Archive for the 'Rassegna Stampa' Category



SICUREZZA: PACCHETTO IN ARRIVO A CDM, ULTIME LIMATURE

Ultime limature per il pacchetto sicurezza del governo Berlusconi. Entro la prossima settimana, a conclusione di una serie di incontri politici e tecnici tra palazzo Chigi, il Viminale e gli altri ministeri competenti, si dovrebbe dare il via libera alle diverse iniziative. Sara’ inviato poi al Quirinale per valutarne i presupposti di necessita’ e urgenza. La stretta contro la criminalita’, ma soprattutto contro gli immigrati clandestini, e’ in linea con quell’allarme sulla sicurezza che ha segnato l’intera campagna elettorale del centrodestra.

Diverse le misure previste: nuovo reato di immigrazione clandestina e carcere per chi tenta di entrare o si trova in Italia violando il testo unico sull’immigrazione del ‘98; chiusura delle frontiere e blocco del trattato di Schengen contro rom e romeni; rafforzamento dei pattugliamenti marittimi anche oltre le acque territoriali, per contrastare gli sbarchi (gia’ oggi due navi della Marina svolgono questo ‘lavoro’ in acque internazionali); permanenza nei Cpt fino a 18 mesi; smantellamento definitivo dei campi rom abusivi ricorrendo inevitabilmente ad arresti ed espulsioni; inasprimento sulle richieste di asilo e sui ricongiungimenti familiari; permessi di soggiorno solo a chi garantisce un reddito.

Tra le novita’ contenute nel decreto legge che l’esecutivo dovrebbe approvare durante il prossimo Consiglio dei ministri, anche quella di trasformare i Cpt in centri di detenzione temporanea, per evitare di far scoppiare le carceri. Gli stranieri arrivati senza permesso dovrebbero essere rinchiusi nelle strutture finora utilizzate per la prima accoglienza, in attesa del processo che dovra’ essere celebrato con rito direttissimo. Lo scorso anno Staffan De Mistura, presidente della Commissione incaricata di studiare la situazione, aveva presentato una relazione sui Cpt spiegando che il sistema, cosi’ com’e', ”non risponde alle complesse problematiche di un fenomeno in continua espansione e che i centri hanno costi elevatissimi, non commisurati al risultato ottenuto”.

Ora gli uffici tecnici del Viminale, della Giustizia, della Farnesina e della Difesa sono al lavoro per mettere a punto la norma ed evitare possibili contestazioni in sede europea. L’Ue ha infatti fissato regole rigide per la gestione dei Cpt e dunque e’ necessario rispettare le direttive. Non ha dubbi sulla legittimita’ della procedura Nicolo’ Ghedini, parlamentare del Pdl nonche’ uno degli avvocati del premier che si e’ occupato di redigere la bozza: ”Tutti i punti del pacchetto sicurezza, compreso il reato di immigrazione clandestina, li ha voluti il presidente Berlusconi e sono stati discussi con gli alleati, cosi’ e’ nata questa bozza e non mi risultano obiezioni”.

E l’avvocato e parlamentare di An Giulia Bongiorno assicura: il nuovo sistema ”non comportera’ alcuna stretta sul sistema delle garanzie, e ha il merito di restituire effettivita’ alla pena, che e’ una condizione irrinunciabile”. Il piano del ministro dell’Interno Roberto Maroni prevede anche lo spostamento dei campi nomadi lontano dai centri abitati. Nell’agenda del titolare del Viminale ci sono incontri con i sindaci delle principali citta’: il primo sara’ domani pomeriggio, con Gianni Alemanno. Ma anche oggi non sono mancate polemiche e prese di distanza. Francesco Cossiga minaccia addirittura la rivolta in Senato: ”Mi auguro che Maroni non si sia reso ben conto di cosa ha detto in materia di immigrati e legge Gozzini. Una follia! Se le sue proposte fossero comprese nel programma di governo sarei costretto a non votare la fiducia”.

Sergio Chiamparino, sindaco di Torino e ministro per le Riforme del governo ombra del Pd, si domanda ”come si configureranno concretamente questi provvedimenti perche’ non sarebbe la prima volta che si fanno grandi annunci a cui poi segue un topolino dalla montagna”. Secondo il presidente di Antigone, che si batte per i diritti nelle carceri, Patrizio Gonnella, a ispirare le misure contenute nel pacchetto sicurezza ”e’ lo spirito illiberale figlio dei tempi in cui viviamo, in cui si cerca esasperatamente la protezione individuale perche’ e’ scomparsa la sicurezza sociale. Ne tenga conto Veltroni che ha lanciato per primo questa campagna a Roma”.

Carlo Federico Grosso, professore di diritto penale, rileva come prevedere il controllo del Dna per gli stranieri che chiedono il ricongiungimento familiare sarebbe incostituzionale, ma riconosce che il nuovo esecutivo sta dimostrando rapidita’ di decisione, anche se bisognera’ vedere se riusciranno a varare un decreto legge. Il commissario europeo al multilinguismo, Leonard Orban, boccia decisamente la possibilita’ di chiudere le frontiere per i romeni: ”una risposta sbagliata a un problema reale”.

