Archive for the 'Music' Category

Clima: Usa, cittadini producono 5 volte CO2 di ogni altro abitante del pianeta

WASHINGTON - Dai senzatetto ai miliardari, chiunque negli Stati Uniti produce in media 5 volte piu’ anidride carbonica degli altri abitanti del pianeta. Lo affermano i ricercatori del Massachussets Institute of Technology (Mit) di Boston, che hanno analizzato i comportamenti di diversi stili di vita, correlandoli alla loro impronta ecologica. Se la produzione media mondiale pro-capite di Co2 si attesta sulle 4 tonnellate all’anno, un americano medio produce 20 tonnellate e, negli Stati Uniti, anche chi non ha nulla e vive pernottando negli ostelli e’ responsabile dell’emissione di 8 tonnellate. I ricercatori spiegano questi dati con il cosiddetto ‘effetto rimbalzo’: se anche una persona fa una scelta che fa risparmiare energia, come l’acquisto di un auto ibrida, ma poi spende i soldi risparmiati inquinando, ad esempio in un viaggio in aereo, l’impronta ecologica aumenta. Un attitudine tipica degli americani. (Agr)

(Corriere della Sera)

Il mondo piange Luciano Pavarotti, una vita per la musica

Luciano Pavarotti

Luciano Pavarotti

 Le reazioni della stampa internazionale sulla morte di Luciano Pavarotti

Vedi anche L’omaggio a Pavarotti del mondo artistico e delle istituzioni

Luciano Pavarotti e’ morto. Lo ha comunicato il suo manager. Aveva 71 anni. Era nato il 12 ottobre del 1935 a Modena.

“Il Maestro ha combattuto a lungo una dura battaglia contro un cancro al pancreas che alla fine gli ha tolto la vita. Mantenendo l’approccio che ha caratterizzato tutta la sua vita e il suo lavoro, e’ rimasto positivo fino all’ultimo istante della sua malattia”, si legge nella nota del suo manager.

Gia’ ieri le sue condizioni si erano aggravate, alcuni giorni dopo essere stato dimesso dal reparto di oncologia del policlinico di Modena dove era stato ricoverato per oltre due settimane.

Luciano Pavarotti era entrato in ospedale la sera dell’8 agosto per una
febbre un po’ troppo alta che lo aveva colpito mentre stava trascorrendo un periodo di riposo nella sua villa sulle colline di Pesaro, assieme alla moglie Nicoletta Mantovani e alla figlioletta Alice.

Il tenore e’ stato operato a New York un anno fa per l’asportazione di un tumore maligno al pancreas.

Mezzo secolo di successi
Luciano Pavarotti e’ il tenore piu’ famoso degli ultimi trent’anni. Figlio di un fornaio dell’esercito, appassionato di canto, Luciano, studia con il tenore Arrigo Pola e il Maestro Ettore Campogalliani. Debutta  il 29 aprile 1961, nel ruolo di Rodolfo in La Boheme, all’Opera di Reggio Emilia.

Negli Stati Uniti trionfa nel febbraio 1965, a Miami, con Joan Sutherland, nella Lucia di Lammermoor. Ma l’exploit arriva il 17 febbraio 1972, al Metropolitan di New York, dove nella Fille du Regiment di Donizetti manda in visibilio il pubblico con nove Do di petto perfetti.  Suo il record di 17 chiamate ed ovazioni al sipario.

Da allora il suo nome e’ noto al grande pubblico grazie anche alla tv. Negli anni ‘90, Pavarotti cura molto i concerti all’aperto, che si rivelano grandi successi. Ad Hyde Park a Londra attira oltre 150.000 persone. Nel giugno 1993, in piu’ di 500.000 si accalcano in Central Park (New York), mentre in milioni lo seguivano in tv. A settembre dello stesso anno, all’ombra della Torre Eiffel, canta per circa 300.000 persone. Tra i piu’ famosi, i concerti dei Tre Tenori con Placido Domingo e Jos‚ Carreras. Ma e’ intensa anche l’attivita’ di organizzatore del ‘Pavarotti and friends’, col quale riunisce nella sua citta’ natale, a scopo di beneficenza, le star del pop internazionale.

Le vere popstar dell’Est? Italiani da esportazione

Al Bano, Matia Bazar, Pupo sono tra i più richiesti

KIEV — Il 7 luglio scorso il presidente del Kazakistan ha voluto un concerto di Toto Cutugno davanti a 84 mila persone. Due settimane fa i Matia Bazar hanno tenuto un concerto in Crimea per un ministro ucraino e i suoi amici. A settembre Cutugno terrà concerti a San Pietroburgo e Tallin, i Matia Bazar saranno in novembre a Bucarest per i campionati automobilistici, poi, precisamente il 26, andranno a Mosca e il 28 a San Pietroburgo. Ma nel novero degli artisti italiani venerati e strapagati nell’Europa dell’Est ci sono pure Al Bano, i Ricchi e Poveri, Pupo e Riccardo Fogli. Per questi fortunati, cui va aggiunto il nome di Drupi soprattutto in Ungheria, Cecoslovacchia e Polonia, è in corso dagli anni Ottanta una vera e propria febbre che unisce popolo, capi delle repubbliche e nuovi ricchi. «Il presidente di una società petrolifera russa — confessa Cutugno — mi ha voluto l’altra sera in occasione di una festa privata. Mi hanno mandato un jet veloce a Linate che in poco più di due ore mi ha portato a Mosca (a bordo hostess, camerieri, massaggiatrice).


