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La Gdf perquisisce l’Eni: presunta truffa

In Rassegna Stampa on maggio 29, 2007 at 11:36 pm

Inchiesta della Procura di Milano, indagato anche l’ad Scaroni


Nel mirino i sistemi di misurazione del gas. Contestata anche l’associazione a delinquere. «Sovracosti addebitati agli utenti»

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MILANO – Le Fiamme Gialle di Milano hanno operato nel capoluogo lombardo, a Roma, Torino e Piacenza perquisizioni negli uffici dell’Eni e di altre società del settore energia per una presunta truffa sui sistemi di misurazione del gas. L’inchiesta è condotta dalla Procura di Milano.
Per quanto riguarda il gruppo Eni, le società coinvolte sono Snam Rete Gas e Italgas. Risulta coinvolta anche Aem, la ex municipalizzata milanese, e Arcalgas. La Gdf avrebbe anche operato dei sequestri nelle sedi perquisite.

INDAGATI – Oltre a Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni (che ha dichiarato che il gruppo è «sereno» circa gli esiti dell’indagine), e altri dirigenti di Snam e Italgas, sono indagati i vertici e i dirigenti di Aem e Arcalgas. Tra questi anche Giuliano Zuccoli, presidente e amministratore delegato dell’azienda energetica milanese. Le accuse ipotizzate dai pm, Sandro Raimondi e Maria Letizia Mannella, sono a vario titolo truffa, violazione della legge sulle accise, ostacolo all’attività di vigilanza e l’uso o detenzione di misure o pesi con falsa impronta (art 472 cp). Agli indagati sarebbe inoltre contestata, secondo alcune fonti giornalistiche, anche l’associazione a delinquere. Tutte le società coinvolte nelle indagini sono anche state iscritte nel registro degli indagati per la legge 231 del 2001 relativa alla responsabilità amministrativa delle società.

ESCLUSE LE BOLLETTE – Intanto l’Eni, come anche Aem,si affretta a precisare: gli strumenti messi sotto indagine dalla Guardia di Finanza «non incidono sulle misurazioni relative alla bolletta dei consumatori» scrive l’Eni in un comunicato. «Nell’ambito di un’indagine avviata lo scorso anno dalla Procura della Repubblica di Milano, sugli strumenti di misura del trasporto e della distribuzione del gas naturale utilizzati in Italia dalle imprese del settore – riferisce la nota – oggi il Nucleo della Guardia di Finanza ha operato un sequestro di documenti presso gli uffici di varie società operanti in questo mercato, tra cui società del gruppo Eni, con particolare riguardo a documentazione a partire dal 2003. Gli strumenti sotto indagine – continua la nota – sono i cosiddetti misuratori venturimetrici, da sempre utilizzati in Italia e all’estero, e che non incidono sulle misurazioni relative alla bolletta dei consumatori».

TRUFFA AGGRAVATA – L’inchiesta della Procura ipotizza, però, che le società abbiano manipolato strumenti di misurazione del gas per influire sulla bolletta degli utenti e sul pagamento delle accise. A sostenerlo sono fonti giudiziarie e investigative. L’indagine, in corso da tre anni, ipotizza a carico di 11 indagati i reati, a vario titolo, di truffa aggravata, violazione dell’articolo 472 del codice penale (uso o detenzione di misure o pesi con falsa impronta), violazione della legge sulle accise e ostacolo all’autorità di vigilanza. L’indagine si concentra sulla manomissione dei misuratori venturimetrici, strumenti che calcolano la portata dei flussi di gas all’origine della distribuzione. Un altro binario dell’indagine segue l’ipotesi che l’erogazione agli utenti sia avvenuta «non misurando il gas utilizzando il metro cubo standard previsto dalla legge». Aem, nel comunicato diffuso lunedì, sostiene di essere estranea ai fatti contestati. Secondo Snam il procedimento riguarda «l’assenza di formale omologazione di alcune apparecchiature utilizzate per la misura del trasporto gas». Una fonte legale ricorda che le misurazioni in Italia non sono omologate dal 2003 e che il ddl Bersani sulle liberalizzazioni attualmente all’esame della commissione Attività produttive della Camera prevede una sanatoria per il pregresso, regolarizzando le misurazioni.

UNDICI INDAGATI – Tra gli 11 indagati, oltre a Scaroni e Zuccoli, c’è un gruppo di manager tra cui Carlo Malacarne, ad di Snam Rete Gas, Roberto Gilardi, direttore Aem Energia, Dario Cassinelli, consigliere di amministratore di Aem, e Giovanni Locanto, presidente di Italgas. In base alla legge 231 sulla responsabilità amministrativa delle società, risultano indagate anche Eni, Snam Rete Gas, Aem, Arcalgas e Italgas.

SOVRACCOSTI ADDEBITATI AGLI UTENTI – Nel decreto di perquisizione di una ventina di pagine, anticipato dall’agenzia Reuters, i magistrati scrivono che «… il sistema è tale per cui non interessa a Eni, Snam Rete Gas e Italgas effettuare una corretta misura, poiché, in ogni caso, tutti gli eventuali sovraccosti rilevati verranno, alla fine della catena distributiva, addebitati all’utente finale». E inoltre: «Ulteriore danno viene sofferto dall’utente – si legge in un passo precedente del documento – a seguito dell’utilizzo da parte dell’impresa erogatrice del gas naturale, di contatori vetusti (…). Tale circostanza – si legge ancora – è sottolineata anche in una parte dello studio commissionato da Eni a Nera Economic Consulting srl l’1 dicembre 2006, ove emerge che la vetustà dei contatori sia fonte di errore di misura in danno del consumatore». In un altro passaggio dell’atto giudiziario si legge: «Secondo quanto rilevato dall’Ufficio metrico di Milano: Non può non porsi la dovuta attenzione sulle riscontrate correzioni – in meno – apportate sui verbali di misura rinvenuti e posti sotto sequestro; trattasi di quantitativi giornalieri dell’ordine dalle 3.000 tonnellate alle 5.000 tonnellate di gas: inquietanti per la rilevanza dei quantitativi oggetto delle correzioni non disgiunte dalle modalità con le quali sono state apportate». Nel decreto di perquisizione si dice anche che il sito di Snam Rete Gas di Mazara del Vallo, ove transita in ingresso circa un terzo del metano introdotto in Italia, è «dotato di strumentazione di misura completamente illegale e insicura sotto l’aspetto metrologico». L’Autorità per l’energia, per bocca del suo presidente Alessandro Ortis, ha spiegato che seguirà con attenzione l’inchiesta avviata dalla Procura di Milano e che è pronta a fornire tutta la collaborazione alla magistratura.
CONTRACCOLPO IN BORSA – La notizia dell’indagine ha avuto un impatto immediato in Borsa dove il titolo Eni è arrivato a perdere il 2% per poi recuperare e chiudere a -0,15%. Snam Rete Gas ha chiuso la giornata cedendo lo 0,2%, Aem l’1,1%.
(fonte: Corriere.it) <!– –>

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