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Le vere popstar dell’Est? Italiani da esportazione

In Music, Rassegna Stampa on agosto 26, 2007 at 12:39 am

Al Bano, Matia Bazar, Pupo sono tra i più richiesti

KIEV — Il 7 luglio scorso il presidente del Kazakistan ha voluto un concerto di Toto Cutugno davanti a 84 mila persone. Due settimane fa i Matia Bazar hanno tenuto un concerto in Crimea per un ministro ucraino e i suoi amici. A settembre Cutugno terrà concerti a San Pietroburgo e Tallin, i Matia Bazar saranno in novembre a Bucarest per i campionati automobilistici, poi, precisamente il 26, andranno a Mosca e il 28 a San Pietroburgo. Ma nel novero degli artisti italiani venerati e strapagati nell’Europa dell’Est ci sono pure Al Bano, i Ricchi e Poveri, Pupo e Riccardo Fogli. Per questi fortunati, cui va aggiunto il nome di Drupi soprattutto in Ungheria, Cecoslovacchia e Polonia, è in corso dagli anni Ottanta una vera e propria febbre che unisce popolo, capi delle repubbliche e nuovi ricchi. «Il presidente di una società petrolifera russa — confessa Cutugno — mi ha voluto l’altra sera in occasione di una festa privata. Mi hanno mandato un jet veloce a Linate che in poco più di due ore mi ha portato a Mosca (a bordo hostess, camerieri, massaggiatrice).


Cachet importante.
Un trattamento analogo a quello che viene riservato ad Al Bano che si è trovato a cantare a Cortina per un magnate russo: undici ospiti protetti da un servizio di sicurezza di una ottantina di uomini. «Questo furoreggiare di italiani all’Est — spiega Riccardo Fogli — risale agli Aanni 80 quando Gorbaciov decise di far trasmettere il festival di Sanremo. Contemporaneamente vennero pubblicati dalla casa discografica di Stato Melodja i dischi di alcuni di noi. E da allora per me e ancora più per altri come Pupo, Matia Bazar, Ricchi e Poveri e soprattutto Cutugno, la Russia e le altre repubbliche sono diventate una specie di vitalizio ». «Io — continua Fogli — ci vado almeno quindici volte all’anno: tra il 19 e il 21 settembre mi esibirò a Minsk, capitale della Bielorussia, poi a Vilnius in Lituania e a Tallin in Estonia. Le mie canzoni, quelle dei Ricchi e Poveri e di Toto Cutugno, soprattutto degli Anni 80 e 90, sono nel repertorio di tutti i pianobar e hanno uno zoccolo duro di consensi che supera di molto quelli di cantanti internazionali come la Pausini, Ramazzotti o George Michael». «Non c’è dubbio — spiega ancora Cutugno — che il mio successo è legato anche alla indisponibilità di Adriano Celentano che resta l’artista più venerato dell’ex impero sovietico. Io, che in qualche modo lo evoco in quanto autore e anche per ragioni timbriche, sono considerato una spanna sopra tutti i miei colleghi italiani». «Si — conferma Albano — al punto che Toto se la tira moltissimo. Ci saluta appena, quando ci incontriamo in un Paese dell’Est. Cutugno conduce vita appartata e recita la parte dell’irraggiungibile». «Per forza — si giustifica Cutugno che il presidente della Georgia, 34 anni, ha voluto far esibire di recente in uno stadio da 84 mila posti —. Con i ricchi russi bisogna fare i capricciosi e misteriosi. Metterla giù dura. Più costi più ti rispettano».


Cuccagna all’Est anche per i Ricchi e Poveri.
Nei primi concerti pubblici voluti da Gorbaciov nell’83 un interprete spiegava in russo al pubblico il significato del nome del gruppo: ricchi di talento e poveri di malizia. «Il primo Paese in cui finimmo in classifica — spiega Franco Gatti, leader storico del gruppo — fu la Germania Est con “Sarà perché ti amo”. Di là il successo si è propagato dalle repubbliche baltiche alla Crimea. Oggi teniamo circa 70 concerti all’anno di cui una metà sono feste private e l’altra manifestazioni pubbliche. Un esempio di quel che rappresentiamo è un locale di Pietroburgo dove ogni notte si celebra Capodanno: a mezzanotte parte l’inno nazionale e poi, subito dopo, “Mamma Maria”». Le avventure dei Ricchi e Poveri sono tante: un concerto per il vice di Putin, un compleanno per un ministro russo su un panfilo, una festa in un castello di Fiè sull’Alpe di Siusi per il compleanno di un magnate russo del petrolio che aveva scritturato per la stessa serata Mariah Carey, George Benson e Ricky Martin. Ma cantare per i nuovi ricchi non crea imbarazzo agli artisti? «Siamo circensi itineranti — scherza Giancarlo Golzi dei Matia Bazar — ed è giusto cantare per il popolo e per il re a seconda delle situazioni. «Certo ne vediamo di incredibili — continua —: a Cap Ferrat o a Capri feste in ville faraoniche con decine di Mercedes, aerei privati, flotte di motoscafi, trattamento principesco e una gratifica se si canta “Happy Birthday” al festeggiato”. Pupo è reduce da uno show a Ekaterinburgo, negli Urali. «Ho un po’ trascurato questo business per via degli impegni televisivi — ammette —. In compenso sono arrivato più lontano di tutti, a Ulan Bator, la capitale della Mongolia. Ci vado 15 volte all’anno e i miei dischi si trovano anche nei supermercati. In Tigikistan impazziscono per “Gelato al cioccolato” e “Lo devo solo a te” che la gente canta in coro durante i miei spettacoli». I compensi? Argomento delicato perché in genere liquidati brevi manu in contanti. Ma, pare, mai inferiori a 40 mila dollari.

 

 

Mario Luzzatto Fegiz (Corriere.it)

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