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ECCESSO DI VELOCITA’ PER ESTREMA UNZIONE, NIENTE MULTA A FRATE

In Rassegna Stampa on febbraio 17, 2007 at 11:24 pm

PERUGIA – Rischia di subire “un danno grave e irreparabile” il credente cattolico che non possa ricevere in punto di morte l’unzione degli infermi. A sostenerlo é il giudice di pace di Foligno che ha annullato una multa per eccesso di velocità a un frate che si stava recando a somministrare il sacramento, riconoscendogli lo stato di necessità. Il religioso – come riportano oggi alcuni giornali locali – venne multato dalla polizia municipale folignate il 13 novembre scorso perché procedeva con la sua Polo a 106 chilometri orari su una strada dove il limite era di 50 chilometri ora, come accertato dall’autovelox.

Nel ricorso al giudice di pace padre S., frate minore francescano polacco, ha sostenuto che si stava “recando con urgenza, nella sua qualità di ministro del culto cattolico, al capezzale di un moribondo per impartirgli l’estrema unzione”. Ha quindi chiesto il riconoscimento dello stato di necessità e l’annullamento del verbale. Istanza accolta dal giudice di pace, l’avvocato Luciano Cicioni. Questo, motivando la sua decisione, ha ricordato che lo stato di necessità è stato istituito per escludere la responsabilità quando l’illecito sia commesso per salvare sé o gli altri da un non altrimenti evitabile pericolo. Osserva poi che quest’ultimo “non deve necessariamente essere concreto e obiettivo, ma basta che sia senza colpa supposto e percepito”. Per il giudice di pace un sacramento quale l’unzione degli infermi “é per il cristiano cattolico, il segno visibile istituito da Cristo per condurre un’anima alla salvezza.

Dunque una persona che in punto di morte non possa riceverlo rischia di subire, per chi ha fede, un danno grave e irreparabile”. “La mancata somministrazione di un sacramento costituisce dunque (o è percepito come) – si legge nella motivazione – un danno grave alla persona proprio perché investe l’essere umano nella sua più alta dimensione spirituale. Il danno è anche irreparabile perché dopo il decesso l’unzione non può essere più somministrata. E’ un danno non altrimenti evitabile perché, – conclude l’avvocato Cicioni – a differenza del battesimo che in casi estremi può essere impartito anche da un laico, l’unzione degli infermi abbisogna della presenza di un ministro del culto”.

(fonte: ANSA.it)

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