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La Ru486 arriva in Italia. Dura condanna del Vaticano

In Rassegna Stampa, Religion on July 31, 2009 at 12:58 am

la Santa Sede: «scomunica per chi la usa e per chi la prescrive»

ROMA – La Ru486 arriva in Italia. Dopo una riunione durata più di quattro ore, è arrivato giovedì in tarda serata il via libera a maggioranza (quattro contro uno) dall’Agenzia italiana del farmaco alla pillola abortiva. Il Consiglio di amministrazione dell’Aifa ha infatti approvato l’immissione in commercio nel nostro Paese del farmaco già commercializzato in diverse altre Nazioni. Nel Cda dell’Aifa hanno votato a favore della pillola il presidente Sergio Pecorelli e i consiglieri Giovanni Bissoni, Claudio De Vincenti e Gloria Saccani Jotti. Ad esprimersi negativamente è stato invece Romano Colozzi, assessore alle Risorse e Finanze della Regione Lombardia. La Ru486 potrà essere utilizzata in Italia solo in ambito ospedaliero, così come la legge 194 prevede per le interruzioni volontarie di gravidanza. Nelle disposizioni, ha spiegato l’assessore Bissoni, c’è un «richiamo al massimo rispetto della legge 194 e all’utilizzo in ambito ospedaliero. Dopo una lunga istruttoria è stato raccomandato di utilizzare il farmaco – ha aggiunto – entro il quarantanovesimo giorno, cioè entro la settima settimana». Entro questo termine, infatti, le complicanze per l’uso del farmaco sono sovrapponibili a quelle dell’aborto chirurgico, ha concluso l’assessore.

LA CONDANNA DEL VATICANO – Ancora prima che l’Aifa si pronunciasse, il Vaticano era tornato all’attacco contro la pillola abortiva. L’Osservatore Romano aveva affrontato in mattinata il nodo della Ru486 riportando le preoccupazioni espresse dalla sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella. «La decisione dell’Aifa a favore della commercializzazione – secondo il sottosegretario, non è scontata, alla luce delle 29 morti tra donne in vari Paesi del mondo causate dalla Ru486. Sulla sicurezza della pillola, dunque, “persistono molte ombre”», ha scritto il quotidiano vaticano. È stato poi monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Academia pro Vita, a spiegare che l’uso della pillola in questione comporta la scomunica per le donne che vi fanno ricorso così come per i medici che l’hanno prescritta perché la sua assunzione è analoga a tutti gli effetti dell’aborto chirurgico. «Dal punto di vista canonico è come un aborto chirurgico» sottolinea il vescovo. «L’assunzione della Ru486 equivale ad un aborto volontario con effetto sicuro, perché se non funziona il farmaco c’è l’obbligo di proseguire con l’aborto chirurgico. Non manca nulla. Cosa diversa è la pillola del giorno dopo, che, pur rivolta ad impedire la gravidanza, non interviene con certezza dopo che c’è stato il concepimento. Per la Ru486, quindi, c’è la scomunica per il medico, per la donna e per tutti coloro che spingono al suo utilizzo». «Rimango allibito dall’atteggiamento dell’Aifa (agenzia italiana per i farmaci)» ha anche detto Sgreccia e « spero – ha aggiunto – che ci sia un intervento da parte del governo e dei ministri competenti» perché la pillola abortiva RU486 «non è un farmaco, ma un veleno letale».

«L’AGGRAVANTE DEL RISCHIO PER LA MADRE» – La pillola«ha effetto abortivo, quindi valgono – prosegue Sgreccia – tutte le considerazioni che valgono quando si parla di aborto volontario. C’è, inoltre, un’aggravante che dovrebbe far riflettere anche chi appoggia la legalizzazione dell’aborto chirurgico, ed è il rischio per la madre. Più di venti donne sono morte per effetto della somministrazione di questa sostanza. Questo farmaco assume, quindi, la valenza del veleno. È una sostanza non a fine di salute, ma a fine di morte. Si va contro la regola fondamentale della vita della madre. Bisognerebbe, per questo motivo, sospendere tutto. Inoltre – prosegue il vescovo – si cerca di scaricare sulla donna sola la responsabilità della decisione. Si torna a una forma di privatizzazione dell’interruzione di gravidanza. All’inizio si è legalizzato l’aborto proprio per toglierlo dalla clandestinità, ora il medico se ne lava le mani e il peso di coscienza ricade sulla donna».

«SULL’AIFA PRESSIONI POLITICHE ED ECONOMICHE» - Sgreccia poi non ha dubbi sulle cause che spingono l’Aifa alla liberalizzazione del farmaco: si tratta, secondo il presule, di «pressioni politiche ed economiche».

