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Enzo Bianchi e la comunità monastica di Bose

In Rassegna Stampa, Religion on March 14, 2010 at 2:37 am

di BRUTO MARIA BRUTI

Enzo Bianchi contro “La Civiltà Cattolica”.
Per il priore di Bose il laicismo è innocente e a prevaricare è la Chiesa.
L’autorevole rivista dice l’opposto, e cita il Papa.
(Sandro Magister, Espresso)


“Enzo Bianchi, fondatore e priore del monastero di Bose. Nella sua ultima “Lettera agli amici”, diffusa alla fine della Quaresima, Bianchi ha negato
che sia in atto in Europa un attacco contro la Chiesa e i cristiani. Questo attacco non c’è stato in passato: “da secoli i cristiani vivono liberi e
rispettati”. E ancor meno c’è oggi. Piuttosto è la Chiesa, a suo dire, che si ostina a non rinunciare ai suoi privilegi e a tenersi stretta ai poteri
dominanti.

Enzo Bianchi non riveste una particolare autorità formale. La comunità monastica da lui fondata – mista, con monaci e monache nello stesso
monastero, e interconfessionale, con protestanti e ortodossi – è lontana dal ricevere l’approvazione canonica.

Egli è però rappresentante di spicco di una tendenza diffusa a tutti i livelli della Chiesa, generalmente identificata come “conciliare” ed
“ecumenica”.

La sua attività è intensissima e multiforme. È scrittore di grido. Ha pubblicato decine di libri, alcuni tradotti in più lingue. Scrive sul
quotidiano della FIAT di Torino, “La Stampa”, nonostante sia nemico implacabile del capitalismo, e su quello della conferenza episcopale
italiana, “Avvenire”, nonostante sia il maggior critico della CEI e soprattutto del suo presidente, il cardinale Camillo Ruini. È predicatore
richiestissimo. Decine di vescovi e centinaia di preti hanno seguito i suoi esercizi spirituali.” ( Sandro Magister , http://espresso.repubblica.it/blog/weblog/stories.php?topic=03/04/09/3080386)

Giovanni Paolo II, come pericolo maggiore da temere indicava: ” Tutto ciò che non viene da Dio e che ha la parvenza di progresso”.
( CFR André Frossard, Conversando con Giovanni Paolo II, Rusconi 1989, p. 94 ).

C’è il fondato sospetto che, intorno alla figura di Enzo Bianchi, si stiano coagulando, all’interno della Chiesa, molti di coloro che ” seguono tutto
ciò che ha la parvenza di progresso”: cristiani confusi dal fumo di Satana, convinti di essere gli apostoli della purezza del cristianesimo
delle origini i quali, invece, finiscono per aggredire il magistero autentico della Chiesa, contribuendo alla sua “autodemolizione”:
la caratteristica del Demonio non è quella di presentare il male come tale ma la sua opera consiste sempre nel presentare il male sotto forma di bene.

In realtà Enzo Bianchi non si rende conto che è in atto un’aggressione sistematica del laicismo contro il cristianesimo, con epicentro l’Europa e con bersaglio maggiore la Chiesa di Roma.
In un’intervista al quotidiano “la Repubblica” del 19 novembre, il cardinale Joseph Ratzinger l’ha descritta così: “Siamo di fronte a un secolarismo aggressivo e a tratti persino intollerante. [...] In Svezia un pastore protestante che aveva predicato sull’omosessualità in base a un brano della Scrittura, è andato in carcere per un mese. Il laicismo non è più quell’elemento di neutralità che apre spazi di libertà per tutti. Comincia a trasformarsi in un’ideologia che si impone tramite la politica e non concede spazio pubblico alla visione cattolica e cristiana, la quale rischia così di diventare una cosa puramente privata e in fondo mutilata. Noi dobbiamo difendere la libertà religiosa contro l’imposizione di un’ideologia che si presenta come fosse l’unica voce della razionalità”.

Un mese prima, il 18 ottobre, il cardinale Renato Martino, presidente del pontificio consiglio per la giustizia e la pace, era stato ancor più tagliente. Presentando una raccolta di tutti i discorsi diplomatici di Giovanni Paolo II, denunciò che le voci del papa e della Chiesa cattolica “vengono deliberatamente fatte sparire, sommergendole nel frastuono e nel baccano orchestrati da potenti lobby culturali, economiche e politiche, mosse prevalentemente dal pregiudizio verso tutto quello che è cristiano”.