Dopo un briefing, domani pomeriggio, con i tecnici del Viminale, martedi’ Maroni vedra’ i colleghi degli Esteri Frattini, della Difesa La Russa e della Giustizia Alfano per chiudere sul pacchetto sicurezza che, nelle intenzioni del Cavaliere, dovra’ essere approvato per decreto. Il pacchetto prevede anche un giro di vite sulla criminalita’: sei anni di galera la pena minima per le rapine. Carcere subito per chi guida sotto effetto di alcol e droga. Processo per direttissima, sempre e comunque, per chi viene preso in flagranza. Benefici penitenziari sospesi per i recidivi e completamente bloccati per i reati che procurano allarme sociale. Aggravanti per le violenze commesse contro minori, anziani e handicappati. Poliziotti di quartiere in tutte le citta’ piu’ grandi. (ANSA).

(ANSA.it)

Il giorno di Padre Pio (e i veti dello storico professore)

Oggi, al termine della messa celebrata sul piazzale antistante il nuovo santuario di San Giovanni Rotondo, inizia l’esposizione del corpo di Padre Pio. Un appuntamento molto atteso (già 750mila persone si sono prenotate per poter sfilare nella cripta del convento di Santa Matia delle Grazie), e da più di qualcuno (ad esempio Claudio Magris sul Corriere della Sera) criticato. Sul Giornale di oggi pubblico un’intervista al cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle cause dei santi, che spiega il significato della venerazione delle reliquie dei santi. Come sapete, con l’amico e collega di Famiglia Cristiana Saverio Gaeta abbiamo scritto un libro (”Padre Pio. L’ultimo sospetto”, Piemme) per analizzare e confutare i sospetti lanciati da Sergio Luzzatto con il suo volume sul frate pubblicato lo scorso ottobre. Ebbene, da quando è uscito il nostro volume Luzzatto non ha mai accettato un confronto o un dibattito, che fosse televisivo o meno, tanto che nei giorni scorsi gli abbiamo pubblicamente rinnovato l’invito in questo senso. Luzzatto non solo non vuole confrontarsi con noi, ma mette pure veti: ieri sera, a Matrix, in diretta su Canale Cinque, doveva essere presente Gaeta. All’ultimo momento gli è stato detto che non sarebbe più potuto intervenire. Perché? E’ presto detto: perché c’era Luzzatto, il quale pone come condizione previa per partecipare a qualsiasi dibattito su Padre Pio l’assenza di Gaeta e mia. C’è da capirlo: dopo che sono stati smascherati errori grossolani, sviste, letture parziali e pregiudizi contenuti nel suo lavoro, lo “storico del XXI° secolo” come si definisce, ha paura di un confronto pubblico. Meglio pontificare a senso unico, senza contraddittorio…

(Andrea Tornielli)

Ragazzino calcola la fine del mondo, la Nasa gli dà ragione ma poi ritratta

Un 13enne tedesco: «C’è una probabilità su 450 che l’asteroide Apophis colpisca la Terra nel 2036»

POTDSAM (Germania) – È la più grande minaccia per il nostro pianeta: il 13 aprile del 2036 - la domenica di Pasqua - l’asteroide “Apophis” entrerà nell’orbita terrestre. Avrà una probabilità dello 0,2 per cento di schiantarsi contro il nostro pianeta. Sembra poco, ma non si sa mai. Lo ha calcolato un ragazzino di 13 anni di Potsdam, in Germania. Secondo le formule matematiche del giovane Nico Marquardt, la Nasa ha sbagliato - e non di poco - le sue previsioni sulla possibile collisione dell’asteroide con la Terra: per il giovane tedesco la probabilità d’impatto è una su 450 e non una su 45 mila. Anche la Nasa, in un primo momento, gli ha dato ragione ammettendo il grossolano quanto imbarazzante errore, fino a vedersi poi costretta a ritrattare dopo il clamoroso tam-tam mediatico.

ASTEROIDE KILLER - La notizia del “ragazzino che ha beffato la Nasa”, era prevedibile, ha fatto il giro del mondo in queste ultime due settimane. Il pericoloso asteroide, dal diametro di 320 metri e dal peso di diverse decine di milioni di tonnellate, potrebbe colpire la Terra tra 28 anni con maggiore probabilità di quella calcolata dagli esperti dell’agenzia statunitense, assicura il giovane Nico Marquardt, piccolo genio del ginnasio di Humboldt che ha osservato e fotografato l’asteroide col telescopio dell’istituto di astrofisica di Potsdam (AIP), a Babelsberg. La traiettoria di Apophis potrebbe venire modificata a causa di uno scontro con uno dei migliaia di satelliti che gravitano intorno al nostro pianeta, ha scritto lo studente nel progetto scolastico sull’ “Asteroide killer”, vincitore tra l’altro di un premio speciale al recente concorso tedesco riservato ai giovani ricercatori “Jugend forscht”.

CATASTROFE - L’incredibile storia è stata raccontata dal quotidiano Potsdamer Neueste Nachrichten. «Nello scontro con la Terra si libererebbe l’energia di 65 mila bombe nucleari come quella che distrusse Hiroshima nel 1945. Morirebbero milioni di persone; una fitta polvere coprirebbe il cielo per anni; un gigantesco tsunami scaturito nell’Oceano Atlantico allagherebbe parti della Terra«, ha raccontato Nico al giornale. L’adolescente sogna di poter, un giorno, lavorare proprio alla Nasa.