(fonte: CorrieredellaSera.it)

Ior, chiude dopo vent’anni l’era Caloia

In Rassegna Stampa, Religion on July 23, 2009 at 10:47 pm

Alla presidenza arriverà Gotti Tedeschi, economista voluto dal cardinale Bertone

GIACOMO GALEAZZI
CITTA’ DEL VATICANO

«L’era Caloia si è conclusa». Per tre giorni, da martedì a giovedì, si è riunita in Vaticano la commissione di quindici porporati che sovrintende alle questioni organizzative ed economiche della Santa Sede. Hanno approvato il bilancio annuale del Vaticano, ma soprattutto hanno discusso del futuro dello Ior, la banca del Vaticano con i suoi 130 dipendenti, i 40 mila conti correnti, i clienti selezionati e top secret. La sorte del presidente è stata decisa. «L’uscita di Angelo Caloia è certa», concordano fonti vaticane e bancarie. E avverrà ben prima dei due anni che mancano alla scadenza prevista. Del nuovo assetto di vertice si occuperà presto un altro «conclave» più ristretto, cioè il consiglio dei cinque cardinali che vigila sulla banca del Papa, presieduto dal segretario di Stato, Tarcisio Bertone e la cui composizione è recentemente stata modificata come «prologo di un più generale cambiamento allo Ior».

Il rinnovamento «tranquillo» del governo «gentile» di Benedetto XVI ha riguardato l’intera Curia, inclusa la novità senza precedenti del mandato non rinnovato alla scadenza del quinquennio al «papa rosso» Sepe, ministro delle missioni. Scelte anche traumatiche, che però finora non avevavo riguardato la cabina di comando della banca vaticana. Caloia, osservano in Curia, è l’ultimo del vecchio corso rimasto sulla sua poltrona oltre al ministro dei vescovi, Giovanni Battista Re.

«Lo Ior non è una realtà semplice e il cambio della guardia ha richiesto più tempo». Nei Sacri Palazzi si ipotizza che non sia dispiaciuto troppo a Caloia il libro-scandalo «Vaticano spa» sui conti segreti dell’Istituto. Inoltre il banchiere che da vent’anni domina la banca vaticana si sarebbe costituito «un’uscita più che onorevole» con un incarico «operativo e molto ben remunerato in Fideuram», da affiancare alla «pensione faraonica» predisposta allo Ior. E anche se ai suoi collaboratori continua ad assicurare che resterà fino a tutto il 2010, lo stesso Caloia è a conoscienza della volontà del Papa e del suo braccio destro, il salesiano Bertone di procedere all’avvicendamento «nel volgere di pochi mesi».

Con lui è in uscita anche monsignor Piero Pioppo, per il quale l’ex segretario di Stato, Sodano (poco prima di lasciare l’incarico) ha ricreato quella carica di Prelato dello Ior rimasta vacante dopo l’infausta stagione di Paul Marcinkus, Luigi Mennini, Pellegrino de Stroebel e Donato De Bonis. Per lo «zelante» Pioppo, che fa parte del servizio diplomatico della Santa Sede, si prospetta la promozione in una della nunziature che entro breve passeranno di mano. Nell’Istituto di Ratzinger-Bertone difficilmente sarà confermato il vicepresidente Virgil Dechant, mentre il direttore generale Paolo Cipriani e il suo vice Massimo Tulli sono appena stati nominati e sono «emanazione» del nuovo corso ratzingerian-bertoniano.

Della necessità di un ricambio si sarebbero convinti nella Commissione di Vigilanza, oltre al trio di Curia (Tarcisio Bertone-Attilio Nicora-Jean Louis Tauran) anche i cardinali extraeuropei Telesphore Placidus Toppo e Odilo Pedro Scherer. Caloia, mandato scaduto e prorogato «fino a diversa soluzione», è considerato «espressione di passate gestioni» della segreteria di Stato e «autonomo» al punto da difendere l’amico Giovanni Bazoli messo sotto scacco da Mediobanca e scontrarsi con l’economo dei salesiani e presidente della Polaris investment Italia, Giovanni Mazzali sulla gestione del risparmio etico degli enti ecclesiastici.

Salvo improbabili outsider dell’ultim’ora, la scelta del Papa e di Bertone è orientata su Ettore Gotti Tedeschi, economista della Cattolica, editorialista dell’«Osservatore romano» e navigato banchiere (McKinsey, Akros, Banco Santander), favorito sull’«anziano» Hans Tietmeyer, ex presidente della Bundesbank, e sull’ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio, sponsorizzato da Re ma azzoppato dalle bufere giudiziarie. Gotti Tedeschi potrà contare sulla cooperazione del fedelissimo di Bertone, il genovese Giuseppe Profiti, direttore amministrativo del Bambin Gesù, e a suo tempo indicato come possibile candidato, e su quella dell’uomo di fiducia del cardinale Angelo Bagnasco, Marco Simeon, il giovane sanremese da tempo «ambasciatore» di Cesare Geronzi in Vaticano.

Tra i signori della «finanza bianca», i tradizionali alleati di Caloia (Giovanni Bazoli, Corrado Passera, Giuseppe Guzzetti) sembrano ormai convengere con i sostenitori del cambiamento (Fabrizio Palenzona, Paolo Biasi, Carlo Fratta Pasini, Roberto Mazzotta). Favorevole a Gotti Tedeschi sia l’Opus Dei sia la ciellina Compagnia delle Opere. Nella torre Niccolò V in Vaticano si volta pagina.

(Fonte: LaStampa.it)

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