A giudizio delle autorità vaticane, le prove di questa aggressione laicista sono ormai innumerevoli. Il cardinale Martino, che per sedici anni ha rappresentato la Santa Sede presso le Nazioni Unite, ha ricordato “il tentativo di cacciare il Vaticano dall’ONU perché la Chiesa ha sempre difeso la vita e combattuto l’aborto”. E per quanto riguarda l’oggi ha aggiunto: “Basta pensare alla disinvolta e allegra maniera con cui queste lobby promuovono tenacemente la confusione dei ruoli [sessuali] nell’identità di genere, sbeffeggiano il matrimonio tra uomo e donna, sparano addosso alla vita fatta oggetto delle più strampalate sperimentazioni”.

L’omessa menzione delle radici cristiane nel preambolo della nuova carta dell’Unione Europea – lamentata più volte da Giovanni Paolo II
in persona – è ritenuta un’altra di queste prove.

E così in Spagna la “revolución” laicista di José Luis Rodriguez Zapatero su divorzio, gay, embrioni, aborto, eutanasia. All’insegna del motto: “Se la maggioranza dice una cosa, quella è la verità”.

E così in Italia i referendum per facilitare il ricorso alla fecondazione artificiale e consentire l’eliminazione dei concepiti “inadatti”. E così l’esclusione dalla carica di vicepresidente della commissione europea del ministro italiano Rocco Buttiglione – professore di filosofia e studioso del pensiero di papa Karol Wojtyla – a motivo delle sue esplicite posizioni cattoliche sull’omosessualità e il matrimonio.

Nel libro ” Memoria e identità”, Giovanni Paolo II indica due aspetti del male che aggredisce la società e la Chiesa in Europa: lo «sterminio legale
degli essere concepiti e non ancora nati, uno sterminio deciso addirittura da parlamenti eletti democraticamente». Giovanni Paolo II, poi, parla delle attuali «gravi forme di violazione della legge di Dio», tra cui mette le «forti pressioni del parlamento europeo» sulle unioni omosessuali
riconosciute «come una forma alternativa di famiglia». «E’ lecito e anzi doveroso – scrive – porsi la domanda se qui non operi ancora una nuova
ideologia del male, forse la più subdola e celata, che tenta di sfruttare, contro l’uomo e contro la famiglia, perfino i diritti dell’uomo””.

COME MAI ENZO BIANCHI NON SI RENDE CONTO DI TUTTO CIO’ ? QUESTO E’ STRANO, MOLTO STRANO.

Ancora, Enzo Bianchi è nemico implacabile del capitalismo e dimentica totalmente i principi della Dottrina Sociale della Chiesa: quella Dottrina Sociale che, come insegnava Papa Giovanni XXIII, è parte integrante della concezione cristiana della vita ( Cfr Mater et
Magistra )

Ignorando la Dottrina Sociale della Chiesa, egli non riesce a capire che la forma più feroce di abuso della ricchezza è l’ideologia comunista. ESSA NON E’ AFFATTO IL MALE MINORE, AL CONTRARIO, LA CHIESA HA SEMPRE INDICATO NEL SOCIALISMO IL MALE MAGGIORE.

Il comunismo costruisce sempre un super-capitalismo di stato che trasforma la società umana in un allevamento di bestiame.

La classe al potere ( nomenclatura) diventa il padrone assoluto che detiene tutta la ricchezza e decide le sorti del cittadino creando una nuova
forma di schiavitù di massa. Lo Stato diventa unico proprietario, unico padre, unico educatore, padrone assoluto della vita, dei desideri e del
destino degli uomini.

Anche la social-democrazia è condannata dalla Dottrina Sociale della Chiesa. Essa è solo una forma di collettivismo graduale e progressivo:
infatti nel socialismo democratico non vengono fissati dei limiti all’intervento dello stato, né alle modalità d’intervento: la socializzazione social-democratica viene attuata là dove, di volta in volta, se ne ravvisa l’opportunità e la possibilità legislativa.