CLAMORE - Ma una certezza sulle probabilità per le quali il gigantesco asteroide fatto di iridio e ferro cada sulla Terra si avrà solo nel 2029, quando passerà a soli 32.500 km dal nostro pianeta. All’inizio anche l’agenzia europea Esa aveva confermato l’intuizione del giovane ragazzo dichiarando tuttavia che «le probabilità che questo colpisca la Terra restano remote, e il rischio che colpisca uno dei 35.880 satelliti geostazionari è vanificato dalla traiettoria che segue». Ciononostante, dopo il clamore suscitato su diversi organi d’informazione della scoperta del tredicenne, la Nasa, e in seguito anche Esa, - forse per rimediare a una possibile figuraccia - hanno negato ufficialmente di essersi sbagliati nei loro calcoli.

CALCOLI - Gli scienziati che studiano i cosiddetti asteroidi Neo (Near-Earth Objects, cioè gli oggetti che passano vicino alla Terra) hanno ribadito alle reti televisive americane che «le stime del probabile impatto di Apophis restano 1 su 45.000», negando infine di aver mai dato credito alle teorie del giovane Nico Marquardt.

Elmar Burchia (Corriere.it)
17 aprile 2008

Da Luxuria alla Santanché, ecco i silurati

ROMA - Quasi uno «tsunami» elettorale quello prodotto dal voto, che ha scalzato dal seggio tanti leader e personalità che hanno segnato questi ultimi due anni di legislatura.

Addio al Parlamento del veterano Fausto Bertinotti, che dopo aver guidato Montecitorio è stato tagliato fuori due volte: come leader della Sinistra Arcobaleno e come segretario del Prc. L’operazione ghigliottina, condotta dalla soglia di sbarramento, ha fatto cadere le teste di tutti e quattro i leader dei partiti della sinistra che avevano dato vita alla sinistra Arcobaleno. Anzi tre, visto che Oliviero Diliberto, segretario del Pdci aveva già deciso di lasciare il suo seggio ad un operaio della Tyssenkrupp, Ciro Argentino, che però, dato l’esito elettorale, non approderà a Montecitorio, rendendo nullo il sacrificio di Diliberto. Restano fuori anche il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio e Fabio Mussi, il “capo” della Sinistra Democratica. ‘

«Silurati» anche Enrico Boselli, leader e candidato-premier del Partito Socialista, e Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay. Seggi preclusi anche per il trio della Destra: Daniela Santanchè, Francesco Storace e Teodoro Buontempo. Non varcheranno i portoni del Parlamento (almeno per questa sedicesima legislatura) neanche gli antagonisti del Pd, Willer Bordon e Roberto Manzione che avevano dato vita all’Unione Democratica dei consumatori.

Stop alle goliardate e alle provocazioni di Francesco Caruso: il no global che aveva fatto il suo esordio alla Camera «traghettato» dal Prc questa volta è rimasto al palo insieme alla pattuglia della Sinistra Arcobaleno. Stesso destino per Vladimir Luxuria, la prima transgender in Parlamento che proprio per il suo status era stata presa di mira dall’azzurra Elisabetta Gardini che voleva imporre alla collega l’utilizzo della toilette destinata agli uomini

Giuliana Palieri (Ansa)

(Corriere.it)

STRAGE API, PROTESTA LEGAMBIENTE E UNAAPI

ROMA - “Basta veleni nei terreni”: questo lo slogan a suon di tamburi di circa 200 apicoltori e di rappresentanti di Legambiente riuniti in una protesta oggi a Roma di fronte al Ministero delle Politiche agricole. L’allarme lanciato dalla manifestazione riguarda la recente strage di api che per ora è stimata in oltre 40 mila alveari spopolati in contemporanea con le semine del mais nel nord-ovest. Un fenomeno che secondo gli addetti al settore è legato all’uso di insetticidi, neonicotinoidi, usati per la concia dei semi che hanno effetti drammatici sugli insetti impollinatori. Una delegazione di otto apicoltori, guidata da Francesco Panella, presidente di Unaapi, Unione nazionale associazioni apicoltori italiani, è entrata dell’edificio di via XX Settembre per essere ricevuta da Giuseppe Ambrosio, capo Dipartimento per le Politiche di sviluppo economico e rurale del Ministero delle Politiche agricole.

Legambiente e Unaapi sottolineano la necessità di un monitoraggio sistematico dello stato degli allevamenti di api con il pieno coinvolgimento dell’associazionismo apistico. Tre le richieste al governo: dare ascolto all’allarme lanciato dagli apicoltori italiani e prendere atto della moria delle api e di tutti gli insetti utili; sospendere d’urgenza l’autorizzazione d’uso delle sostanze neonicotinoidi e/o ad azione neurotossica sistemica; aggiornare, sia in Italia, sia nella Ue, anche in campo agricolo le procedure per una vera ed efficace valutazione di impatto ambientale delle sostanze chimiche immesse nell’ambiente.

(fonte: ANSA.it)

La parabola di Sufiah, da genio a prostituta

AVEVA appena 13 anni quando fu ammessa all’università di Oxford perché giudicata un genio della matematica. La laurea, però, non la prese. E oggi, a una decina d’anni di distanza dall’ingresso trionfale in quel prestigioso centro del sapere, si guadagna la vita facendo il mestiere più vecchio del mondo vicino Manchester. I suoi clienti li cerca su internet, dove reclamizza le misure del suo corpo e si dichiara “disponibile a prenotazioni tutti i giorni dalle 11 alle 20″. Costo: 130 sterline l’ora.

