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Università, sette indagati per i test agevolati

In Rassegna Stampa on settembre 10, 2007 at 10:24 pm

Gli studenti arrivavano a pagare fino a 40mila euro per avere la certezza di essere ammessi alle Facoltà di Medicina e Odontoiatria

BARI – Sette persone sono indagate dalla Procura della Repubblica di Bari, nell’ambito delle indagini condotte dalla Guardia di Finanza sui test di ingresso alle Facoltà di Medicina e Odontoiatria delle Università di Bari, Chieti e Ancona. Secondo le indagini della guardia di Finanza alcuni studenti hanno pagato fino ad 8.000 euro per frequentare un corso di preparazione con la garanzia di essere «assistiti» durante il test, e poi fino a 30.000 se effettivamente l’esame veniva superato. Tanto poteva costare la prova di ammissione alla facoltà di medicina e odontoiatria nelle università di Bari, Ancona e Chieti.

COINVOLTO ANCHE UN DOCENTE – I finanzieri hanno documentato l’esistenza di una organizzazione composta tra l’altro da un docente universitario e da un dipendente amministrativo che ha provveduto a fornire ad almeno una cinquantina di studenti le risposte esatte dei test nel corso dell’ultima prova di ammissione che si è svolta il 4 e il 5 settembre scorso.

TELEFONATE E SMS – Gli investigatori hanno intercettato nel corso dello svolgimento della prova telefonate e sms, hanno filmato movimenti di persone che riuscivano a fare arrivare le domande dei test ad una vera e propria sala operativa dove i quesiti venivano risolti e inviati per sms o per telefono ai candidati. L’organizzazione aveva fatto in modo da far iscrivere alla prova per ogni studente almeno una o più persone che lo avrebbero aiutato, ed aveva concordato anche la composizione delle aule. Questo tentativo, almeno nell’università di Bari, è stato sventato grazie al rettore che, poco prima del concorso, ha deciso di ricollocare gli studenti in aula in base all’età.

I SETTE INDAGATI – Ad Ancora l’avviso di garanzia è stato notificato al prof. Maurizio Procaccini, direttore dell’Istituto di Scienze odontostomatologiche e presidente del corso di laurea di Odontoiatria e protesi dentaria dell’università politecnica delle Marche; a Bari al ginecologo Giuseppe Varcaccio, che è anche consigliere comunale di An a Bari, che aveva un figlio che partecipava ai test; a Marcantonio Pollice, al figlio Giulio e a sua moglie Paola Favaretto, titolari della società di Polignano a Mare (Bari) che preparava gli studenti ai test; all’esperto di informatica Francesco Avellis, e ad Emanuele Valenzano, papà di una studentessa che partecipava ai test. Dalle indagini è emerso che i «Centri di ascolto», come li ha definiti il procuratore di Bari Emilio Marzano, che inviavano le risposte si trovavano nell’ufficio di Varcaccio, nel Policlinico di Bari, e nell’abitazione di Emanuele Valenzano.

(Corriere.it)

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