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Papa in Africa: no a superstizione e stregoneria

In Rassegna Stampa, Religion on March 22, 2009 at 9:14 pm

(dell’inviata Elisa Pinna)
LUANDA (ANGOLA)  – Niente compromessi con la magia o le superstizioni africane; la Chiesa cattolica non può cercare una “pacifica convivenza” con uno spiritismo che arriva persino a sacrificare bambini o anziani, accusati di essere stregoni e di portare sventure. E’ quanto ha indicato Benedetto XVI ai vescovi e al clero angolani, incontrati in mattinata nella parrocchia di Sao Paulo a Luanda. Se in Occidente può sembrare naturale separare il cattolicesimo dal feticismo o dal culto di alberi, caverne, o di divinità crudeli, così non è in Africa dove la religione cristiana, per poter sopravvivere ed espandersi, deve riuscire a radicarsi in profonde tradizioni tribali. Monsignor Franklin Nubuasah, vice presidente della Conferenza episcopale dell’Africa Australe, ha spiegato ai giornalisti che persino i preti cattolici si atteggiano a guaritori o benevoli maghi. Se in passato si chiudeva un occhio, adesso vengono redarguiti o anche espulsi. Tolleranza zero, ha chiesto il Papa.

Tanti africani, ha ricordato, “vivono nella paura degli spiriti, dei poteri nefasti da cui si credono minacciati; disorientati, arrivano al punto di condannare bambini della strada e anche i più anziani, perché, dicono, sono stregoni”. Sono atteggiamenti su cui la Chiesa non può transigere, in nome del rispetto della tradizione. “Se noi siamo convinti e abbiamo fatto l’esperienza che, senza Cristo, la vita è incompleta, le manca la realtà fondamentale, dobbiamo essere convinti anche del fatto che – ha esortato Ratzinger – non facciamo ingiustizia a nessuno se gli presentiamo Cristo e gli diamo la possibilità di trovare, in questo modo, anche la sua vera autenticità, la gioia di avere trovato la vita”. I vescovi angolani ammettono che nel Paese la stregoneria è diventata un dramma sociale: in famiglie povere o colpite da disgrazie si cerca il colpevole e spesso a rimetterci sono i più deboli, che vengono torturati o uccisi. Episodi del genere compaiono nelle cronache recenti.

Nella messa di Sao Paulo, il Papa è apparso stamani a tratti sopraffatto dal caldo soffocante, anche se nel pomeriggio si è ripreso. “Sta bene ed è molto contento. Sopporta anche il clima”, ha assicurato padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, il quale ha voluto anche precisare il vero obiettivo del discorso di ieri del Papa sull’aborto. “Benedetto XVI – ha detto Lombardi – non ha parlato assolutamente di aborto terapeutico, ma ha condannato l’aborto, mascherato dietro parole come ‘salute riproduttiva’ e usato come mezzo di prevenzione delle nascite nei programmi demografici delle Nazioni unite e dell’Organizzazione per l’unità africana”. Quanto all’aborto terapeutico, Lombardi ha ricordato come la Chiesa cattolica lo ammetta solo nel caso in cui la madre si trovi in grave pericolo di vita e siano necessarie cure che possono portare anche alla morte del feto. Per questo la dottrina cattolica parla di “aborto indiretto”. “Comunque – ha aggiunto Lombardi – il giudizio morale varia a seconda dei casi”. Nella vicenda della bambina brasiliana stuprata, anche per il portavoce vaticano (come per monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontifica accademia per la vita) la scomunica del vescovo di Recife è stata “troppo frettolosa”.

(fonte: ANSA.it)

Contro l’Africa un nuovo “colonialismo biologico”

In Rassegna Stampa on January 29, 2009 at 10:08 pm

L’Arcivescovo di Johannesburg denuncia lo sfruttamento degli ovuli delle donne africane

JOHANNESBURG, martedì, 27 gennaio 2009 (ZENIT.org).- L’Arcivescovo di Johannesburg, monsignor Buti Joseph Tlhagale, ha spiegato che la Chiesa in Africa deve affrontare una nuova sfida rappresentata dal “colonialismo biologico” che vogliono imporre i Paesi occidentali.

Durante il suo discorso di apertura dell’Assemblea Plenaria della Conferenza dei Vescovi Cattolici Sudafricani (SACBC), il 22 gennaio scorso, pubblicato dall’agenzia Fides, il presule ha denunciato che “sia il protocollo di Maputo che la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW) sono destinati a legalizzare l’aborto e a legittimare la fecondazione in vitro nella maggior parte dei Paesi africani”.

Questa normativa, ha aggiunto, “farà sì che sia possibile ‘dare la caccia’ agli ovuli di donne africane per contribuire a soddisfare le esigenze della ricerca di cellule staminali embrionali nei Paesi industrializzati”. In Gran Bretagna, ha ricordato, “è illegale usare per la ricerca ovuli di donne inglesi”.

“Il colonialismo biologico è alle porte”, ha avvertito il presidente della SACBC.

“Noi leader religiosi abbiamo qualcosa da dire nelle complicate questioni morali attuali o le lasciamo semplicemente nelle mani di attivisti senza scrupoli?”, ha chiesto monsignor Tlhagale.

Questo “nuovo colonialismo”, sostiene il presule, è l’espressione di una nuova “etica globale” nata dal postmodernismo, che vuole “togliere Dio dal centro. Sono l’uomo e la donna che regnano sovrani. La trascendenza si è trasformata in una finzione. L’individuo è diventato il creatore, ed è signore del suo destino”.

“E’ stata la Conferenza di Pechino del 1995 a respingere la complementarietà tra uomo e donna – ha sottolineato –. L’obiettivo è ottenere una società a-sessuale, una società senza etichette sessuali. La Conferenza del Cairo ha parlato di famiglia in tutte le sue forme, allo scopo di includere le famiglie con genitori dello stesso sesso”.

Quest’etica globale proclama il “diritto di scegliere” al di sopra di tutto, ha denunciato. “L’eutanasia, afferma la campagna a suo favore, è l’espressione del diritto di scegliere, e in questo senso si afferma anche la dignità della persona. Salute riproduttiva significa diritto a non riprodursi. Significa aborto sicuro. Significa libero accesso agli anticoncezionali”.

Un tipo di etica simile rappresenta una delle maggiori sfide che la Chiesa in Africa deve affrontare, la questione “più contenziosa e in cui c’è più divisione, sia nella Chiesa che nella società”, ed è “una questione sia religiosa che politica”, ha affermato.

(fonte: ZENIT.org)

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