Per questi motivi la dottrina della Chiesa insegna che il socialismo anche moderato è sempre socialismo, conduce sempre ad una società totalitaria e non si può essere insieme buoni cattolici e veri socialisti ( cfr Pio XI, Quadragesimo Anno n.117, 118, 119, 120).

Nella enciclica Centesimus Annus Giovanni Paolo II condanna l’ideologia dello stato assistenziale che è l’ideologia del socialismo moderato :
“una società di ordine superiore non deve interferire nella vita interna di una società di ordine inferiore, privandola delle sue competenze, ma deve piuttosto sostenerla in caso di necessità ed aiutarla a coordinare la sua azione con quella delle altre componenti sociali, in vista del bene comune.

Intervenendo direttamente e deresponsabilizzando la società, lo Stato assistenziale provoca la perdita di energie umane e l’aumento esagerato
degli apparati pubblici, dominati da logiche burocratiche più che dalla preoccupazione di servire gli utenti, con enorme crescita delle spese””.
(Centesimus Annus, n.48 )

Per la dottrina della Chiesa, lo stato non lascia fare ( come nel liberalismo ) né cerca di fare direttamente ( come nel socialismo ) ma AIUTA A FARE: lo stato ha il diritto d’intervenire per aiutare chi ha veramente bisogno sulla base del necessario che nasce dai diritti fondamentali, ma aiuta a fare senza sostituirsi all’iniziativa dei singoli e delle comunità intermedie:

1) la solidarietà viene sollecitata e garantita dall’intervento dello stato ma realizzata soprattutto attraverso il servizio privato.

2) Lo stato sociale, che si ispira al principio di sussidiarietà, aiuta solo chi si trova in stato di vera necessità e aiuta soprattutto attraverso la ridistribuzione in moneta e non in servizi gestiti dallo stato perché:

A) ciò fa salva la libertà d’iniziativa e di scelta dei bisognosi

B) inoltre la fornitura dei servizi resta sottoposta all’iniziativa privata che ne garantisce l’efficienza.

La solidarietà cristiana non va confusa con il socialismo; Giovanni Paolo II, nella sua visita a Colle di Val d’Elsa, in provincia di Siena, il 30
marzo del 1996, ha pronunciato un discorso sulla solidarietà in cui ha detto:” è dunque l’ora di una nuova politica di solidarietà sociale, che non
ha nulla a che vedere con l’assistenzialismo di comodo, dannoso alla lunga per gli stessi assistiti, ma che si basa piuttosto su interventi miranti a
stimolare, nella prospettiva del principio di sussidiarietà, il senso di responsabilità e operosità delle categorie più deboli, assicurando loro al
tempo stesso la possibilità concreta di esprimere le proprie capacità” ( L’Osservatore Romano, ed. settimanale n14-2805-, 5 aprile 1996, pag 3,
n.7 ).

La dottrina della Chiesa insegna che la proprietà privata, con i suoi diritti ed i suoi doveri, nasce dal lavoro e serve al lavoro ( Laborem
exercens n.12 ) e insegna che tutti gli uomini devono diventare proprietari e non proletari ( Rerum novarum 27, Quadragesimo anno 63, Mater et Magistra
100 ) perché l’uomo senza proprietà diventa una sorta di bestia da allevamento nelle mani del potere pubblico e infatti il collettivismo,
dovunque si realizza, trasforma la povertà in miseria e l’ingiustizia in schiavitù ( Sollecitudo rei socialis 15, Centesimus Annus 12,13,24 ).

Pio XI insegna che il capitalismo liberale ” si era mostrato incapace di dare soluzione legittima alla que­stione sociale ” ma il capitalismo
social-comunista ” proponeva un rimedio che, di gran lunga peggiore del male, avrebbe gettato in maggiori pericoli la società umana” (Quadragesimo anno 10) dimostrando che ” l’abolizione della proprietà privata tornerebbe, non a vantaggio, ma a estrema rovina della classe
operaia ” (Quadragesimo anno 44 ).

Giovanni XXIII ugualmente insegna che nel capitalismo selvaggio vi è disordine e sfruttamento dei deboli ma nel socialismo vi è dittatura e
miseria ( Mater et Magistra 44 ).