Cachet importante.
Un trattamento analogo a quello che viene riservato ad Al Bano che si è trovato a cantare a Cortina per un magnate russo: undici ospiti protetti da un servizio di sicurezza di una ottantina di uomini. «Questo furoreggiare di italiani all’Est — spiega Riccardo Fogli — risale agli Aanni 80 quando Gorbaciov decise di far trasmettere il festival di Sanremo. Contemporaneamente vennero pubblicati dalla casa discografica di Stato Melodja i dischi di alcuni di noi. E da allora per me e ancora più per altri come Pupo, Matia Bazar, Ricchi e Poveri e soprattutto Cutugno, la Russia e le altre repubbliche sono diventate una specie di vitalizio ». «Io — continua Fogli — ci vado almeno quindici volte all’anno: tra il 19 e il 21 settembre mi esibirò a Minsk, capitale della Bielorussia, poi a Vilnius in Lituania e a Tallin in Estonia. Le mie canzoni, quelle dei Ricchi e Poveri e di Toto Cutugno, soprattutto degli Anni 80 e 90, sono nel repertorio di tutti i pianobar e hanno uno zoccolo duro di consensi che supera di molto quelli di cantanti internazionali come la Pausini, Ramazzotti o George Michael». «Non c’è dubbio — spiega ancora Cutugno — che il mio successo è legato anche alla indisponibilità di Adriano Celentano che resta l’artista più venerato dell’ex impero sovietico. Io, che in qualche modo lo evoco in quanto autore e anche per ragioni timbriche, sono considerato una spanna sopra tutti i miei colleghi italiani». «Si — conferma Albano — al punto che Toto se la tira moltissimo. Ci saluta appena, quando ci incontriamo in un Paese dell’Est. Cutugno conduce vita appartata e recita la parte dell’irraggiungibile». «Per forza — si giustifica Cutugno che il presidente della Georgia, 34 anni, ha voluto far esibire di recente in uno stadio da 84 mila posti —. Con i ricchi russi bisogna fare i capricciosi e misteriosi. Metterla giù dura. Più costi più ti rispettano».


Cuccagna all’Est anche per i Ricchi e Poveri.
Nei primi concerti pubblici voluti da Gorbaciov nell’83 un interprete spiegava in russo al pubblico il significato del nome del gruppo: ricchi di talento e poveri di malizia. «Il primo Paese in cui finimmo in classifica — spiega Franco Gatti, leader storico del gruppo — fu la Germania Est con “Sarà perché ti amo”. Di là il successo si è propagato dalle repubbliche baltiche alla Crimea. Oggi teniamo circa 70 concerti all’anno di cui una metà sono feste private e l’altra manifestazioni pubbliche. Un esempio di quel che rappresentiamo è un locale di Pietroburgo dove ogni notte si celebra Capodanno: a mezzanotte parte l’inno nazionale e poi, subito dopo, “Mamma Maria”». Le avventure dei Ricchi e Poveri sono tante: un concerto per il vice di Putin, un compleanno per un ministro russo su un panfilo, una festa in un castello di Fiè sull’Alpe di Siusi per il compleanno di un magnate russo del petrolio che aveva scritturato per la stessa serata Mariah Carey, George Benson e Ricky Martin. Ma cantare per i nuovi ricchi non crea imbarazzo agli artisti? «Siamo circensi itineranti — scherza Giancarlo Golzi dei Matia Bazar — ed è giusto cantare per il popolo e per il re a seconda delle situazioni. «Certo ne vediamo di incredibili — continua —: a Cap Ferrat o a Capri feste in ville faraoniche con decine di Mercedes, aerei privati, flotte di motoscafi, trattamento principesco e una gratifica se si canta “Happy Birthday” al festeggiato”. Pupo è reduce da uno show a Ekaterinburgo, negli Urali. «Ho un po’ trascurato questo business per via degli impegni televisivi — ammette —. In compenso sono arrivato più lontano di tutti, a Ulan Bator, la capitale della Mongolia. Ci vado 15 volte all’anno e i miei dischi si trovano anche nei supermercati. In Tigikistan impazziscono per “Gelato al cioccolato” e “Lo devo solo a te” che la gente canta in coro durante i miei spettacoli». I compensi? Argomento delicato perché in genere liquidati brevi manu in contanti. Ma, pare, mai inferiori a 40 mila dollari.

 

 

Mario Luzzatto Fegiz (Corriere.it)


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