Rassegna stampa di notizie più o meno interessanti (per me) dalla rete

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Odio e amore: stesse aree cerebrali

In Rassegna Stampa on ottobre 29, 2008 at 4:49 pm

Scoperti i circuiti coinvolti dai due sentimenti opposti. Ma l’emozione negativa è più «razionale»

Nel cervello odio e amore hanno uno stesso «interruttore». A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori guidati da Semir Zeki, dell’University College di Londra. I risultati della sperimentazione decgli scienziati britannici sono stati pubblicati sulla rivista scientifica «Plos One». Zeki e i suoi colleghi hanno «fotografato» la mente di un gruppo di volontari che erano impegnati a guardare la foto di qualcuno che detestavano cordialmente e hanno scoperto che i circuiti cerebrali attivati dall’odio hanno parecchio in comune con quelli dell’amore. Un risultato che potrebbe spiegare perchè questi due sentimenti possano portare a gesti simili e di tipo estremo, eroici o delittuosi, spiega Zeki.

LO STUDIO – Proprio per capire in che modo due passioni così differenti possono spingere verso azioni simili gli studiosi hanno reclutato alcuni volontari, 17 dei quali professavano un odio viscerale e profondo per qualcuno. I ricercatori hanno poi analizzato l’attività dei circuiti neurali che si attivavano nel cervello alla vista del volto della persona odiata, scoprendo che i circuiti dell’odio includono parti del cervello (putamen e insula) note per essere collegate a disprezzo e disgusto, ma anche in parte al sistema necessario per controllare movimento e azione. «Ma, cosa ancor più significativa, putamen e insula sono attivate anche dall’amore romantico – precisa Zeki – In particolare, il putamen potrebbe essere coinvolto nella preparazione di azioni aggressive in un contesto passionale, come ad esempio situazioni in cui un rivale rappresenta un pericolo».

AMORE IRRAZIONALE – Una delle maggiori differenze tra odio e amore sembra essere collegata alla razionalità. Larghe parti della corteccia cerebrale – associate con giudizio e ragionamento – sono disattivate nel caso dell’amore, mentre questo accade solo in piccola parte per l’odio. «Può sembrare sorprendente, dal momento che questo sentimento consuma e brucia come il suo opposto. Ma se nell’innamoramento spesso si è poco critici nei confronti dell’amato, nel caso dell’odio le nostre indagini rivelano che siamo più razionali: spesso si calcolano bene prima le mosse mirate a danneggiare il nemico o a vendicarsi per qualcosa».

(fonte: CORRIEREDELLASERA.IT)

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Dieci miliardi di euro per salvare Ing

In Rassegna Stampa on ottobre 19, 2008 at 10:48 pm

AMSTERDAM – Il governo olandese ricapitalizzerà Ing, la più grande banca del paese, nota anche da noi per il «Conto arancio»: 10 miliardi di euro sono stati iniettati nel gruppo, ottenendo in cambio azioni privilegiate senza diritto di voto.

IL MINISTRO DELLE FINANZE – «È una grossa somma che iniettiamo in una impresa sana ed è per questo che guardiamo al futuro con fiducia», ha detto il ministro delle Finanze olandese, Wouter Bos, spiegando la ricapitalizzazione della Ing insieme al governatore della banca centrale, Nout Wellink, e all’ad della banca, Michel Tilmant. Venerdì Ing aveva stimato in 500 milioni la perdita causata dalla crisi nel terzo trimestre e quello di domenica è il secondo intervento di nazionalizzazione parziale di una banca da parte del governo olandese dopo l’acquisto per 16,8 miliardi del ramo olandese di Fortis. In base all’accordo annunciato oggi dal governo, Ing quest’anno non darà dividendo e avvierà un aumento di capitale da 5 miliardi per rafforzare la sua patrimonializzazione, in modo da portare il suo «tier 1» intorno all’8%.

GIU’ I BONUS – I dirigenti della Ing quest’anno rinunceranno ai loro bonus. Le azioni privilegiate acquistate dal governo utilizzando 10 dei 20 miliardi di euro del fondo preparato per il salvataggio delle banche avranno un rendimento dell’8,5% annuo. Con 85 milioni di clienti e 130 mila dipendenti, la Ing è un colosso banca-assicurazione ed è uno dei primi venti al mondo per capitalizzazione di Borsa. Nel 2007 ha avuto un ricavi per 76,6 miliardi e utili netti di 9,24 miliardi, con una capitalizzazione di 32 miliardi e attivi per 630 miliardi.

(fonte: CORRIEREDELLASERA.IT)

Il prete e le confessioni dei fedeli «Non ce lo dicono nemmeno più»

In Rassegna Stampa, Religion on ottobre 4, 2008 at 12:16 pm

«I giovani non sanno cosa sono i metodi naturali, siamo lontanissimi dalla loro sensibilità»

ROMA«Non lo confessano nemmeno più. Non lo sentono come peccato. Il tradimento, sì. La masturbazione, i giochi sessuali tra maschi, anche. La pillola del giorno dopo, talvolta. Ma il preservativo proprio no. Una ragazza mi ha chiesto: “Cosa toglie all’amore un pezzo di plastica?”. Non è stato facile risponderle».