E’ la sconcertante parabola di Sufiah Yusof, quella raccontata - con corredo di immagini eloquenti - dal tabloid britannico News of the World, secondo il quale all’origine di tutto ci sarebbe il padre della ragazza, Farooq, professore di matematica, oppressivo e soffocante, appena condannato a 18 mesi di carcere per atti osceni ai danni di due quindicenni delle quali era tutore di studi (ma nel 1992 era già stato condannato per una truffa legata a mutui ipotecari). Era stato lui ad “addestrare” la figlia al punto da farne, a tredici anni, un piccolo mostro con i numeri e le equazioni. Ma dopo tre anni di università lei piantò tutto e fuggì di casa perché non poteva più sopportare gli abusi “fisici ed emotivi” del genitore.

Educata con rigore nella religione musulmana, Sufiah ebbe il suo momento di gloria dieci anni fa, quando Oxford le spalancò le porte grazie alle “tecniche di apprendimento accelerato” impiegate su di lei con gran successo dal padre Farooq che, allo stesso tempo, la sottopose anche a un allenamento da tennista professionista. E così, l’intera famiglia si trasferì a Oxford per stare vicina alla ragazza, cooptata dal St. Hilda, uno dei college più rinomati. Molto orgoglioso il padre, che con lo stesso metodo riuscì a mandare all’università un figlio di 12 anni e un’altra figlia di 16.


All’epoca Sufiah era molto religiosa, pregava cinque volte al giorno da brava seguace di Allah. Ma al terzo anno di università, tutto d’un colpo, sparì dalla circolazione. “Me l’hanno rapita”, denunciò il padre. Due settimane più tardi, però, la ragazza fu rintracciata in un bar di Bournemouth: faceva la cameriera e si rifiutava di tornare in famiglia. Fu affidata agli assistenti sociali e, quando riprese a frequentare Oxford per il master, non manifestò più grande interesse per lo studio. Nel 2004, a diciannove anni, si sposò con un ragazzo di ventiquattro, Jonathan. L’anno dopo si erano già separati.

Un giornalista del News of the World è riuscito a rintracciare Sufiah a Salford, una cittadina vicino Manchester. Si è finto cliente, l’ha pagata, e ha potuto accertare che l’ex genio della matematica fa il più antico mestiere del mondo, mentre nel tempo libero segue un corso di corrispondenza per un master, stavolta non più in matematica ma in economia. “Con il suo stupefacente cervello - ha detto di lei un amico contattato dal News - potrebbe far soldi in qualunque campo. Ma la vita le è totalmente sfuggita di mano”.

(Repubblica.it)

L’identikit del gesuita: disponibilità e mobilità

Il nuovo Preposito generale parla del futuro della Compagnia di Gesù

ROMA, martedì, 18 marzo 2008 (ZENIT.org).- Uno dei compiti della 35ª Congregazione Generale della Compagnia di Gesù è stato quello di delineare l’identikit del Gesuita, che ha fatto emergere la figura di un uomo pronto a offrire “totale disponibilità” e “nuova e impegnativa mobilità”.

Lo ha reso noto padre Adolfo Nicolás, Preposito generale della Compagnia, in un’intervista rilasciata a “L’Osservatore Romano”, alla “Radio Vaticana” e al Centro Televisivo Vaticano.

Tracciando un bilancio della Congregazione Generale – svoltasi a Roma dal 7 gennaio al 6 marzo – che lo ha eletto alla guida dei Gesuiti, padre Nicolás ha affermato che è stata caratterizzata da una grande unità anche se si è sperimentata “la diversità più grande nella storia della Compagnia”, perché “erano rappresentati praticamente tutti i Paesi dove ci sono i Gesuiti”.

Nonostante questo, “vi è stata l’esperienza di aver trovato una profonda comunicazione degli uni con gli altri” e “il senso di formare insieme un unico corpo è stato molto grande”.

Nella Congregazione, ha spiegato, “abbiamo trovato che l’immagine, l’identikit dei Gesuiti, che noi pensiamo e desideriamo, è l’immagine di uomini consapevoli di essere chiamati a una missione difficile” “per la quale c’è bisogno di una totale disponibilità e poi di una nuova e impegnativa mobilità”.

Padre Nicolás ha rivelato di aver chiesto a Provinciali e Superiori “di rendere questa mobilità normale nella Compagnia, che non riguardi soltanto un gruppetto di missionari, che vanno fuori dei loro Paesi, ma tutti”.

“Dovrebbe essere normale per noi andare in un altro Paese almeno per un certo periodo di servizio o per essere formati meglio in una visione internazionale della Chiesa, del mondo e di noi stessi”, ha osservato.

Circa i temi trattati nella Congregazione, il Preposito ha ricordato in primo luogo quello del governo dell’Ordine.

“Se siamo in un mondo globalizzato – ha commentato –, un mondo così pluralista e così interconnesso”, “allora abbiamo bisogno di un sistema di governo che sia adatto a questo tempo”.

Altri temi sono stati la missione e il suo aggiornamento e l’obbedienza, per due ragioni principali: “una che lo stesso Benedetto XVI ci aveva invitato a riflettere sull’obbedienza, e l’altra che nelle Congregazioni recenti, da venti anni a questa parte, abbiamo riflettuto con una certa profondità sulla povertà, sulla castità, ma non avevamo aggiornato le nostre riflessioni sull’obbedienza nel contesto di oggi”.

