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Oxford, don Pierino?

In Rassegna Stampa, Religion on agosto 5, 2007 at 12:35 am

«Giudici anticlericali, non ci torno»

ZERVÒ (Reggio Calabria) — Il giorno dopo, don Pierino Gelmini se ne sta seduto sotto «l’albero di Giobbe», lui lo chiama così, un grande faggio piantato proprio davanti all’ex sanatorio per malati di tubercolosi che ha funzionato sull’Aspromonte fino agli anni Venti e adesso è diventato una delle sue comunità.

L’uomo lo conoscete, non le manda a dire. Ce l’ha coi magistrati di Terni che l’hanno indagato. «Io gliel’ho detto subito, dopo l’interrogatorio: da voi non torno più, mi dovrete arrestare per rivedermi… Molestie sessuali ai miei ragazzi? E dove? Nelle stanze del silenzio, durante i colloqui? Caz-za-te. Alla fine lo scriverò io un bel libro. Il titolo l’ho già deciso: “Il serpente nella stanza dei magistrati”. Farò nomi e cognomi».

Mattinata intensa. Tante telefonate: «Mi ha chiamato Berlusconi, mi ha detto: “Tu conta su di me…”. Poi ha cominciato a farmi l’elenco di tutte le inchieste che in questi anni hanno colpito lui. E io a un certo punto gli ho detto: “Basta, ti prego Silvio, non continuare…” Berlusconi è un amico, certo. Finanzia le nostre attività. Mi dice sempre: “La prossima volta ti do 200-300 miliardi, così schiattano tutti dall’invidia…” Ma mi ha chiamato anche Cossiga. E il generale Speciale, appena cacciato dalla Guardia di Finanza. Mi ha detto: “Guarda come sono stato trattato io, don Pierino…” Il generale è molto religioso, è stato un ex alunno salesiano».

Molestie sessuali: ecco il tema scabroso di cui oggi bisogna parlare. «Così noi saremmo tutti froci— dice aspro sull’Aspromonte don Gelmini davanti ai suoi ragazzi — io e loro a scopare nelle stanze del silenzio… Un giornale ha pure scritto: una stanza con la moquette e le poltroncine… Questa è un’infamia e io chiederò un miliardo di danni. Ma cos’è? Una casa di prostitute? Una stanza del Grande Fratello? Voi ci siete mai entrati in una stanza del silenzio? È un luogo dove c’è sempre un camino acceso, giorno e notte, non si spegne mai. Perché il fuoco è amore. E ci sono le panche, non le poltroncine. E quando i ragazzi si presentano per la prima volta al colloquio, ci entrano accompagnati dai genitori, dai fratelli. E noi preti siamo in tre: io, don Enzo Pichelli e padre Bernard dello Sri Lanka».

Poi un altro affondo: «Se ho fiducia nella magistratura? In Italia ci sono giudici splendidi ma ci sono anche giudici mascalzoni, che hanno fatto soffrire ad arte le persone con l’unico scopo di finire in prima pagina sul giornale. Quando io sono stato interrogato, a Terni, eravamo in quattro. A me hanno chiesto di mantenere il segreto. E allora queste notizie chi le ha messe in giro?». Ma ci sono delle denunce, ragazzi che avrebbero fatto accuse precise: «Io li conosco tutti, però non vi dirò mai i loro nomi. Cinque di loro noi li avevamo cacciati, perché la notte si calavano la calzamaglia sul viso e andavano a rubare. Hanno provato in casa mia, ad Amelia, senza riuscirci ma poi da un ufficio hanno portato via un computer, una macchina fotografica, del whisky. Li abbiamo scoperti, li abbiamo denunciati e quelli hanno giurato che me l’avrebbero fatta pagare. Prima però c’era già stata la denuncia contro di me, per molestie, di un altro ragazzo, un barese, un pregiudicato, uno che fa le rapine, con un fratello ergastolano. Ad agosto scorso uscì con l’indulto e tornò in comunità con una lettera in cui mi scriveva: “La migliore vendetta è il perdono…” Chiedeva aiuto, voleva che gli trovassi un lavoro. E io glielo trovai. Tornato poi in carcere, davanti al magistrato ritrattò la denuncia. Infine, questo Natale, uscito di nuovo, è venuto ad Amelia ed evidentemente il lavoro che gli avevo trovato non gli bastava. Sperava di avere da me dei soldi. Mi ricordò che aveva ritrattato la denuncia e io gli risposi: “Se hai ritrattato, non l’hai fatto per fare un favore a me, ma alla tua coscienza…” Così, quando l’hanno rimesso in carcere ha rifatto la denuncia, stavolta insieme a un altro, che era stato anche lui in comunità. Probabilmente l’ha pilotato lui. Anche gli altri cinque poi hanno confermato le accuse. Strano…».

Morale? «I giudici anticlericali. O forse una regia politica, come dice mio fratello Eligio. Perché io sarei un prete schierato da una precisa parte. Non lo so, questo lo dice sempre quell’imbecille di don Mazzi: lui sarebbe il cappellano del centrosinistra e io quello del centrodestra. Ma a me oggi m’hanno chiamato pure la Bellillo, Lusetti, io non sono un prete schierato, io sono solo un prete».

Momento difficile per la Chiesa, osserva don Pierino: «Pensate a quello che è accaduto in America, alla strumentalizzazione sui preti pedofili americani. La Chiesa ha sbagliato a pagare, a indennizzare. Se io sbaglio, la Chiesa tutta non deve pagare per me. Ma, appunto, mi sembra ci sia in atto una strategia mondiale di questa lobby, come chiamarla?, ebraico-radical chic, che partendo dalla Chiesa americana tende a indebolire la Chiesa tutta. Guardate che non ci sono solo i preti pedofili! I pedofili sono ovunque. Anche tra i pastori protestanti…».

Lo sfogo è finito. Don Pierino ci saluta: «Sapete? Noi ci baciamo e ci abbracciamo, è vero, perché i baci e gli abbracci sono il segno dell’accoglienza. Ci accusano di essere una setta. Ma davvero vi sembriamo una setta? La nostra porta è sempre aperta. A tutti. Noi siamo solo la setta del bacio».

 

 

Fabrizio Caccia
(Corriere.it)

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