C’è, alla periferia di Roma, un parroco — «non scriva il mio nome», chiede sorridendo, «se no mi scomunicano» — di grande esperienza e umanità. Studi di teologia a Roma; formazione in una parrocchia di campagna, in una provincia prima molto democristiana poi molto leghista; ritorno nella capitale. La sua chiesa è in un quartiere popolare — gente di borgata e piccola borghesia —, ma è frequentata anche dai benestanti delle ville non lontane della Cassia. «Però è caduta la differenza di un tempo, quando tra i borghesi, almeno tra le donne, c’era maggiore rigidità, e i ceti popolari avevano costumi più disinibiti. Oggi i giovani sono tutti, o quasi, disinibiti». Il parroco non tradirebbe mai un segreto personale ricevuto in confessione. Ma accetta di raccontare come si allarghi ogni giorno di più la distanza tra precetti e vita, denunciata ieri anche dal Papa. «I rapporti prematrimoniali si confessano di rado. Come i rapporti con le prostitute. Di preservativo, poi, in confessionale non si parla mai. La pillola, ancora peggio. Una sola volta, una diciassettenne che aveva preso la pillola del giorno dopo ha sentito il bisogno di raccontarlo, davanti agli altri ragazzi: l’ha vissuta come un fatto abortivo, come una cosa che non si fa. I metodi naturali, indicati dalla chiesa, non sanno cosa siano. Ne parliamo, verso la metà del corso prematrimoniale: il metodo Ogino-Knaus, il calcolo della temperatura basale… Occhi sgranati. Domande cui è difficile rispondere. “Perché il preservativo è peccato e non lo è il coito interrotto, che magari si conclude in forme poco rispettose della donna?”. Rispondo che se c’è il consenso della donna non c’è mancanza di rispetto, che comunque il coito interrotto non è consigliato, e in ogni caso non ci dev’essere onanismo. Ma mi accorgo di essere lontanissimo dalla loro sensibilità. L’impressione è che più la Chiesa radicalizza la sua posizione, più i giovani la percepiscono come distante, e quindi si sentono liberi». Non è sempre stato così. «Quando studiavo teologia, ricordo che in alcune basiliche romane i confessori indagavano, facevano domande specifiche, entravano nei dettagli; fino a quando i superiori non li hanno richiamati. Nella diocesi del profondo Nord, i parroci erano molto moralisti, inculcavano una mentalità rigida. Ogni domenica pomeriggio, ai Vespri, insegnavano a fare l’esame di coscienza, comandamento per comandamento, e si soffermavano in particolare sul sesto: “Chiedetevi se avete rispettato il vostro corpo e quello del coniuge, se avete avuto rapporti non puri…”. Così i fedeli si confessavano recitando formule antiche: “Ho commesso atti non puri”, “ho avuto rapporti non corretti”, e anche: “Ho fornicato”. Un uomo mi raccontò di averci messo dieci anni a scoprire com’era fatta la moglie: pensavano che fare l’amore a luce accesa fosse peccato. Ma vedevi anche le nuove generazioni cambiare, convivere prima del matrimonio, sorridere del parroco che cominciava l’omelia denunciando i due giovani sorpresi in intimità davanti alla chiesa. Adesso capita di ricevere confidenze, ma più facilmente fuori dal confessionale. A volte sono il primo a sapere che una donna è incinta, o ha difficoltà a restarlo. Ma per il resto non c’è verso: “Se ci amiamo, cosa c’è di male?”. “A me la pillola l’ha data il ginecologo per la mia salute, perché non dovrei?”. Fanno coincidere sesso e amore, li confondono: “Sì, ci siamo lasciati, ma in quel momento lì ci amavamo”. Mi dicono che la Chiesa dovrebbe occuparsi del Vangelo, non del sesso; e non mi capiscono, quando rispondo che anche così predichiamo il Vangelo».


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«Questo Papa è considerato intelligentissimo, ma distante. Io non la penso così, però i fedeli considerano che la Chiesa abbia compiuto un passo indietro, che sia più tradizionalista, meno misericordiosa. È accaduto anche con Giovanni Paolo II, all’inizio; poi hanno imparato ad amarlo. Ho portato un gruppo di giovani a Sydney per le Giornate della Gioventù, li ho visti molto sensibili ai messaggi forti di Benedetto XVI. Si comincia a trovare qualche ragazza che crede nella castità, che vive la verginità fino al matrimonio. Credo sia giusto indicare ai giovani, anche ai più disinibiti, un obiettivo, un cambiamento, un cammino. Sono un confessore, non un investigatore: invito all’esame di coscienza; non faccio troppe domande, cerco di far sì che ci arrivino da soli. E, quando mi fanno notare che ci sono peccati più gravi, rispondo che hanno ragione».

Aldo Cazzullo

(CORRIEREDELLASERA.IT)