Circa le vocazioni, il Preposito ha riconosciuto una loro diminuzione, ma ha esortato a considerare il problema nel suo complesso.

In primo luogo, sostiene, è in atto un cambiamento sociologico, perché ora nei Paesi tradizionalmente cattolici “le famiglie non hanno figli, ne hanno uno, due e con grandi difficoltà”, e per questo “è molto più difficile lasciare che l’unico figlio vada a farsi religioso, si faccia prete, gesuita!”.

Accanto a questo, c’è un cambiamento ecclesiologico: “dopo il Vaticano II, ci sono molte vocazioni laiche. La vocazione laica, oggi, viene considerata come una vera vocazione, una vocazione profonda, una vocazione in cui la persona può impegnarsi completamente, per tutta la vita”.

“Per essere un buon cristiano – ha osservato – non è necessario essere prete, religioso”.

Il problema, ha aggiunto, “non è moltiplicarsi o sopravvivere, il problema è vivere: come vivere coerentemente con la nostra vocazione. Credo che sia meglio ‘pochi e buoni’ piuttosto che molti che diventano turba, ‘massa’, come diceva Sant’Ignazio”.

Quanto al contributo che possono apportare gli altri continenti alla Chiesa universale, il Preposito generale ha sottolineato come l’Asia possa insegnare molto perché “è meno teorica, è più pratica, è più ‘di crescita’”.

Per la Cina, padre Nicolás ha ammesso che “si può fare molto, ma si può definire poco. Tutto dipende dalle possibilità che ci saranno aperte nel tempo”.

L’Africa, ha ammesso, non è stata oggetto di un’approfondita discussione nell’ambito della Congregazione Generale, ma è emersa chiaramente la volontà di aiutare il continente.

“Dall’Africa è stato già chiesto ai Gesuiti di formare un’università, e questo progetto è allo studio da due anni”, ha ricordato, ma ad ogni modo la Compagnia di Gesù pensa che “l’iniziativa deve partire dall’Africa”.
Le sfide e le proposte che si pongono davanti ai Gesuiti sono quindi numerose.

“Il nostro carisma è un carisma di servizio nella Chiesa”, ha ribadito padre Nicolás. “Non siamo una Chiesa parallela e non siamo una Chiesa nella Chiesa: siamo parte della Chiesa, un piccolo gruppo che cerca di servire”.

Tra le necessità che emergono dalla Congregazione Generale, ha concluso, c’è anche la revisione delle strutture della Compagnia, “in modo che possiamo ’servire’ con maggiore flessibilità, più facilmente e rispondere meglio alle istanze dei nostri tempi”.

(ZENIT)

Allarme in Vaticano: un matrimonio fallito su 5 annullato dalla Sacra Rota

Le richieste aumentano del 25% l’anno

ROMA - Benedetto XVI è allarmato. Non solo la famiglia è in crisi. Ma persino l’apparato mondiale dei Tribunali ecclesiastici locali e della Rota Romana centrale, che devono pronunciarsi sulle richieste di annullamento dei matrimoni religiosi, seguono lo spirito dei tempi concedendo molte (forse troppe, per Ratzinger) sentenze favorevoli. Dice Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione matrimonialisti civili italiani: «Ormai un matrimonio fallito su cinque in Italia viene sciolto da un Tribunale ecclesiastico. Le richieste stanno aumentando da tre anni del 20-25 per cento».

Ma il fenomeno riguarda tutto il mondo. Nel 2005 i matrimoni religiosi sciolti dai Tribunali statunitensi in primo grado sono stati ben 24.343, le sentenze contrarie appena 998. Sempre nel 2005, le domande presentate negli Usa sono state 28.844 e in tutto il mondo 48.655, cioè quasi 50.000. In quanto alla sola Rota Romana, autentica Cassazione mondiale dei tribunali ecclesiastici, al 1 gennaio 2008 le cause aperte provenienti dall’Italia erano 421, contro le 215 del 1999 o le 331 del 2003. Per queste ragioni il Papa, nel suo discorso al Tribunale del 26 gennaio per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha attaccato «le giurisprudenze locali, sempre più distanti dall’interpretazione comune delle leggi positive e persino dalla dottrina della Chiesa sul matrimonio ». E ha condannato la «compilazione di regole astratte e ripetitive, esposte al rischio di interpretazioni soggettive e arbitrarie» ricordando che la Rota «influisce molto sull’operato delle chiese locali». Non per niente la Rota Romana ha già cominciato a invertire la tendenza. Nonostante la quantità di cause pendenti, nel 2007 le sentenze definitive di nullità sono state 160, di cui 79 per la nullità e 81 contrarie. Nel 2006 erano stato 172, di cui 96 per la nullità e 76 contrarie.

