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Massimo Introvigne: Piemonte. Attenti a votare UDC, con la Bresso c’è pure il fan di Fidel Castro

In Politics, Rassegna Stampa on febbraio 28, 2010 at 7:59 pm
Massimo Introvigne su “Libero” del 28 febbraio 2009

«Noi siamo nani sulle spalle di giganti e uno di questi giganti è Fidel Castro. Qué viva Fidel! Qué viva Cuba! Hasta la victoria siempre!». Parole e musica del sito Internet della sezione Dolores Ibarruri dei Comunisti Italiani torinesi, partito di cui è segretario Vincenzo Chieppa, che di quel sito è collaboratore. La notizia è ufficiale: Chieppa fa parte del listino della candidata di centro-sinistra Mercedes Bresso. Dunque in Piemonte chi vota – per esempio – Udc vota anche per Fidel Castro. A meno di ricorrere al voto disgiunto, la croce sull’Udc è infatti una croce per la Bresso e per il suo listino. Il pacchetto si può comprare solo tutto insieme, Chieppa compreso.

L’Udc e la Bresso obiettano che con i comunisti l’accordo è meramente “tecnico” perché non avranno posti in giunta. Ma la legge elettorale regionale non distingue fra accordi tecnici e non, e della giunta si parla dopo le elezioni. È inutile illudersi: chi vota Udc vota il listino della Bresso, e chi vota quel listino vota Chieppa. Che su Castro non transige: in un ordine del giorno presentato alla Regione chiede che siano «respinti gli attacchi strumentali e la campagna diffamante contro Cuba» e che il Piemonte dichiari «che il governo cubano garantisce ai propri cittadini standard di vita (…) che spesso non sono garantiti neanche nei Paesi cosiddetti avanzati».

Il soccorso rosso di Chieppa non vale solo per Cuba. L’Occidente critica la Cina per le violazioni dei diritti umani? Si mobilita anche Chieppa, ma per denunciare «un’indegna campagna di demonizzazione della Repubblica Popolare Cinese». Quando poi sente parlare di Israele Chieppa non vede rosso solo perché il rosso a lui, comunque sia, piace sempre. Ma ancora il 20 gennaio 2010 conferma il suo impegno per il «boicottaggio dei prodotti israeliani». A proposito: anche gli amici di Israele che votano la lista Bonino-Pannella, che in Piemonte è con Bresso, o il Pd, mandano Chieppa e i suoi boicottaggi in Regione.

Forse proprio per lavarsi la coscienza rossa e laica dopo gli accordi che coinvolgono l’Udc Chieppa – mentre l’Italia protesta per la sentenza europea contro l’esposizione del crocifisso nelle nostre aule – dichiara che «sarebbe giusto che in tutti gli uffici pubblici non venissero esposti simboli religiosi».

Che razza di personaggio la Bresso abbia scelto per il suo listino emerge dal documento più allucinante del sito della sezione Ibarruri. Siamo nel 2008 e tutta l’Europa commossa ricorda dopo quarant’anni la primavera di Praga, i ragazzi schiacciati sotto i carri armati del Patto di Varsavia, il tragico rogo dello studente Jan Palach. Anche i comunisti italiani sventolano commossi le loro bandiere: quelle dell’Armata Rossa e di Breznev.

Si scopre così che ricordando nel 2008 i fatti del 1968, Chieppa e compagni sostenevano i «cinque Paesi socialisti fratelli (Urss, Polonia, Ungheria, Rdt e Bulgaria)» che «assolvendo il loro dovere internazionalista», decisero di «portare aiuto ai popoli della Cecoslovacchia nella loro lotta alla controrivoluzione, in difesa del socialismo, del progresso, della democrazia». L’invasione «impedì alla reazione interna ed internazionale di attuare il loro progetto criminale» e dimostrò «la solidità delle conquiste socialiste, la forza dell’internazionalismo proletario e la capacità di difesa dei comunisti».

Si comprende come perfino il sindaco di Torino Sergio Chiamparino abbia espresso alla Bresso il suo forte “disagio” nel votare un listino con Chieppa. Queste perplessità, ha detto il superiore di Chieppa, Oliviero Diliberto, «sono frutto di un anticomunismo». Quando sente parlare Chieppa perfino Chiamparino diventa anticomunista. Dal contagio dell’anticomunismo sembrerebbe invece immune l’Udc, che pur di far guadagnare il punticino portato da Chieppa alla Bresso chiede ai suoi elettori di votare per Fidel Castro, i carri armati di Breznev e il boicottaggio dei prodotti israeliani.

Sempre “tecnicamente”, beninteso. Hasta la victoria siempre!

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Casini rilancia al centro: «Verso un nuovo partito della nazione»

In Politics, Rassegna Stampa on febbraio 22, 2009 at 8:26 pm

Il leader Udc: «Progetto alto per unire nell’interesse degli italiani. Il Pdl? Vedremo le contraddizioni»

TODI – Il terremoto nel Pd apre nuovi varchi all’ipotesi di un centro moderato. Pier Ferdinando Casini lo sa e mette di fronte all’Udc l’obiettivo di una nuova formazione politica di cui si è parlato a Todi, al seminario della Fondazione Liberal. C’è già anche indea di nome, o quantomeno di ispirazioen: il partito della nazione. «La terza Repubblica – dice Casini chiudendo il convegno- nasce all’insegna dell’unitá della nazione e il progetto del partito della nazione nasce all’insegna della soluzione dei problemi del Paese fuori dalla demonizzazione dell’avversario». Che, dice, aiuta Berlusconi: «Oggi i più grandi alleati di Berlusconi sono Di Pietro e Travaglio, che consentono a Berlusconi di non rispondere ai cittadini che non arrivano a fine mese, mentre noi dobbiamo chiedere a Berlusconi di portare agli italiani il suo rendiconto di metá legislatura sulle cose concrete. Dobbiamo fare il partito della nazione. questa è l’espressione che a me piace, in un Paese che deve recuperare il senso identitario del proprio cammino»

OLTRE IL BIPARTITISMO – Al di là deelle definizioni, a cosa punta Casini? A raccogliere una fetta di eventuali fuoriusciti del Pd? Spiega: non sarà una nuova «Margherita» e neanche un centro che abbia un percorso predeterminato con uno «strabismo a sinistra», ma un progetto «alto» all’insegna dell’unità della Nazione e nel suo esclusivo interesse. Ma in concreto? Il primo obbiettivo è smontare il bipartitismo. «Il principale errore di Veltroni- dice – a cui non sono attribuibili tutti gli errori del Pd, è stato quello di accettare di essere il contraddittore di comodo di Berlusconi che ha una potenza di fuoco senza eguali». Casini ammonisce: «Il bipartitismo senza partiti, e lo testimonia in queste ore il Pd, è finito con l’errore di credere che la sommatoria di forze possa costituirne l’identità. E invece l’identità ci vuole e non bisogna rinnegarla, insieme alle proprie radici ‘che non sono un impicciò». Quindi punta anche al Pdl, dove immagina che un dopo Berlusconi apra enormi crepe nell’unità apparente di oggi. «Le contraddizioni ci sono e s’incaricheranno le intemperie politiche di farle emergere». L’obiettivo è puntato anche verso imprese e associazionismo. Il richiamo di Montezemolo «è il nostro – dice Casini – mettere al centro i problemi dell’Italia vera variabile politica è anche il nostro richiamo».

(fonte: CORRIEREDELLASERA.IT)