di un’autovettura in
sosta. L’uomo è stato notato mentre forzava la portiera di una
Citroen C3. Alla vista dei militari è fuggito per le vie
circostanti ma è stato bloccato poco dopo.