Il Pontefice teme che i Tribunali ecclesiastici diventino un’alternativa al divorzio? Gli Usa sono una spina nel cuore di Roma: troppo spesso viene invocato il canone 1095 del codice di diritto canonico che prevede i casi di «incapacità di assumere gli obblighi essenziali del matrimonio», una sorta di «incapacità psichica» e di «immaturità affettiva». Concetti molto vasti, come si vede. Per di più negli Stati Uniti il secondo appello viene quasi sempre sostituito da un rapido decreto di ratifica. Un anno o poco più, e il gioco è fatto. Dice l’avvocato Gassani: «L’iter però non è sempre così semplice. Perché la sentenza ecclesiastica abbia efficacia giuridica in Italia, occorre una “delibazione” da parte di una Corte d’appello chiamata a controllare che le motivazioni non siano in contrasto con le leggi repubblicane. Da alcuni anni il 40 per cento non vengono trascritte. Non c’è più automatismo ». Accusa Diego Sabatinelli, segretario della Lega per il divorzio breve e membro della direzione dei radicali italiani: «Se si incontra un buon avvocato, la Rota Romana può chiudere una causa anche in un anno e mezzo, massimo due. Così si discrimina il separato cattolico rispetto al separato normale. Ovviamente, è tutta una questione economica.

Sappiamo con assoluta precisione e documentazione di cause che costano anche 20.000 euro. Si paga e si va avanti». Circostanze duramente smentite dai duecento avvocati rotali iscritti allo speciale albo (per accedere occorre seguire tre anni di «Studio rotale» e laurearsi in diritto canonico). Dal 2004 esistono minimali e massimali rigidissimi per le parcelle: dai 1500 ai 2850 euro, più 500 di costi fissi. Non solo, ma secondo le statistiche del 1 gennaio 2008 il 65% delle cause hanno beneficiato del patrocinio gratuito. Dice l’avvocato Alessandro D’Avack: «La nostra clientela è mista, persone benestanti ma anche tanta povera gente che ha autentici problemi di coscienza. Qui si viene soprattutto per convinzione anche se statisticamente, vista la crisi della famiglia, siamo entrati in collisione con l’istituto del divorzio. In quanto ai compensi, le tariffe sono quelle. Spese a parte possono arrivare eventualmente per le definizioni patrimoniali ». Suggerimenti a chi vuole sciogliere il matrimonio religioso? «Dire sempre e comunque la verità. Inutile inventarsi favolette che non reggono in tribunale». Monsignor Giuseppe Sciacca, uno dei ventuno «Prelati Uditori» di nomina pontificia, cioè i veri giudici della Rota Romana, difende il lavoro dell’istituzione: «La vera pastoralità non è mera accondiscendenza a una semplice richiesta di nullità del matrimonio. Invece è un servizio di verità che è autentica carità e quindi giustizia: i fedeli hanno il preciso diritto di conoscere la realtà del proprio stato matrimoniale. Il giudizio del tribunale ecclesiastico ha un carattere dichiarativo e di accertamento sulla validità o meno del vincolo. La Rota Romana non può “annullare” alcun matrimonio ma solo accertarne la nullità o meno dopo un accurato procedimento giudiziario». Il richiamo del Papa per monsignor Sciacca va nella direzione corretta: «Una diga contro l’arbitrarietà, il personalismo e il relativismo». Forse per questo, Benedetto XVI, chiudendo il suo discorso si è augurato un «autentico rinnovamento di questa venerabile istituzione».

Paolo Conti (Corriere.it)

“Siamo nella fase del relativismo aggressivo”

di Massimo Introvigne

Intervista al fondatore e direttore del CESNUR

di Miriam Díez i Bosch
ROMA, lunedì, 25 febbraio 2008 (ZENIT.org).- L’Europa sta vivendo una fase di “relativismo aggressivo”. A dirlo è il professor Massimo Introvigne, autore del volume “Il segreto dell’Europa. Guida alla riscoperta delle radici cristiane” (Sugarco Edizioni www.sugarcoedizioni.it , 2008, 220 pagine, 16 euro).

“I nuovi relativisti aggressivi invece vogliono che il relativismo diventi legge ufficiale dello Stato”, afferma in questa intervista a ZENIT il dirigente di Alleanza Cattolica, fondatore e direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni.

L’Europa è in crisi di identità?

Introvigne: Il Santo Padre in due occasioni - nel Discorso alla Curia romana in occasione della presentazione degli auguri natalizi del 22 dicembre 2006 e il 24 marzo 2007 in occasione del cinquantenario dei Trattati di Roma – ha usato un’espressione più forte, affermando che l’Europa “sembra volersi congedare dalla storia”.

“Congedarsi dalla storia” significa tirare il sipario, salutare gli spettatori e ammettere che la rappresentazione si è conclusa. È stata bella finché è durata, ma ora è finita. È possibile? Certamente: a differenza delle persone umane, le civiltà non hanno un’anima immortale. Cominciano e finiscono nella storia, e quella europea non fa eccezione. Sta succedendo? Molti politici lo negherebbero.

Tuttavia Benedetto XVI ha messo in luce tre aspetti – elencati come tali appunto nei due discorsi che ho citato – che corrispondono a dati di fatto che è molto difficile negare.

Il primo è l’”apostasia da se stessa” dell’Europa, il rifiuto di riconoscere le proprie radici – che sono tanto ovviamente cristiane da rendere qualunque discussione sul punto capziosa – e la propria storia, che porta poi a una debolezza e a una mancanza d’identità nei confronti di qualunque attacco o accadimento esterno. Che l’Europa non riesca a parlare con una voce sola lo vediamo ancora in questi giorni a proposito della questione del Kosovo.