Il capitalismo, dice Giovanni Paolo II, ” (…) a livello dei suoi principi basilari sarebbe accettabile dal punto di vista della dottrina
sociale della Chiesa, essendo sotto vari aspetti conforme alla legge naturale. (…) Sono gli abusi del capitalismo che vanno condannati”

( Giovanni Paolo II, – Dove abbiamo deviato dal Vangelo ?-: un esame di coscienza per il mondo alle soglie del duemila. Un’intervista concessa dal
Papa al giornalista Jas Gawronski pubblicato da – La Stampa – nell’edizione di martedì 2 novembre, L’Osservatore Romano, supplemento settimanale n.44, pag.11 ).

La libertà del mercato e il diritto di iniziativa economica, infatti, sono il vero motore del’economia purché essi vengano conciliati
con il dovere della solidarietà verso i più bisognosi ( CFR Sollicitudo rei socialis e Centesimus Annus ): la Chiesa, infatti, insegna che non si può distribuire solidarietà senza produrre ricchezza.

Per la dottrina della Chiesa Cattolica l’uso della proprietà privata dei mezzi di produzione non deve essere in antitesi con il bene comune, anzi, la
proprietà privata deve essere lo strumento privilegiato per attuare la destinazione universale dei beni.

Il vero male, dunque, non è la proprietà ma la mancanza della proprietà e questa è totale nei regimi social-comunisti.

Il comunismo, infatti, può riassumere tutta la sua dottrina nella frase: ” bolizione della proprietà privata ” ( Marx ed Engels, Manifesto del
partito comunista, Einaudi 74, pag. 148 ).

In una discussione fra comunisti, la marxista Rossana Rossanda deve ammettere che,dovunque i comunisti sono andati al potere, la violenza esercitata dal capitalismo di stato ( la Rossanda lo chiama monopolio statale della violenza ) è stata più – ALTA – e più – DUREVOLE – rispetto alla violenza esercitata dal capitalismo privato.

Il marxista Luciano Canfora è costretto ad ammettere il completo fallimento economico del comunismo: nonostante il comunismo abbia gestito il potere in modo veramente totale, in nessuna parte del mondo è riuscito a realizzare un diverso e migliore ordine economico: anzi, la situazione economica è sempre peggiorata con il comunismo. Il comunismo riesce a produrre soltanto miseria e fame.

Il comunismo, nel mondo, ha provocato212 milioni di morti. Si tratta di morti ammazzati e di morti per fame: infatti non
bisogna dimenticare che il comunismo ha il primato delle stragi per morti di fame: il grande Affamatore del XX secolo è proprio il comunismo.
12 Milioni di morti per fame in URSS negli anni 30 e 60 milioni di morti per fame in Cina negli anni 58-60: morti non dovuti a carestie naturali ma
a quelle artificiali provocate dall’abolizione della proprietà privata. Nel decennio 80-90 le morti per fame in Africa sono tutte dovute agli
esperimenti di collettivizzazione comunista.

BRUTO MARIA BRUTI

Bibliografia:

1) Autori vari, Sul libro nero del comunismo, una discussione nella
sinistra, Manifestolibri, Roma 1998

2) cfr Luciano Gulli, Comunismo, 212 milioni di morti, le vittime ricordate
in un convegno organizzato a Milano da Alleanza Cattolica, Il Giornale
18-03-1995, pp.20-21 cfr Robert Conquest, il Grande Terrore, Rizzoli, Milano
1999, cfr AAVV. Il libro nero del Comunismo, Mondadori;
cfr Jasper Becker, La Rivoluzione della fame, Cina 1958-1962: la
carestia segreta, Il Saggiatore, Milano 1998; Luca Pietromarchi, Il mondo
sovietico, Bompiani ’63, pag.651, C. e J. Broyelle, Apocalypse Mao, ed.
Grasset, Parigi ’80, pag.71, J.F. Revel, La patacca terzomondista, Il
Giornale 7-2-85, pag.1,Robert Conquest, Il grande terrore, ed. Mondadori
’70, pag. 43, Il
Comunismo realizzato, ed. Fogli ’85, Verona, pag.57 .

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