Il secondo aspetto è la separazione delle leggi dalla morale. Non la semplice lontananza della politica, o di qualche uomo politico, dalla morale privata e pubblica, che non è un problema né recente né solo europeo, ma attraversa tutta la storia umana. No: si tratta della autonomia prima teorizzata e quindi poi fatalmente praticata delle leggi dalla morale. Dall’etica, non dalla religione, così che le critiche di “ingerenza” nei confronti della Chiesa non hanno a loro volta alcun senso, trattandosi qui della morale naturale e delle regole del gioco chiamato società – il Papa parla di “grammatica della vita sociale” – che non sono in quanto tali né cristiane né atee o buddhiste e che tutti dovrebbero condividere.

E questa grammatica della vita sociale non si rispetta?

Introvigne: Bene: oggi in Europa si afferma che queste regole del gioco non esistono, e che il legislatore deve limitarsi a fare il notaio e a formalizzare quanto già avviene nella società (o i media gli fanno credere che accada). Ci sono coppie omosessuali? Il legislatore ne prenda atto e le equipari alle famiglie. Ci sono musulmani che vivono in poligamia? Il legislatore li regolarizzi, o magari applichi la sharia come vorrebbe qualche personaggio europeo anche autorevole. Negli ospedali si pratica l’eutanasia? Lo Stato notaio la regoli per legge, com’è appena avvenuto in Lussemburgo.

Il terzo aspetto è la crisi demografica, il fatto drammatico che in Europa nascano sempre meno bambini: su questo punto i fatti si rifiutano ostinatamente di cooperare con le teorie di chi dice che l’Europa non è in crisi, e anche i risultati apparentemente in controtendenza di alcuni Paesi spesso derivano da semplici norme nuove sulla cittadinanza, che calcolano fra i nati cittadini anche i figli degli immigrati.

Laicismo aggressivo e anticristiano, relativismo… siamo in tempi oscuri?

Introvigne: Un intellettuale non cattolico, anzi comunista, come Antonio Gramsci diceva che quando c’è cattivo tempo si ha tendenza a prendersela con il barometro, mentre “abolito il barometro, non è con questo abolito il cattivo tempo”.

Oggi in Europa assistiamo a questo fenomeno: dal momento che Benedetto XVI è l’unico o quasi a denunciare la drammatica situazione di crisi sui tre aspetti cui ho fatto cenno – certo, forse anche perché non deve presentarsi a nessuna elezione, dove gli elettori di solito non premiamo gli annunciatori di cattive notizie – nell’immaginario di un certo laicismo europeo fa la fine del barometro di Gramsci.

Ma non è che impedendo di parlare al Papa – come è avvenuto a Roma all’Università La Sapienza – i problemi magicamente spariscano. Ci sono poi altri che pensano che quelli che il Papa denuncia come problemi siano in realtà risorse: che la crisi della famiglia tradizionale, l’aborto, l’eutanasia, la negazione del concetto di legge naturale, il multiculturalismo senza freni per cui non accettare di legalizzare la poligamia in una società dove ci sono molti musulmani è una forma di razzismo, siano tutti fenomeni positivi, da promuovere, che ci porteranno a una società con minori conflitti.

Per costoro il conflitto nasce dalla pretesa di chi crede che esista una verità; mentre dove si conviene che la verità non esiste il conflitto scompare.

Questa utopia è stata così spesso smentita dalla storia che sostenerla dovrebbe risultare ormai imbarazzante: ma non è così.

Dove le società sono complesse – e l’Europa di oggi lo è – non c’è scampo: o fra persone che hanno culture e religioni diverse si trova, appunto, una “grammatica della vita comune”, regole comuni che consentano di convivere – che possono soltanto derivare dalla ragione e da una legge naturale che la ragione può conoscere – o ci si riduce al conflitto di tutti contro tutti.

O le questioni conflittuali sono risolte con il richiamo a un diritto naturale valido per tutti o sono risolte a suon di violenza e di bombe.

Lei parla di diverse fasi di relativismo. Dove siamo oggi?

Introvigne: Siamo nella fase del relativismo aggressivo. Il vecchio relativista teorizzava, anche se non sempre praticava, la massima di Voltaire secondo cui “io non condivido la tua idea ma sono disposto a dare la vita perché tu possa sostenerla liberamente”.

Come sappiamo, Voltaire era il primo a non mettere in pratica questa massima quando si trattava della Chiesa cattolica.

Tuttavia c’erano, e ci sono ancora, dei vecchi volterriani che credono per davvero a quello che dicono e che, pur essendo personalmente relativisti, non chiedono allo Stato di punire chi non è relativista.

I nuovi relativisti aggressivi invece vogliono che il relativismo diventi legge ufficiale dello Stato, con conseguente repressione penale dei non relativisti. Un semplice esempio: i vecchi relativisti affermavano che “la camera da letto di un omosessuale è il suo castello” (adattando una vecchia massima inglese: il castello è il luogo dove neanche il re con le sue leggi può entrare), di cui

lo Stato non deve occuparsi, dove gli omosessuali non meno degli eterosessuali devono essere lasciati liberi di fare tutto quello che vogliono.

Il nuovo relativista pretende invece che lo Stato costruisca al gay le mura del castello e arresti chi si avvicina o anche semplicemente chi esprime opinioni critiche. È questo il senso delle leggi sull’omofobia, che non puniscono affatto chi malmena o insulta trivialmente gli omosessuali (per questo ci sono già naturalmente le leggi ordinarie) ma – secondo la formula della legge proposta dal Governo italiano ora dimissionario – reprimono chi esprima “giudizi di superiorità”, cioè consideri l’unione eterosessuale intrinsecamente superiore rispetto all’unione omosessuale, o pensi – come fa la Chiesa – che quest’ultima è intrinsecamente disordinata.

E allora, qual è il segreto dell’Europa?

Introvigne: Il segreto dell’Europa è la sua storia millenaria, in cui entrano certamente altre componenti – per esempio, è del tutto ineliminabile l’apporto delle comunità ebraiche – ma che nel suo percorso di fondo è cristiana. Per quanto ricoperti dai detriti di un enorme fuoco di sbarramento aperto dal laicismo e dal relativismo, i valori di questa storia sono ancora vivi e presenti.

Certo, lo sono di più in alcuni Paesi che in altri: per esempio, a proposito dell’Italia, Benedetto XVI ha detto al convegno ecclesiale di Verona, il 19 ottobre 2006, che “la Chiesa qui è una realtà molto viva, – e lo vediamo! – che conserva una presenza capillare in mezzo alla gente di ogni età e condizione” e che “le tradizioni cristiane sono spesso ancora radicate e continuano a produrre frutti”.

Ora, si potrebbe dire che lo stesso Benedetto XVI da una parte parla di un’Europa “pronta a congedarsi dalla storia”, dall’altra vede (almeno in Italia, ma non si tratta certo dell’unico Paese per cui sia valgono considerazioni analoghe, sia il Papa le ha proposte nei suoi discorsi) “tradizioni cristiane ancora radicate”: non ci sarà forse una contraddizione? La risposta è no.

Il Papa parlando della crisi dell’Europa non ci convoca a un funerale, ma al capezzale di un malato. Un malato grave, cui è inutile nascondere la gravità della sua condizione. Ma un malato che ha ancora in sé – nascoste da qualche parte – le potenzialità per guarire.

Come il buon medico, Benedetto XVI – se da una parte non tace sui pericoli che il morbo possa diventare mortale – dall’altra scruta con attenzione e valorizza sistematicamente ogni piccolo miglioramento, ogni spunto di guarigione.

Se nel deserto ogni tanto spunta una piantina, non va sradicata ma coltivata perché diventi domani un albero e dopodomani un bosco. Ma per coltivare la piantina occorre irrigarla, e non basta l’entusiasmo: che pure, quando è rivolto al Papa, ai suoi interventi e ai suoi viaggi è sempre un buon punto di partenza. È necessaria l’acqua solida della dottrina e del magistero.

Il libro “Il segreto dell’Europa” nasce dall’esperienza di trentacinque anni di attività che ho svolto in Alleanza Cattolica, un’agenzia di laici cattolici che ha come scopo principale lo studio, la diffusione e l’applicazione dell’insegnamento del magistero pontificio.

Mai come in questi anni – e senza assolutamente disprezzare chi nella Chiesa ha altre vocazioni e opera con modalità diverse – l’opera di diffusione degli insegnamenti del Papa (penso per esempio al magnifico affresco della storia profana e della storia della salvezza nella “Spe salvi”, come sempre però scomparsa dal radar dei mezzi di comunicazione di massa dopo pochi giorni dalla pubblicazione) mi sembra indispensabile e urgente.

(fonte: ZENIT.ORG)

La madre incinta ha il cancro: le due gemelline in grembo lo spostano

Michelle Stepney premiata in Inghilterra con il «Women Courage Award»

MILANO — Lei, la mamma, cercava di salvare la vita alle sue bambine non ancora nate, rifiutando un intervento chirurgico e la classica chemioterapia (optando per una forma leggera) che l’avrebbero costretta

Michelle Stepney con le due gemelline

all’aborto. Loro, le due gemelline, hanno letteralmente «preso a calci» il tumore materno, spostandolo e impedendo che facesse danni a tutte e tre. E sono nate sane e salve alla trentatreesima settimana di gravidanza. Così Michelle Stepney ha avuto, da parte del Cancer Research britannico, una nomination al Women Courage Award, che vuole premiare chi fa qualcosa di veramente speciale per sé o per gli altri. E questa storia è davvero speciale, quasi incredibile. La donna, 35 anni, di Londra, era rimasta incinta ed era stata successivamente ricoverata in ospedale per un sospetto aborto. Solo allora i medici del Royal Marsden Hospital hanno scoperto che aveva un tumore alla cervice uterina. Michelle Stepney, già mamma di un bambino di cinque anni di nome Jack, ha deciso di accettare soltanto una chemioterapia leggera e nient’altro che avrebbe potuto mettere fine alla gravidanza. «E’ stata una decisione difficile da prendere — ha detto la donna alla Bbc —. Volevo essere sicura che quello che stavo facendo fosse giusto per Jack, ma non volevo fare qualcosa di sbagliato per le bambine». E ha aggiunto: «Sentivo le mie figlie scalciare, ma non potevo certo immaginare che avrebbero “spostato” il tumore». Così Alice e Harriet sono nate con un cesareo: erano senza capelli proprio per gli effetti collaterali dei farmaci chemioterapici, ma oggi stanno bene. Soltanto dopo quattro settimane dal parto, la donna si è sottoposta a un’isterectomia: fortunatamente il tumore non era diffuso ed è stato completamente asportato.

(Corriere.it)

« Previous PageNext Page »


Chi sono


Luciano Giustini.
Rome, Italy.
About me
Contact

my del.icio.us

Blog Stats

  • 2,722 hits